Cattaneo: perché l'Iit è un modello sbagliato

1 view
Skip to first unread message

Sergio Brasini

unread,
Jul 14, 2017, 2:23:28 PM7/14/17
to docentipr...@googlegroups.com
Articolo di Samuele Cafasso pubblicato oggi da pagina99.

Cattaneo: perché l'Iit è un modello sbagliato

ll nuovo Human Technopole dovrà essere diverso dall'Iit e l'Italia non ha un problema di frammentazione degli istituti di ricerca. Elena Cattaneo, senatrice a vita, professoressa all'Università statale di Milano, è una delle voci più critiche dell'accademia rispetto alla strategia del governo avviata con lit e replicata con Human Technopole (Ht).
Inizialmente Ht viene concepito come un'emanazione dell'Iit, successivamente il progetto viene corretto. Il comitato che darà vita alla Fondazione oggi coinvolge diversi esponenti del mondo accademico italiano e lombardo in particolare. Questa seconda versione la soddisfa?
Il successo di Ht dipenderà da quanto la nuova Fondazione si discosterà da lit, cioè da un modello di ente di diritto privato che per le sue ricerche riceve fiumi di soldi pubblici senza competizione, svincolato da obblighi di trasparenza, con scarsa vigilanza istituzionale e governance immutabile.
Così come è successo per l'Iit, è probabile che anche in questo caso l'ente prenderà la forma di una fondazione pubblica di diritto privato e godrà di uno stanziamento pubblico annuale da parte dello Stato.
Parlamento e governo devono garantire l'uso più efficace delle risorse pubbliche. Se è vero che soprattutto la ricerca degli enti pubblici ha bisogno di liberarsi di certe ingessature burocratiche che, paradossalmente, spesso sono imposte politicamente e alcune rischiano di alimentare forme di corruzione, ciò non può tradursi nel favorire l'istituzione di "baronie" private poco trasparenti. Mi auguro che la vigilanza ministeriale, questa volta, sia reale.
Secondo alcuni ricercatori come Giuseppe Macino, il modello di finanziamento top-down adottato per Ht è il migliore, quello più spesso adottato all'estero.
In Italia il problema è la frammentazione in una miriade di laboratori e centri diversi. I sistemi bottom-up e top-down sono entrambi necessari. Per generare idee servono prima di tutto creatività e indipendenza. Nel caso di una nuova infrastruttura di ricerca la sua creazione è "sempre" top-down: spetta al governo decidere se andare sulla luna, costruire una diga o un nuovo centro di ricerca. Ma ovunque, all'estero, le decisioni si prendono a valle di un'accurata e trasparente analisi del bisogno. Per le grandi infrastrutture di ricerca esistono linee guida europee formalmente condivise dai nostri ministeri che sono state ignorate per fretta e per arbitrio. Riguardo la frammentazione, il Premio Nobel Rita Levi Montalcini pensava che la ricerca italiana non dovesse inseguire modelli di Paesi più ricchi in quanto ci porterebbe a essere colonie o succursali. Perché non sfruttare la presenza di gruppi medio piccoli differenziando i fronti in cui sviluppare nuove idee e ramificare la ricerca in più direzioni? Il problema della ricerca italiana è la prossimità tra studiosi e centri di potere, la disponibilità di parte della comunità scientifica a piegarsi per ottenere vantaggi personali, a costo di tradire il mandato con i cittadini.
In diverse occasioni lei ha chiesto che i fondi destinati all'Iit vengano dirottati verso i Prin, fondi assegnati tramite gara. Tuttavia tutto il mondo accademico e della ricerca italiana riceve una parte di fondi come dotazione di base e una parte variabile attraverso bandi e concorsi. Perché l'Iit dovrebbe funzionare diversamente?
La legge istitutiva dell'Iit prevedeva un "investimento" di dieci anni e poi l'indipendenza economica sul mercato (in realtà c'erano fondi previsti per dieci anni, ma nessuna previsione su cosa sarebbe successo dopo, ndr). Invece, oggi, ci ritroviamo con una fondazione di diritto privato, gestita da 14 anni dalle stesse persone, che dispone di un ingente finanziamento pubblico in eterno, senza essere sottoposta agli stessi controlli degli enti pubblici. La dotazione di base che gli atenei ricevono serve a sostenere enti pubblici dedicati alla formazione di decine di migliaia di studenti fino alla laurea e nel post-laurea, sotto il controllo pubblico, oltre che a nutrire il Paese di conoscenza. Chi è veramente bravo non può temere di competere.
Lei sostiene che il modello lit (e forse in futuro anche quello di Ht) è criticabile perché stanzia i fondi in maniera arbitraria, senza bandi pubblici. Tuttavia, a intervalli regolari il lavoro dell'Iit viene valutato da un comitato internazionale e i laboratori che non raggiungono buone performance vengono cancellati. È un modello adottato anche in altri parti del mondo. Perché non potrebbe andare bene anche per l'Italia?
È l'esempio di un modello non trasparente e non indipendente. Nel 2011 ho fatto parte anche io a titolo gratuito di un comitato di valutazione. I dati che ci furono presentati (e la restrizione dell'ambito di valutazione) resero impossibile sapere ciò che è emerso con un'analisi indipendente, durata un anno e mezzo e iniziata dopo un articolo del gennaio del 2016 dal quale apprendevo dell'accantonamento milionario di lit in Banca d'Italia. Nessuno sapeva delle partite di giro da centinaia di milioni, di un prestito non necessario di Cassa Depositi e Prestiti che ancora oggi i cittadini ripagano, del meccanismo della governance e di come il Mef, che eroga i fondi a lit, abbia vigilato su Iit nei circa dieci anni in cui il Vittorio Grilli era contemporaneamente in lit, Mef e Cdp, né era documentato il lavoro da "agenzia" attraverso il quale lit rieroga a ricercatori esterni parte dei soldi che riceve, "acquisendone" così i risultati.

Reply all
Reply to author
Forward
0 new messages