Energia, acqua, terra: dall’IA un grave impatto sull’ambiente

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Sergio Brasini

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Jun 5, 2026, 1:56:15 PM (2 days ago) Jun 5
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https://tg24.sky.it/ambiente/2026/06/04/impatto-ambiente-intelligenza-artificiale 

di Alberto Giuffrè

Energia, acqua, terra: dall’IA un grave impatto sull’ambiente

Kaveh Madani, direttore dell’Istituto Universitario per l’Acqua, l’Ambiente e la Salute dell'Università dell’ONU, ha presentato il rapporto dedicato all’impatto che l’IA ha sull’ambiente, sottolineando come la situazione sia sottovalutata, ma con qualche accortezza di potrebbe imboccare la strada di quella che viene chiamata “IA responsabile”

“Il futuro dell'intelligenza artificiale non dovrebbe essere misurato solo da ciò che le macchine sanno fare, ma dalla capacità dell’umanità di impiegare quelle capacità entro i limiti del pianeta”. Con queste parole Kaveh Madani, direttore dell’Istituto Universitario per l’Acqua, l’Ambiente e la Salute dell'Università dell’Onu, ha presentato il rapporto dedicato all’impatto che l’IA ha sull’ambiente. Si tratta dello studio più completo, al momento, su questo tema. Va nel dettaglio, non solo dei consumi energetici, ma anche degli effetti su suolo e acqua. La sintesi? La situazione è grave e sottovalutata, ma ci sono raccomandazioni per imboccare la strada di quella che gli scienziati chiamano un’intelligenza artificiale “responsabile”.

Altro che tecnologia immateriale o “virtuale”. L’IA è fisica, si vede e si sente. La sua spina dorsale sono i data center che, se fossero un Paese, finirebbero all’undicesimo posto a livello mondiale per consumo di elettricità, all’incirca alla pari con la Francia. Elettricità che arriva soprattutto da fonti fossili e va quindi ad aggravare il conto della crisi climatica. I consumi sono enormi sia nella fase di “addestramento” sia di utilizzo. Ad esempio, per far sì che ChatGPT-5 sia in grado di rispondere a tutte le nostre domande, servono 100 gigawattora di elettricità. L’equivalente del consumo residenziale annuo di 770.000 persone nell'Africa subsahariana, il 60% della popolazione della regione. L’altro problema dei data center riguarda l’acqua necessaria per evitare l’eccessivo surriscaldamento delle macchine. Per addestrare un modello come quello di OpenAI servono 1 miliardo di litri di acqua e spazi che occuperebbero 215 campi da calcio.

Ma gli scienziati dell’ONU avvertono che l’impronta dell'uso quotidiano dell'IA è di gran lunga maggiore. Una richiesta a un chatbot consuma dieci volte di più rispetto a una semplice ricerca su Google. Ancora più dispendiosa la generazione di video individuata dal rapporto come una “crisi ambientale emergente”. Anche per questo e per l’impatto sulle bollette delle comunità che ospitano le infrastrutture, soprattutto negli Usa sta crescendo il movimento che si oppone ai data center.

Un aspetto a volte sottovalutato riguarda la concentrazione di calcolo per l’IA concentrata al 90% in Cina e negli Stati Uniti. Più di 150 Paesi non dispongono di infrastrutture cloud specializzate per l'IA. Il rapporto inquadra questo punto non solo come un divario economico, ma come una questione di giustizia ambientale: “I Paesi esclusi – si legge – sopportano gli oneri dell’estrazione mineraria e dei rifiuti elettronici mentre i benefici strategici confluiscono altrove”.

Come gestire allora la rivoluzione che è già parte delle nostre vite? I governi – secondo il rapporto – dovrebbero integrare le infrastrutture per l’IA nella pianificazione energetica, nella governance dell'acqua e nelle autorizzazioni d’uso del suolo. Oltre a “richiedere una rendicontazione standardizzata dell’impronta ambientale”. L’industria e gli sviluppatori sono chiamati a migliorare l’efficienza dei modelli fin dalla progettazione. Gli scienziati si rivolgono anche agli utenti e alle organizzazioni che “dovrebbero adottare un uso adeguato allo scopo, selezionando il modello più leggero e il formato a minor consumo energetico”. La società civile poi dovrebbe essere coinvolta fin dalle prime fasi nelle decisioni sulla localizzazione dei data center, “con meccanismi vincolanti di trasparenza e di reclamo”.

Per dirla con le parole di Tshilidzi Marwala, rettore dell'Università delle Nazioni Unite e coautore del rapporto, “la promessa dell'IA è immensa, in particolare in ambiti come la sanità, l'istruzione, la scoperta scientifica e la resilienza climatica. Ma l'innovazione senza responsabilità rischia di approfondire le disuguaglianze e di intensificare la pressione su sistemi planetari già sotto stress”.


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