Fino al 2015, il voto di Maturità poteva essere uno scoglio per l’accesso a molti concorsi pubblici. Per scremare il gran numero di domande, la pubblica amministrazione impediva spesso l’ingresso alle selezioni ai diplomati con punteggi inferiori all’80 o al 70. Fu il governo Renzi, con la legge delega n.124, a obbligare la “soppressione del requisito del voto minimo di laurea per la partecipazione ai concorsi per l'accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni”.
Fatta la legge, però, è stato trovato l’inganno: siccome imporre uno sbarramento per voto nei concorsi pubblici oggi sarebbe illegale oltre che discriminatorio, molti bandi aggirano l’ostacolo associando un punteggio per ogni fascia di voto. Il risultato è che in concorsi affollati, a bloccare l’assunzione di chi ha ottenuto un voto più vicino al 60 alla Maturità, non è un bando esplicito ma la sezione “Valutazione titoli”. Che può impedire a chi non raggiunge punteggi alti persino di accedere al primo colloquio di lavoro.
Per fare un esempio, in un concorso per autisti bandito dal ministero della Giustizia nel 2024, dal punteggio dell’esame di Stato dipendeva l’attribuzione di alcuni punti extra: dal punto di chi aveva ottenuto voti fino al 70 ai 3 degli studenti “da 100”.
L’accesso alle università italiane, invece, è completamente libero. Anche gli indirizzi che prevedono un test di ingresso – medicina in primis – non attribuiscono punteggi extra sulla base del voto di Maturità.
Altro discorso, invece, per le borse di studio, che in alcuni atenei sono ancora basate sul punteggio ottenuto all’esame di Stato per l’immatricolazione al primo anno. Agli studenti che abbiano ottenuto 100/100, la Sapienza di Roma concede addirittura di pagare un contributo simbolico di soli 30 euro per il primo anno. Altri atenei, invece, come l’università Iuav di Venezia, mitigano il punteggio dell’esame di Stato con altri valori per calcolare un coefficiente di merito, sulla base del quale concedere poi le esenzioni. La maggior parte, però, privilegia criteri di reddito o di merito universitario, rimandando gli sgravi sulle tasse accademiche al secondo e al terzo anno.
Nulla cambia per gli studenti che abbiano raggiunto il 100 o anche la lode. Con una eccezione: la Carta del Merito. A patto che venga finanziato anche per il prossimo anno, il Governo ha introdotto – al fianco della Carta della Cultura Giovani – un bonus da 500 euro per i diplomati con il massimo dei voti (100/100) e un incentivo di altri 115 euro per chi ha conseguito anche la lode. La Carta del Merito è svincolata da criteri reddituali, ma resta legata all’esaurimento dello stanziamento, fissato per il 2025 a 190 milioni di euro (che finanziano anche la Carta della Cultura). Con l’incentivo, gli studenti “da 100” possono comprare biglietti per il teatro, abbonamenti ai giornali, musica, libri, ingressi ai musei e a corsi di danza e lingua straniera. Ma, per fare domanda e accedere al bonus, i diplomati dovranno attendere il prossimo anno.