«Stabilizzazione per tutti e tutte»: è la richiesta dell’Usb per i 12mila precari del Pnrr Giustizia. Ieri mattina assemblea nei pressi di Piazza Vidoni, davanti al Dipartimento di funzione pubblica.
Si tratta del personale assunto a tempo determinato tra il 2022 e il 2024 come addetti all’Ufficio per il Processo nei tribunali di tutta Italia (circa 9 mila) e come personale amministrativo e tecnico (altri 3mila). Negli ultimi tre anni, i precari hanno contribuito in modo decisivo alla diminuzione del disposition time – l’indice che misura la durata media dei procedimenti giudiziari – nell’ottica del raggiungimento dei target Pnrr a cui il nostro paese è obbligato: -40% nel settore civile e -25% nel settore penale entro giugno 2026. Data in cui scadranno anche i contratti dei precari Pnrr. Nella legge di bilancio dello scorso anno sono stati previsti fondi per la stabilizzazione di soli 6mila di loro, metà finanziati con risorse dedicate e metà da reperire nel fabbisogno ordinario del ministero. Senza che siano noti ai lavoratori stessi quali saranno i criteri di graduatoria (si parla di anzianità, performance, prove selettive) né le tempistiche con cui verrà comunicato quando questo avverrà.
Mentre i sindacati firmatari del contratto nazionale continuano il confronto con governo e ministero sui criteri di selezione, Usb e Cgil mantengono la mobilitazione nei luoghi di lavoro e in piazza. Ieri, una delegazione del sindacato di base è stata ricevuta dalla capo dipartimento dell’organizzazione giudiziaria, del personale e dei servizi (Dog), Lina di Domenico, e dal direttore generale del personale Mariaisabella Gandini, che hanno aperto alla possibilità di uno scorrimento progressivo della graduatoria per gli esclusi dalla prima tornata di stabilizzazione. «Per noi, a quello va associato un provvedimento di mantenimento in servizio e una programmazione assunzionale finalizzata all’assorbimento totale della graduatoria in un triennio, se necessario anche con risorse aggiuntive», ha commentato Cristiano Fiorentini, membro dell’esecutivo nazionale dell’Usb.
Anche la Fp Cgil lo scorso 16 settembre aveva proclamato sciopero per i precari Pnrr giustizia, che aveva visto una grande partecipazione: dal 100% di adesioni della Corte d’appello di Potenza e del Tribunale di Palermo, al 98% della Corte d’appello di Bologna e Mantova, e mobilitazioni in tutta Italia. Per il segretario nazionale Fp Cgil Florindo Oliverio: «tante parole sulla necessità di una giustizia più veloce ed efficiente e poi ci si muove in una direzione totalmente opposta?»
La “partita”, come la definiscono gli stessi rappresentanti sindacali, resta dunque aperta. Al centro del confronto rimangono i criteri di selezione per le 6mila stabilizzazioni e la natura della graduatoria, che potrebbe diventare nazionale e non più legata ai singoli distretti di Corte d’appello per cui si è concorso. Questo comporterebbe una proposta di trasferimento in una sede differente rispetto a quella in cui si è prestato servizio fino a quel momento. Nel frattempo, una circolare interna ha disposto per tutti i 12mila assunti Pnrr l’obbligo di 24 ore di formazione in procedura civile e penale entro la prossima primavera, senza che questi sappiano cosa accadrà dopo.
L’assemblea di ieri si inserisce in questa fase di passaggio: nei prossimi giorni la discussione sulla legge di bilancio e sugli emendamenti deciderà non solo il destino dei contratti, ma anche l’assetto con cui il sistema giustizia affronterà il dopo Pnrr. «Riproporremo il tema nello sciopero generale del 28 novembre nell’ambito della “finanziaria del popolo” che voteremo davanti a Montecitorio – ha aggiunto Fiorentini – e non ci fermeremo neanche qualora andasse male con la legge di bilancio».