Francesco Strazzari (Scuola Superiore Sant'Anna) - Guerra unica ratio: Trump e la «zombizzazione» della politica

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Sergio Brasini

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Apr 23, 2026, 1:14:57 PM (2 days ago) Apr 23
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Guerra unica ratio: Trump e la «zombizzazione» della politica

Lettere La razionalità consuma se stessa, divora i propri freni inibitori come atto volontario di purificazione. Il guerriero cristiano deve re-incarnarsi in macchina

La mia moralità, la mia mente. È l’unica cosa che può fermarmi». E poi: «Sarà finita quando me lo sento nelle ossa». Diritto internazionale e dottrina strategica ridotte da Donald Trump a pura propriocezione. Kant e Clausewitz avrebbero pianto.

Ma facciamo un passo indietro: il discorso americano sull’Iran è fondato sulla premessa di non trovarsi davanti un nemico razionale nel senso della teoria della deterrenza classica. I mullah sono mossi da teologia apocalittica, non puoi negoziare con chi desidera il martirio mentre attende il Dodicesimo Imam. È lo zombie per eccellenza nella tassonomia di Daniel Drezner, che propose uno stress-test delle teorie delle relazioni internazionali confrontandole con la minaccia dei non-morti: il corpo che sopravvive alla morte della mente, tabula rasa, l’entità-nemica che non calcola ma contagia.

Oggi il realista Robert Pape (autore di Bombing to win) sostiene che gli attacchi iraniani non siano il dimenio di un regime morente, ma un’accorta strategia di escalation orizzontale che trasforma la posta in gioco, allargando ed estendendo il conflitto. I Guardiani non sono zombie, ma studenti diligenti di teoria strategica. Il liberale Fukuyama arriva alla stessa conclusione: Trump ha tradito la sua National security strategy, che non menziona l’Iran come minaccia e non contempla che gli Usa, pressati dal proprio colossale debito, si spingano a provocare la chiusura di Hormuz lanciando una guerra. La dottrina Trump non esiste: la testa del presidente «è piena di risentimento, rabbia, aneddoti, fatti inventati, cose sentite su Fox News, e menzogne che si è convinto siano vere». Due teorie, un solo verdetto: l’irrazionale non è dove si diceva che sia.

Il Wall Street Journal illustra plasticamente la tesi. I consiglieri militari di Trump lo hanno escluso dalla sala operativa: eufemisticamente, «la sua impazienza non sarebbe stata utile». Ossessionato dallo spettro di Carter, il presidente inveisce per ore contro i suoi collaboratori in una West Wing semi-deserta. Quando si ricorda dell’Iran, lancia ultimatum su Truth. La sequenza merita: bombe fino all’età della pietra, distruzione di ponti e centrali, «un’intera civiltà morirà questa notte». Novanta minuti prima della scadenza, il cessate il fuoco, le solite due settimane, una nuova estensione.

Il rovesciamento non era previsto da Drezner, per il quale lo zombie è la minaccia che viene dal basso – il corpo che sopravvive alla morte della coscienza. Osserviamo invece la versione speculare: la zombizzazione dall’alto, la morte della soggettività deliberativa, della credibilità nel soggetto agente, la fine della razionalità strategica occidentale. Trump non è irrazionale nel senso clinico: ragiona, ma da zombie, per impulsi visivi, inerzia narrativa, bisogno di produrre un’immagine di vittoria che compensi l’ennesimo penultimatum. La guerra si riduce a contenuto mediatico che richiede aggiornamenti frequenti ed esplosioni ad alto impatto. È la trappola dell’escalation: ogni passo è guidato dal bisogno di coprire il fallimento del passo precedente.

Il segretario alla difesa Hegseth, al contrario di Trump, è molto concentrato. E qui sta il problema. Ha scelto di disattivare i circuiti distintivi che rendono la violenza un atto deliberato – il diritto bellico, la proporzionalità, la verifica delle fonti. Ha pregato pubblicamente per «violenza d’azione schiacciante contro coloro che non meritano misericordia». Ha tatuato sul corpo la Croce di Gerusalemme, la scritta crociata Deus Vult. Ha invocato «una guerra santa a 360 gradi» contro «lo spettro progressista». La razionalità consuma se stessa, divora i propri freni inibitori come atto volontario di purificazione. Il guerriero cristiano deve re-incarnarsi in macchina.

Hegseth ha presieduto il servizio di preghiera mensile del Pentagono e ha recitato quella che ha definito la preghiera della missione. Solo che non era la Bibbia ma il monologo di Jules Winnfield in Pulp Fiction, adattato da Tarantino e pronunciato da Samuel L. Jackson prima di uccidere. Il portavoce del Pentagono ha poi precisato che «chiunque sostenga che il Segretario abbia citato erroneamente Ezechiele 25:17 è ignorante della realtà». Una realtà che uccide, e la cui cosmologia è data dal manifesto che Palantir Technologies ha distribuito sui social. Vi si legge che i dibattiti etici sull’Ia militare sono puro teatro, perché il nemico non indugia in simili frivole distrazioni.

Si stabilisce anche che alcune culture hanno prodotto meraviglie, mentre altre sono «regressive e dannose». Il superiore soggetto occidentale dispone dei corpi altrui, presenta la propria violenza come superamento della barbarie: la violenza cura. Non è difesa dell’umano contro la zombizzazione, ma zombizzazione presentata come difesa dell’umano. Ciò che questa guerra aggiunge è un rovesciamento clamoroso: non è la critica postcoloniale radicale, ma il mainstream del realismo (Pape) e del liberalismo (Fukuyama) a smontare la costruzione. Il fanatico da ricondurre alla ragione sta dalla parte sbagliata dello specchio.

Drezner concludeva con cauto ottimismo: l’umanità sopravvivrebbe a un’invasione zombie. Le istituzioni reggerebbero, la razionalità collettiva prevarrebbe. Questa ipotesi diventa più problematica, e richiede risposta collettiva, quando i non-morti non invadono dall’esterno ma dall’interno. Occupano il Pentagono, presiedono servizi di preghiera, citano Tarantino come Ezechiele, pubblicano manifesti sulla superiorità culturale dell’Occidente, e sono esclusi dalla sala operativa dai propri stessi militari perché disturbano le operazioni. La razionalità strategica si è consumata dall’interno: resta in piedi solo la funzione – la violenza, il codice, il rito. Ci ritroviamo uno zombie-macchina ottimizzante che elimina la propria vulnerabilità all’etico, chiama questo coraggio, e ti chiede di pregare con lui.

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