I nostri giovani stanno male. Proibire i social non li salverà

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Sergio Brasini

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Jul 3, 2026, 1:03:22 PM (yesterday) Jul 3
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di Andrea Casadio

I nostri giovani stanno male. Proibire i social non li salverà

Gli studiosi hanno le idee chiare: la crisi della salute mentale dei giovani è provocata dal peggioramento delle loro condizioni materiali e non dal diffondersi dei social e dei telefonini. Vietarli, quindi, non serve a niente

Lo scorso 15 giugno, l'ormai ex primo ministro inglese, Keir Starmer, ha annunciato: «I social media verranno vietati a tutti i giovani di età inferiore ai 16 anni. Restituiamo ai nostri ragazzi la loro infanzia!». Come se i social fossero un mostro maligno che li turba e li corrompe. Il governo inglese ha preso questa decisione seguendo l'esempio di quello australiano, che ha annunciato un divieto simile qualche tempo fa. 
Ai giovani verrà vietato l'accesso a Snapchat, TikTok, YouTube, Instagram, Facebook e X. Saranno consentiti WhatsApp e le altre app per lo scambio di messaggi. Ai minori di 16 anni verranno vietate certe attività come lo streaming live e i contatti con estranei. Il governo inglese, poi, introdurrà restrizioni su certe funzionalità dei social media: metterà un limite al tempo che un giovane passa a scrollare online e vieterà l'accesso a tutti i social dopo una certa ora del giorno. 
Ora che Starmer ha rassegnato le dimissioni, chissà se il governo inglese proseguirà nel suo intento. In ogni caso, proibire l'accesso ai social potrebbe restituire l'infanzia ai nostri ragazzi? Li renderebbe più felici e sereni? Secondo quel che dicono la maggior parte delle ricerche sociologiche e scientifiche, probabilmente no. Ma in questa era di populismi di destra e di sinistra va di moda dare risposte semplicistiche a problemi complessi, e trovare facili capri espiatori a cui attribuire le colpe di quel che non va. La nostra economia va a rotoli e le nostre città sono insicure? È colpa degli immigrati. I nostri giovani figli si sentono sempre più soli e infelici, soffrono di disturbi mentali quali la depressione e l'ansia, e tentano il suicidio più spesso di prima? È tutta colpa dei social e dei telefonini. Purtroppo, però, le soluzioni facili sono sbagliate e non risolvono i problemi.

Malessere mentale 
Prendiamo l'epidemia di malessere mentale dei giovani. Alcuni scienziati e sociologi — e taluni politici — dicono: a partire dal 2007, quando sono stati introdotti gli smartphone, in tutto il mondo tra i giovani è aumentato enormemente il numero dei casi di depressione e di ansia, e dei tentativi di suicidio. Lo spiegano così: i giovani passano troppo tempo attaccati allo schermo e così si isolano; sui social gli influencer gli propongono ideali di successo e di bellezza irraggiungibili, così si sentono falliti e si incupiscono; online è più probabile vengano molestati o ricattati; alla fine si deprimono e si tolgono la vita. Peccato che non ci siano prove certe: non esiste una sola ricerca scientifica che dimostri in maniera chiara e inequivocabile che i social fanno male alla salute mentale dei giovani, anzi i dati appaiono più oscuri e ambigui di quanto suggeriscano le decisioni dei politici, i titoli dei giornali o le nostre ansie private, come genitori e dipendenti dallo smartphone.

Cosa dicono le ricerche 
Cosa dicono davvero le ricerche sulla salute mentale degli adolescenti di oggi? Il suicidio è la misura più concreta del disagio emotivo: i tassi di suicidio tra gli adolescenti degli Usa di età compresa tra i 15 e i 19 anni sono effettivamente aumentati negli ultimi decenni, passando da circa 7,5 morti su 100mila nel 2009 a circa 11,8 morti su 100mila nel 2021. Ma l'epidemia statunitense dei casi di suicidio non colpisce solo gli adolescenti. Nel 2022, il tasso di suicidio era aumentato in uguale misura per tutte le classi di età —adulti e anziani — rispetto all'anno 2000, e ciò suggerisce motivi più ampi e profondi che non agiscono solo sulla vulnerabilità emotiva degli adolescenti che navigano sui social. E cosa dicono i numeri per gli adolescenti di altri Paesi ricchi? Come ha recentemente documentato Max Roser di Our World in Data, negli ultimi decenni i tassi di suicidio tra gli adolescenti e i giovani adulti sono rimasti pressoché stabili o sono diminuiti in Francia, Spagna, Italia, Austria, Germania, Grecia, Polonia, Norvegia e Belgio. 
In Svezia si sono registrati solo aumenti molto contenuti. In Danimarca, dove la penetrazione degli smartphone è tra le più alte al mondo, i tassi di ospedalizzazione per autolesionismo dei giovani tra i 10 e i 19 anni sono diminuiti di oltre il 40 per cento tra il 2008 e il 2016. Invece, in 17 paesi ricchi del pianeta i tassi di suicidio tra le giovani donne sono cresciuti dal 2003 di circa il 17 per cento, raggiungendo nel 2020 un tasso di 3,5 suicidi ogni 100mila persone. Però, in Germania il numero di suicidi tra le donne di età compresa tra i 15 e i 20 anni oggi è pari ad appena un quarto di quello registrato all'inizio degli anni Ottanta, e il numero è rimasto notevolmente stabile per più di due decenni. E allora, come la mettiamo?

