https://www.editorialedomani.it/idee/commenti/sondaggi-non-sono-voti-elettori-vanno-convinti-bfj3cay7
I sondaggi non sono voti. Gli elettori vanno convinti
Far di conto sui seggi che si vinceranno e su questo confezionare una legge elettorale, oltre a essere politicamente indecente, è anche stupido. Le scelte di voto presentano un tasso di variabilità incomparabile rispetto al passato. Quindi la vera questione riguarda lo spazio di competizione disponibile tra i due schieramenti
Gli istituti di sondaggi sono i primi a mettere in guardia sulla loro capacità di predire il voto. Quindi far di conto sui seggi che si vinceranno e su questo confezionare una legge, oltre a essere politicamente indecente, è anche stupido.
Basta ricordare le non-previsioni del consenso per i grillini, dalle politiche del 2013 in poi (sempre sballate, due volte in eccesso e due in difetto), e per il Pd alle Europee del 2014 quando arrivò oltre il 40 per cento. Le scelte di voto presentano un tasso di variabilità incomparabile rispetto al passato. Quindi la vera questione riguarda lo spazio di competizione disponibile tra i due schieramenti.
Il centrodestra
Il bacino elettorale del centrodestra sembra rigidamente perimetrato. Il fuoco di fiamma della formazione del generale Roberto Vannacci non ha capacità di penetrazione oltre un elettorato già nettamente schierato a destra. Semmai, i nostalgici e gli estremisti saranno attratti da una componente più verace rispetto ai partiti che già votavano.
Ma la somma totale degli elettori di centrodestra non cambia: c'è solo un rimescolamento di carte interno. Chi pensa che grazie a questa presenza sulfurea Giorgia Meloni possa spostarsi verso il centro non si rende conto che quell'area è presidiata da una pletora di gruppi che guardano quasi tutti a sinistra. Troppa concorrenza.
Piuttosto, l'irruzione di Vannacci ha messo in luce i limiti dell'attrattività delle forze di governo. Forza Italia rimane una olografia berlusconiana su cui grava una cambiale prossima al protesto da parte dei proprietari fisici e simbolici del partito (la famiglia del fondatore); solo la rete notabiliare del Centro-Sud — altro che partito degli imprenditori — le consente di sopravvivere. Senza le risorse attingibili dalla partecipazione al governo, nazionale e locale, l'attuale leadership andrebbe in apnea. A meno di una sua Bad Godesberg liberale che però ne cambierebbe radicalmente i connotati, e non piacerebbe a tutti.
Nella Lega la radicalità salviniana non regge più dopo tanti anni passati al governo, e ancora meno di fronte alle politiche dei governatori nella marca orientale del paese. Il contrasto tra un Luca Zaia che aveva introdotto il suicidio assistito e politiche di integrazione dei lavoratori stranieri, e la ferocia xenofoba della dirigenza del partito è stato sempre messo sotto il tappeto. Ma ora non è più possibile: anche nella Lega il cambiamento è alle porte.
In FdI, invece, nulla si muove dietro la cornucopia di prebende piovute su tutti i famigli del partito. Meloni è stata una "gallina dalle uova d'oro" (si può usare questa metafora senza incorrere nel neo politically correct della destra?) per la pletora di neo-post fascisti che attendevano la ricompensa della loro fedeltà plurigenerazionale all'Idea.
La sinistra
Dall'altra parte della barricata la sinistra presenta una realtà più sfaccettata e, potenzialmente, più attrattiva per nuovi elettorati. A fianco di un Pd poco dinamico che non si smuove dal suo 20-25 per cento — e le ultime amministrative sono state una doccia gelata — e di una costola di sinistra che regge ma senza acuti, l'elemento di mobilità possibile è il M5s.
Innanzitutto perché è l'unico in grado di attrarre consensi trasversali o scivolati nel non-voto. Non siamo più nel periodo d'oro dell"'al di là della destra e della sinistra" che ha consentito le percentuali di un tempo. Persiste tuttavia un tratto anti establishment e la tendenza a privilegiare temi sotterranei rispetto al mainstream della comunicazione politica che consentono di avvicinare elettorati non già segmentati dalle loro preferenze politiche. Per questo il M5s è il partito che ha maggiori chance di estensione. Ma se lo si imbriglia troppo nella politique politicienne perde questa capacità. Molto intelligentemente Elly Schlein non ha mai reagito d'impulso ai vari scartamenti di Giuseppe Conte, funzionali ad una pesca elettorale a maglie larghe. Poi c'è il mitico centro. Come ogni araba fenice vedremo se prenderà il volo. A ogni modo, per attrarre questo elettorato potenziale serve una offerta politica convincente. E, soprattutto, schierata. Chi si reca alle urne non dà più un assegno in bianco. Vuole sapere dove andranno i loro voti: cioè, quale schieramento sosterranno.