«Siamo allibiti, stanno giocando davvero con la vita di migliaia di persone», sbotta Nadia Cinti della Flc Cgil, «abbiamo ricevuto oltre un centinaio di telefonate nelle ultime settimane di persone con una bella anzianità e i requisiti per andare in quiescenza. Per la seconda volta restano schiacciate. Vedremo nei prossimi giorni cosa potremo fare». «Erano in tanti interessati e con i requisiti a posto, è una bella fregatura», le fa eco Patrizia Prati della Cisl scuola. Sulla rete e nei social network lo sdegno e la mobilitazione sono partiti appena è arrivata la notizia che il governo ritirava dal decreto legge sulla pubblica amministrazione l’emendamento sulla quota 96 che dava appunto il via libera al pensionamento di quattromila insegnanti.
Il tam tam raccoglie lo sfogo di tanti e l’idea di manifestare a Roma, in piazza, il 31 agosto. Non potè tanto l’ira del commissario alla spending review Carlo Cottarelli quanto i rilievi della Ragioneria generale: i soldi non ci sono, punto. Non ci sono quei circa 400 milioni che consentono a chi è quota 96, intesa come somma tra età anagrafica e anzianità contributiva con i parametri pre-riforma Fornero, di andare in pensione.
È stata infatti l’ex ministro del Lavoro a bloccare queste persone al lavoro, cambiando le regole con la legge entrata in vigore l’1 gennaio 2012. «Eravamo arrivati a calcolare un costo di 400 milioni — spiega la senatrice del Pd Francesca Puglisi —, ma il bandolo della matassa è che i numeri dell’Inps sono diversi da quelli del ministero. La delusione è talmente tanta per non essere riusciti a sanare un diritto leso degli insegnanti e dare la possibilità ai giovani di entrare in ruolo che in Settima commissione non abbiamo neppure espresso un parere sull’emendamento soppressivo. Abbiamo avuto assicurazioni che il governo interverrà con un provvedimento ad hoc, con un finanziamento a sé». «Qui si sta giocando con la vita delle persone», «si devono vergognare », «vogliono vivere di rendita alle nostre spalle», sono solo alcuni dei commenti lasciati sui social network da insegnanti delusi ancora una volta. «Valuteremo cosa fare — conclude Cinti —, è un passo indietro del governo inspiegabile, un’altra ingiustizia per il mondo della scuola».