Invertire il nesso di causalità 
Candice Odgers — professoressa di psicologia dell'Università di California a Irvine, una delle massime esperte nel rapporto tra tecnologia e benessere mentale giovanile — ha affermato: «La tesi che le tecnologie digitali stiano provocando una modificazione delle connessioni nervose nel cervello dei nostri bambini e causando un'epidemia di disturbi mentali non è supportata dalla scienza». E ha proseguito: «Centinaia di ricercatori — me compresa —hanno condotto ricerche per capire se il tempo passato sui social abbia effetti pesanti. I nostri sforzi hanno dimostrato che o non c'è nessun effetto, o l'effetto è minuscolo, o molto dubbio. E quando questi studi si sono protratti nel tempo hanno suggerito non che l'uso dei social media predice o causa la depressione, ma bensì che i giovani che già soffrono di disturbi mentali utilizzano queste piattaforme più spesso o in modi diversi rispetto ai loro pari sani». 
Detto in parole più semplici, non è vero che i cellulari causano il malessere psichico dei giovani; invece, quasi tutti gli scienziati e gli studi sostengono che questo nesso di causalità andrebbe rovesciato, cioè se io sono un adolescente infelice allora mi attacco allo schermo del telefonino proprio per fuggire dalle cose della mia vita che mi rendono infelice — come una famiglia disfunzionale con genitori che mi angosciano, o una situazione economica o sociale che mi terrorizza — e non viceversa. 
Per sapere chi ha la colpa della crisi della salute mentale dei giovani, basta leggere un articolo fondamentale pubblicato qualche tempo fa su Lancet Psychiatry, la più importante rivista scientifica di psichiatria del pianeta. Quella rivista ha riunito un centinaio tra i più importanti esperti di psichiatria delle più prestigiose università del mondo — guidati da Patrick McGorry, dell'Università di Melbourne, in Australia — per formare la "Commissione di Lancet Psychiatry sulla crisi di salute mentale dei giovani". 
Nel settembre 2024, hanno pubblicato un ponderoso articolo dove scrivono: «I giovani sono sensibili in maniera unica alle condizioni e alle forze strutturali prevalenti di natura sociale e politica ed economica, e gli effetti di questi fattori influenzano la salute mentale lungo tutta la vita». E quali sono queste forze di natura sociale ed economica che provocano la crisi di salute mentale dei giovani? Sentite cosa dicono gli studiosi: «Quattro decenni di neoliberalismo hanno portato a quella che è stata definita precarietà, e alla crescita di quel settore della società definito precariato. Quantomeno nelle nazioni occidentali, questo mega-trend politico ed economico, cominciato nei primi anni Ottanta, ha prodotto una crescente diseguaglianza intergenerazionale, una grave erosione della sicurezza sul lavoro per i giovani, il trasferimento di ricchezza dalle giovani alle vecchie generazioni, ridotte prospettive di possedere una casa, a cui si aggiunge l'insulto della crisi degli affitti, e un aumento del debito studentesco. Le forze economiche risultato del neoliberalismo sono pesantemente implicate nel danno causato alla salute mentale e al benessere dei giovani».

Precarietà e marginalizzazione 
Sembra più un manifesto politico che un articolo scientifico, ma gli studiosi hanno le idee chiare: la crisi della salute mentale dei giovani è provocata dal peggioramento delle loro condizioni materiali e non dal diffondersi dei social e dei telefonini. E hanno identificato altri due fattori che causano il malessere mentale dei giovani: «Un trend che i giovani frequentemente riferiscono come fonte di disagio psicologico è la pressione accademica», perché temono che se non ottengono voti alti saranno destinati «a una vita di precarietà e marginalizzazione». Infine, «il cambiamento climatico è una preoccupazione esistenziale sostanziale per i giovani». I nostri figli stanno male? Vietare i social non servirà a nulla.

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