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In gioco la vitalità dei territori
Disporre di buoni dati sulla condizione delle nuove generazioni è oggi una necessità strategica per il Paese. Non basta limitarsi a misurare singoli aspetti. La qualità della vita dei giovani dipende sempre più dall’intreccio tra dimensioni diverse: formazione, lavoro, abitazione, servizi, relazioni sociali, accessibilità, qualità urbana, fiducia nel futuro. Tale approccio consente di cogliere qualcosa di più profondo: quanto un territorio sia realmente capace di permettere alle nuove generazioni di sentirsi al proprio posto nel contesto in cui vivono, di sviluppare i propri progetti di vita e di diventare soggetti attivi della crescita sociale ed economica.
Questo tipo di lettura è particolarmente importante in un Paese come l’Italia che vive una fase accentuata di degiovanimento. Sta cambiando il peso delle nuove generazioni dentro i territori, nelle comunità, nel mercato del lavoro, nei processi di innovazione e nella capacità di sviluppo locale. Quando i giovani diminuiscono, la questione decisiva non è solo quanti sono, ma quanto i territori siano in grado di valorizzarli, trattenerli, attrarli.
I dati sulla Qualità della vita, edizione 2026, confermano la persistenza di una frattura marcata tra Nord e Sud. Le province che offrono condizioni più favorevoli ai giovani sono soprattutto quelle di medie dimensioni collocate nel Nord.
Non si tratta semplicemente di una questione di reddito. La distanza che fa la differenza riguarda la qualità complessiva degli ecosistemi territoriali nei quali i giovani costruiscono il passaggio alla vita adulta. Le province che performano meglio sono quelle che riescono a combinare: buona formazione; mercato del lavoro dinamico; servizi efficienti; qualità della vita; accessibilità abitativa; capitale sociale; capacità innovativa. Dove invece queste dimensioni si indeboliscono contemporaneamente, aumenta il rischio che i giovani percepiscano il territorio non come spazio di realizzazione, ma come contesto da cui partire.
Le province del Mezzogiorno risultano, in particolare, penalizzate nei percorsi di transizione scuola-lavoro, con conseguenze sulle scelte di passaggio alla vita adulta e sulle prospettive di benessere in età anziana.
La forte presenza di Neet (giovani che non lavorano ma non sono nemmeno in formazione), pur in diminuzione, rappresenta in questo senso uno degli indicatori più critici. È una condizione che non produce soltanto fragilità economica. Riduce anche la capacità di immaginare il futuro come spazio aperto di possibilità. Quando il lavoro non c’è, è instabile o poco qualificato, diventano più difficili tutte le altre transizioni: uscire dalla famiglia di origine, costruire una propria autonomia abitativa, formare una famiglia, investire su sé stessi.
Il quadro però non è solo negativo. Molte province del Sud si distinguono per: reti familiari solide; forte supporto intergenerazionale; relazioni sociali dense; senso di appartenenza territoriale. Si tratta di aspetti che aiutano a ridurre vulnerabilità individuali e isolamento sociale. Tuttavia, da soli non bastano. Se non si associano anche con opportunità concrete di crescita professionale e personale, rischiano di diventare soprattutto strumenti di compensazione delle carenze strutturali.
È allora interessante notare come varie province meridionali emergano rispetto al contesto circostante. Ciò avviene, in particolare, dove esistono in varia combinazione: università attrattive; sistemi produttivi territoriali; capacità turistica; buona qualità urbana; solide connessioni infrastrutturali. Il divario territoriale non è, quindi, un destino inevitabile. Le condizioni possono migliorare quando un territorio riesce a valorizzare le proprie specificità e a costruire un ambiente favorevole ai giovani.
Sul versante opposto, le grandi città del Nord continuano a essere fortemente attrattive, ma i dati mostrano come ciò non coincida automaticamente con benessere inclusivo diffuso. Milano e Torino, ad esempio, si trovano a metà della classifica complessiva sui giovani.
Il valore del sistema di indicatori presentato in queste pagine è soprattutto quello di mostrare che le differenze tra province non riflettono solo livelli diversi di sviluppo economico. Esprimono soprattutto diversa capacità di trasformare il territorio in uno spazio di opportunità, fiducia e progettualità.
In gioco non c’è soltanto il benessere delle nuove generazioni, ma la capacità stessa dei territori di continuare a essere vitali, innovativi e socialmente sostenibili in un mondo in continuo cambiamento.