La filosofia per le aziende, ecco cosa sono i servizi philosophy based

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Sergio Brasini

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Mar 9, 2025, 2:38:09 PM3/9/25
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https://tg24.sky.it/lifestyle/2025/03/06/filosofia-aziende-servizi-philosophy-based 

di Nadia Cavalleri

Tu ce l'hai il personal philosopher?

Ci siamo fatti spiegare da Valeria Trabattoni, consulente filosofica e CEO di N.E.X.T., StartUp innovativa spin off dell’Università degli Studi di Bergamo, cosa sono i servizi 'philosopy based' che permettono alle aziende di sviluppare strategie che portano al successo

“L’idea è quella di svecchiare una certa immagine di filosofia che si è sedimentata nel corso dei secoli ma che, in realtà, non corrisponde a quella che è la vera natura della filosofia” ci spiega Valeria Trabattoni, consulente filosofica e Ceo di Next, start up dell'Università degli Studi di Bergamo. “La filosofia era intesa come uno stile di vita, quindi l’idea era utilizzare il pensiero per riflettere sulla realtà e costruire una vita che fosse orientata verso la ricerca di un ‘buon vivere’. Il pensiero serve per rendere la mente ‘collaborativa’”.

 

Perché facciamo fatica a pensare che la filosofia sia qualcosa di concreto e pratico?

A partire dal medioevo, si è diffusa questa concezione che ha allontanato la filosofia dalla vita pratica, e l’idea di questo progetto è quella di recuperare la sua vocazione attraverso un format dell’esperienza pratica che permette anche a chi non ha una formazione filosofica di beneficiarne. Quello che noi facciamo, quindi, è intercettare degli ambiti, individuare i bisogni specifici del nostro interlocutore e poi attingere alla tradizione filosofica per valorizzare gli ambiti in cui interveniamo attraverso pratiche e obiettivi specifici. Nell’ambito aziendale portiamo le persone ad una comunicazione chiara ed efficace, lavoriamo sulla coesione del team, la gestione dello stress, il miglioramento del wellbeing aziendale. Non facciamo teoria, ma proponiamo pratiche che permettono di raggiungere obiettivi di due tipi: da un lato, lavorando sulla dimensione più esistenziale (quindi competenze umane, comunicative, relazionali) e, dall’altro, sviluppando competenze più strategiche, recuperando la filosofia analitica che ha a che fare molto di più con il senso critico, l’analisi, la logica… e questo è molto utile ai manager, agli imprenditori, in generale alla classe dirigente, perché porta a sviluppare competenze cognitive che riguardano lo sviluppo di specifiche abilità di pensiero. Tradotto: sarebbe la capacità di individuare strategie, valutare un’idea o un modello di business in modo critico, o anche tutto quello che riguarda l’organizzazione dell’azienda…

Fra i tanti percorsi, ne avete creato uno specifico per gli chef che vogliono arrivare all’eccellenza.

In alcune tradizioni, soprattutto in quella orientale, ad esempio fra i monaci buddisti, il cuoco è una figura importantissima, la più importante di tutto il monastero, perché l’idea è che quello che tu sei lo trasmetti al cibo, perciò attraverso il cibo passi la tua energia. Lavorando con due chef, ho dato vita al progetto ‘I fil food’: ho ripreso un po’ l’idea del ‘mindful eating’ però con una declinazione filosofica, quindi utilizzando la relazione con il cibo come via di accesso al proprio mondo interiore e osservando, senza giudizio, la relazione con il cibo come modo per conoscersi. Nel caso degli chef, si è sviluppata la consapevolezza di quanto possano trarre beneficio da un processo di introspezione per gestire gli aspetti specifici del loro lavoro (stress, team…). E poi c’è il percorso orientato all’eccellenza, perché uno dei requisiti per la seconda e terza stella Michelin è legato al fatto che lo chef sappia rendere la sua cucina un’opera d’arte: per farlo, è fondamentale che riesca, attraverso i piatti, ad esprimere la propria individualità. In pratica il concetto è: da un lato, 'ti offro' corsi di formazione per sviluppare competenze che non sono tecnico-culinarie ma organizzative e che servono in un ristorante di un certo livello; dall’altro, si fa un lavoro personalizzato sullo chef per aiutarlo a conoscersi meglio, in modo da riuscire a comunicare più efficacemente la sua identità (e qui recuperiamo assolutamente l’idea socratica del “conosci te stesso”). La risposta degli chef è positiva, perché da un lato hanno una necessità pratica, dall’altro è interessante accompagnare lo chef in un percorso introspettivo che lo porta a confrontarsi con le sue zone d’ombra.

I risultati arrivano?

Sì, ci sono molte soddisfazioni. Uno dei primi due chef che ha collaborato al progetto ha avuto la possibilità di entrare nel team di un ristorante stellato, quindi sono molto contenta perché anche la carriera è importante.
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