L’esecuzione sommaria di Alex Pretti è avvenuta al termine di una settimana durante la quale in più occasioni sembrava di assistere a un’accelerazione verso l’instaurazione di un nuovo regime autocratico negli Stati uniti. Le pretese sulla Groenlandia, il lancio del Board of peace per Gaza, l’incalzare degli atti di sopraffazione compiuti dall’Ice, sembravano sintomi di una crisi in procinto di manifestarsi come lacerazione politica irreversibile. Si è evocata una possibile guerra civile. Poi questa nuova uccisione ingiustificata, dopo quella di Renée Good, ha segnato una battuta d’arresto. Trump ha preso in qualche modo le distanze dall’operato di Ice, sono in corso revisioni nella catena di comando, e tanti, non solo negli Stati uniti, hanno tirato un sospiro di sollievo.
Non c’è dubbio che una parte significativa del merito sia da riconoscere ai coraggiosi cittadini che si stanno organizzando per mettere in atto forme di resistenza non violenta alle incursioni delle bande di razziatori mascherati che Trump (ispirato da Stephen Miller) ha scatenato in diverse città statunitensi. In particolare a Minneapolis, che è diventata bersaglio di speciale accanimento perché la presenza di immigrati non è soltanto significativa, ma ha anche dato vita a esperienze di militanza per i diritti che sono probabilmente il vero bersaglio della campagna di terrore che abbiamo visto svilupparsi negli ultimi mesi.
Perché il lavoratore straniero deve, per i suprematisti bianchi che hanno preso il controllo delle politiche dell’immigrazione negli Stati uniti, essere costantemente consapevole che tutto – il suo lavoro, i suoi affetti, e persino la sua vita – è sottoposto all’arbitrio di chi gli è superiore, non solo nella gerarchia dell’impiego, ma in quella della «razza».
Questo è un punto cruciale anche per spiegare la battuta d’arresto seguita all’uccisione di Pretti. Anche Renée Good era bianca, ma era una donna che aveva una partner dello stesso sesso, come la stampa trumpiana si è affrettata a segnalare, per costruirle addosso il ruolo della minaccia interna al nuovo ordine prima ancora che la sua salma ricevesse una sepoltura.
Pretti e Good non sono neppure le prime due vittime della campagna del terrore. Ci sono già stati morti, feriti, e c’è gente che sparisce e di cui non sempre, e comunque con fatica, si riescono a seguire le tracce, ma erano evidentemente «esseri umani di minor valore». Le cose sono cambiate con l’uccisione del maschio, bianco, eterosessuale e legale portatore di un’arma. Una linea è stata superata, e questo ha provocato una reazione molto più ampia e vocale rispetto a tutto quello che era accaduto fino a ora (inclusa l’uccisione di Renée Good). Persino una parte dei moderati del partito democratico ha sentito il bisogno di lanciare educatamente un segnale d’allarme (significativamente lo hanno fatto sia Clinton sia Obama, ciascuno con l’appropriata vaghezza che si addice a un ex presidente).
Bene, ma forse è presto per annunciare il cessato pericolo. Anche Mussolini nelle ore immediatamente seguenti alla scomparsa di Matteotti si premurò di dire in parlamento che si augurava che il deputato socialista facesse presto ritorno al suo posto. Sappiamo come è andata a finire, con la rivendicazione della «responsabilità politica, morale e storica» di quel delitto, e implicitamente anche degli altri, e delle violenze che li avevano preceduti e seguiti.
Negli ultimi tempi la parola «resistenza» è stata usata spesso, negli Stati uniti, in modo così generico che essa può abbracciare le garbate manifestazioni di disappunto di Chuck Schumer e forme di interposizione non violenta come quelle che sono costate la vita a Renée Good e a Alex Pretti. Per ora tra i moderati sia repubblicani sia democratici c’è stata una netta preferenza per le prime rispetto alle seconde. Qualcuno forse ha cambiato idea, ma è presto per dire che il movimento di resistenza nato nelle strade delle città invase dall’Ice sta raggiungendo il cuore delle istituzioni politiche statunitensi. Ci sarà un’opposizione compatta ai fondi destinati alla milizia trumpiana? Sarà più efficace del nostro Aventino? Mi pare che il futuro sia aperto.
Subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, riflettendo su ciò che era accaduto, e sulle responsabilità della sua generazione, Maurice Merleau Ponty scrisse: «Avevamo segretamente risolto d’ignorare la violenza e la sventura come elementi della storia (…). Sapevamo che esistevano campi di concentramento, che ebrei erano perseguitati, ma tali certezze appartenevano all’universo del pensiero. Non vivevamo ancora in presenza della crudeltà e della morte, non eravamo mai stati messi nell’alternativa di subirle o di affrontarle». Persino l’antisemitismo sembrava non del tutto reale, aggiunge Merleau. Le cose cambiarono «dopo aver visto quegli autobus pieni di bambini in via della Contrescarpe». Saremo in grado di far meglio di loro?