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di Chiara Sgreccia
Soglie, burocrazia e oligopoli. Le gite non sono una passeggiata
Grazie alle deroghe, ai chiarimenti dell’Anac e all’accordo Mim-Consip, le scuole sono riuscite a evitare la sospensione dei viaggi di istruzione. Ma restano la confusione e il rischio che per semplificare le procedure gli istituti adattino l’offerta formativa alle soglie amministrative e ai pochi operatori in grado di muoversi nel nuovo sistema
Pensato per favorire la trasparenza e semplificare le procedure, il nuovo Codice dei contratti pubblici finora nelle scuole non ha prodotto l’effetto desiderato. Soprattutto se si parla di viaggi d’istruzione. A dimostrazione della necessità che il ministero dell’Istruzione faccia una valutazione preliminare dell’impatto che le norme possono avere sull’operatività, prima di chiederne l’applicazione, come si capisce da una nota di Flc Cgil. Diffusa per chiarire cosa è cambiato dal 2023, quando il nuovo Codice è stato approvato, e come le scuole possano adattarsi alla nuova burocrazia e ai suoi tempi senza rinunciare alle gite. «Le scuole devono occuparsi di molte cose insieme e le risorse sono esigue. Come si fa a istruire una gara complessa? Fa tutto il dirigente? Mi occupo di affidamenti e mi piace, ma sempre sotto soglia. Perché oltre la procedura si complica», spiega un dirigente scolastico a Domani.
Il nuovo Codice dei contratti, infatti, non prevede una disciplina specifica per i viaggi d’istruzione: le gite sono trattate come normali appalti di servizi. Stando a quelle norme, le scuole potevano procedere con gli affidamenti diretti (in maniera autonoma) per organizzare una gita scolastica solo per importi inferiori ai 140mila euro. Da quella soglia in su si sarebbero dovute affidare a una “stazione appaltante qualificata”, cioè a un soggetto pubblico abilitato a fare le gare d’appalto, complicando le procedure.
Per due anni, il 2023/24 e il 2024/25, a evitare il blocco delle gite sono state le deroghe. Che hanno consentito alle scuole di procedere in autonomia anche oltre i 140mila euro.
Solo tra settembre e novembre dello scorso anno, Mim e Autorità nazionale anticorruzione, Anac, hanno chiarito il quadro. «Non per rispondere alle scuole – osserva Roberta Fanfarillo di Flc Cgil – ma alle imprese del turismo, che con queste difficoltà rischiavano di perdere una fetta di mercato».
Così, Anac e Mim hanno precisato sia che viaggi con finalità diverse – come stage linguistici, viaggi culturali, attività sportive – possono essere considerati attività separate, rendendo meno probabile che la scuola superi la soglia per operare autonomamente. Sia che per gli istituti l’unico limite di riferimento non è più 140mila euro: possono arrivare alla soglia europea per le amministrazioni sub-centrali non qualificate, 221mila euro (216mila dal 2026). Questo non significa procedure semplici come per l’affidamento diretto ma la possibilità di organizzare le gite senza doversi rivolgere a una stazione appaltante qualificata.
Nello stesso periodo, il ministero ha annunciato un percorso per formare gli Uffici scolastici regionali, Usr, affinché offrano supporto alle scuole per gli affidamenti superiori ai 216mila euro. E lo sviluppo di un sistema, sulla centrale acquisti Consip, per consentire alle scuole di acquistare da imprese qualificate servizi sopra soglia senza dover bandire gare. Il risultato, però, per ora, non è rassicurante.
Da un lato c’è confusione: come spiegano a Domani più dirigenti scolastici, molti istituti stanno compiendo scelte a monte sull’offerta dei viaggi da proporre agli studenti, per restare sotto la soglia dei 140mila euro ed evitare di finire intrappolati nelle norme in aggiornamento. Con il rischio di piegare la programmazione delle gite alla soglia amministrativa.
Dall’altro lato, gli Usr non sono pronti a supportare le scuole. E l’accordo quadro Mim-Consip, – che dovrebbe consentire agli istituti di acquistare servizi per i viaggi di istruzione, stage linguistici e scambi culturali «chiavi in mano» – ha diversi punti critici.
Tra questi, l’incertezza operativa: molte scuole non hanno chiaro se il servizio sia utilizzabile, mentre la scelta dei viaggi è stata fatta in gran parte nei mesi scorsi perché gli affidamenti richiedono tempi lunghi. A sollevare polemiche c’è anche l’esito della gara per la costruzione dell’accordo quadro. A fronte dell’obiettivo del Mim di offrire alle scuole un modello di acquisto digitale «capace di semplificare le procedure e favorire la partecipazione delle imprese di settore, anche quelle più piccole», l’accordo, diviso in lotti in base al tipo di viaggio e area geografica, risulta aggiudicato a solo quattro operatori.
Un dato che fa pensare che il mercato del turismo scolastico potrebbe concentrarsi nelle mani di pochi. Con il pericolo che le scuole, già sovraccariche, finiscano per adattare le proprie esigenze all’offerta di Consip, contribuendo a rafforzare un oligopolio di operatori che hanno risorse e competenze per partecipare agli appalti pubblici, a scapito di quelli più piccoli: «Dobbiamo difendere il mercato pulito. La concorrenza è un elemento di equilibrio. Ma non si può fare inibendo le possibilità di partecipare alle gare alle piccole agenzie che non hanno risorse da dedicare a queste procedure senza la certezza del guadagno», dice Emilio Cordeglio, vicepresidente di Assoviaggi e titolare di un’agenzia di viaggi che «con le scuole, finora, era sempre riuscita a lavorare bene».