Medicina, il Consiglio di Stato sollecita il Tar: «Questioni da definire al più presto»

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Sergio Brasini

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Medicina, il Consiglio di Stato sollecita il Tar: «Questioni da definire al più presto»

di Redazione Roma

Si tratta di cinque ordinanze che, pur non accogliendo le impugnazioni dei ricorrenti, sollecitano i giudici amministrativi di primo grado a esprimersi. La fissazione in tempi rapidi del giudizio di merito, spiegano fonti del ministero, “rappresenta un ordinario passaggio procedurale”

Il Consiglio di Stato sollecita il Tribunale amministrativo regionale a esprimersi sul “caso” del semestre filtro di Medicina, il nuovo sistema di accesso alla facoltà entrato in vigore lo scorso anno. Lo fa con cinque ordinanze che, pur non accogliendo le impugnazioni dei ricorrenti nel merito, condividono “l’auspicio delle parti secondo cui il contenzioso deve avere la più rapida definizione”.

A chiarirlo sono proprio i giudici amministrativi di secondo grado in una nota. Le ordinanze, appunto, “si sono espressamente limitate a sollecitare il Tar Lazio ad emettere sentenze, per definire rapidamente il contenzioso’’.

Unicamente accolto auspicio per una rapida definizione del contenzioso
Tradotto, le pronunce emesse “non hanno accolto le domande cautelari proposte in via principale dai ricorrenti, ma, ai sensi dell’art. 55, comma 10, del codice del processo amministrativo, hanno unicamente accolto e condiviso l’auspicio delle parti secondo cui il contenzioso deve avere la più rapida definizione. Le ordinanze, non richiamando vizi degli atti, non hanno dunque inciso sull’andamento delle procedure e sugli effetti degli atti impugnati - si sottolinea - ed hanno solo rimarcato come le questioni, riguardando decine di migliaia di interessati, vadano al più presto definite con sentenza, all’evidente fine di consentire agli interessati di fare le più opportune scelte sul proprio futuro”.

Ricorsi sostenuti dall’Udu
I ricorsi, promossi dagli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia con il sostegno dell’Unione degli Universitari (UdU), contestano in particolare le modifiche introdotte dal decreto ministeriale del 23 dicembre 2025 dopo lo svolgimento degli esami del semestre filtro.

Secondo i ricorrenti, il cambio delle regole in corso avrebbe inciso sulla posizione degli studenti già iscritti ai corsi. Inoltre, si contesta il fatto che diversi ragazzi siano rimasti esclusi dalla vita universitaria dopo averne fatto parte per diversi mesi.

“Evidenti le esigenze cautelari”
Nel motivare la decisione, Palazzo Spada ha rilevato che “le questioni controverse vanno esaminate nel merito” e che risultano “particolarmente evidenti le esigenze cautelari” legate alla posizione degli studenti coinvolti. L’accoglimento delle istanze non comporta tuttavia una riammissione immediata ai corsi, anche in considerazione dello stato avanzato dell’anno accademico.

Il Mur: “Impianto della riforma non in discussione”
Le decisioni del Consiglio di Stato, secondo fonti del ministero dell’Università, “non mettono in discussione l’impianto della riforma del semestre aperto di Medicina”.

La fissazione in tempi rapidi del giudizio di merito “rappresenta un ordinario passaggio procedurale, che il Mur accoglie positivamente nell’ottica di una rapida conclusione del procedimento giudiziario. Qualsiasi interpretazione diversa rischia di generare soltanto confusione e incertezza tra gli studenti e le loro famiglie. Non vi è stato alcun cambiamento rispetto a quanto già stabilito dal Tar e confermato anche da precedenti pronunce del Consiglio di Stato”.

Le decisioni del Tar
Il riferimento del dicastero è alle pronunce che i giudici amministrativi hanno già dato nelle scorse settimane. Il Tar del Lazio ha respinto i ricorsi relativi alle modalità del semestre filtro e, lo scorso 22 aprile, il Consiglio di Stato ha stabilito che «l’ordinanza impugnata, ampiamente motivata, resiste alle censure formulate in sede di appello cautelare». E, poi, che «il sistema censurato, delineato dal decreto ministeriale n. 1115 del 2025, non appare prima facie illogico o irragionevole».

Tar e Consiglio di Stato, ha detto la ministra Anna Maria Bernini al Sole 24 Ore pochi giorni fa, «hanno posto fine a una narrazione distorta», «l’impianto normativo e il nuovo meccanismo sono stati considerati pienamente validi dai giudici e le prove regolari».



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