Juan Carlos De Martin (Politecnico di Torino) - Il no di Pisa un esempio per tutti gli atenei

0 views
Skip to first unread message

Sergio Brasini

unread,
1:41 PM (10 hours ago) 1:41 PM
to docentipr...@googlegroups.com
https://ilmanifesto.it/il-no-di-pisa-un-esempio-per-tutti-gli-atenei

Il no di Pisa un esempio per tutti gli atenei

Ricerca militare Nel 2025 l’Università ha modificato il proprio Statuto inserendo il seguente comma: «l’Università non sostiene e non partecipa ad alcuna attività finalizzata alla produzione, allo sviluppo e al perfezionamento di armi e sistemi d’arma da guerra»

Nel 2025 l’Università di Pisa ha modificato il proprio Statuto inserendo, all’articolo 4, il seguente comma: «l’Università non sostiene e non partecipa ad alcuna attività finalizzata alla produzione, allo sviluppo e al perfezionamento di armi e sistemi d’arma da guerra». All’epoca della decisione il rettore Riccardo Zucchi aveva così commentato: «In questi tempi drammatici in cui la vita e la dignità umana hanno subito pesanti attacchi, è indispensabile che l’Università dia un segnale esplicito della sua scelta di campo a favore della pace e si dissoci da ogni attività volta allo sviluppo di armamenti».

Potrebbe sembrare – a chi ha una certa idea d’università – un’iniziativa normale, quasi scontata, ma non è così: non solo, infatti, l’Università di Pisa è al momento l’unica università italiana (insieme all’Università per stranieri di Siena), ad aver preso così chiaramente posizione sul tema della ricerca militare, ma è anche una scelta che viene aspramente contestata sia dentro, sia fuori gli atenei.

Nell’attuale contesto italiano ed europeo di enorme aumento delle spese militari e di crescente militarizzazione della società non deve stupirci. Alle università, infatti, i governi europei e la stessa Ue assegnano un ruolo esplicito nella corsa verso una guerra data per prossima. Come ha detto il ministro della Difesa Crosetto lo scorso dicembre, ci vogliono «norme adeguate capaci di assicurare un ecosistema integrato in cui industria, università, centri di ricerca e difesa lavorino in sinergia. In questa sfida siamo coinvolti tutti: difesa, industria, ricerca, università. È una responsabilità condivisa». È, quindi, naturale che tutti coloro che stanno cavalcando la svolta militarista reagiscano con sdegno al fatto che un’università voglia circoscrivere il perimetro delle sue attività.

Peccato, però, che le università non siano enti strumentali di nessuno: ai sensi della Costituzione, infatti, sono unicamente al servizio della conoscenza, intesa come libera ricerca e libero insegnamento. In questo contesto è quindi pretestuoso invocare il «sacro dovere della Patria» all’articolo 52 della Costituzione, e non solo perché c’è l’articolo 11, ma anche e soprattutto perché le università sono autonome ed è restando autonome che servono al meglio la collettività. E autonomia significa che le università possono benissimo decidere, seguendo i propri percorsi democratici interni, di non svolgere determinate attività.

C’è poi chi invoca la libertà di ricerca di cui all’art. 33 della Costituzione. Anche in questo caso, però, il riferimento è infondato: nessuno, infatti, impedirà mai a un professore/ssa o ricercatore/trice di fare libera ricerca individuale su un qualsiasi argomento. Tuttavia, non esiste alcun diritto soggettivo di fare contratti conto terzi usando le strutture dell’ateneo: il contratto, infatti, lo firma – a seguito di una decisione collegiale – l’università, non il singolo ricercatore o docente.

Perché la scelta di Pisa è importante e perché abbiamo proposto, con una lettera aperta diffusa qualche giorno fa, che il Politecnico di Torino ne segua l’esempio? In breve, perché crediamo che l’università, per adempiere alle sue missioni, debba rimanere uno spazio di libertà dalle pressioni e dai condizionamenti dell’economia e della politica. Nello specifico, la ricerca militare oltre a portare con sé – quasi per definizione – la necessità del segreto (con tutto ciò che comporta, soprattutto a livello di rapporti interpersonali tra colleghi/e e con studenti), fa entrare dentro gli spazi dell’ateneo le esigenze e il modo di pensare propri dell’ambito militare, che sono profondamente diversi da quelli del mondo universitario, basati sulla condivisione, la trasparenza e il rapporto tra pari.

Di fronte alla prospettiva della militarizzazione con conseguente drastico soggiogamento culturale e politico, le università, quindi, dicano: «I would prefer not to», e, seguendo l’esempio di Pisa, si attivino piuttosto per promuovere in tutti i modi quella pacifica convivenza tra i popoli che è alla base della Carta delle Nazioni Unite del 1945.
Reply all
Reply to author
Forward
0 new messages