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Le illusioni della riforma e la vera posta in gioco
Equiordinare il pm all’imputato; equiordinare il pm al giudice; equiordinare i cittadini ai magistrati nell’illecito; “concedere” il referendum. La riforma costituzionale sulla magistratura ci presenta quattro promesse che in realtà sono solo modeste illusioni di un prestigiatore di paese con effetti però punitivi sui cittadini
La riforma costituzionale sulla magistratura ci presenta illusioni come concrete realtà. La prima: equiordinare il pm all’imputato. La seconda: equiordinare il pm al giudice. La terza: equiordinare i cittadini ai magistrati nell’illecito. La quarta: “concedere” il referendum. Valutiamone la natura tra mito e realtà.
La prima si potrebbe realizzare se la parte privata dopo la riforma disponesse delle stesse prove del pm. Ma questa asimmetria funzionale è destinata a dilatarsi con l’ingresso nel processo dell’intelligenza artificiale, i cui elevati costi comprometteranno ulteriormente la parità processuale.
Robusti pm
La seconda illusione: equiordinare pm e giudice. La legge costituzionale creerà un drappello di robusti pm, inclini ad atteggiamenti titanici oggi inusuali, ma frequenti un domani, potendo contare su un Csm, esclusivamente requirente nella componente togata.
Il pm, affetto da gigantismo, porterà con sé la borsa degli attrezzi, non del giudice, con il sillogismo secondo diritto, ma della polizia giudiziaria. Il nuovo pm sarà schiacciato da un lato dall’ansia di prestazione, cioè portare a casa più condanne possibili; dall’altro, sarà vittima del solipsismo giudiziario, ormai incapace di distendere il suo sguardo sulla intera funzione di giustizia. Infine, quali effetti avrà la legge costituzionale sull’obbligatorietà dell’azione penale? Al momento questa obbligatorietà è attenuata dalla riforma Cartabia, che l’ha disarticolata nei tanti progetti organizzativi, con cui ciascuna procura indica le sue priorità di politica criminale, che sottopone in ultima istanza all’approvazione del Csm. Se questo è ancora unitario, l’approvazione valuterà la compatibilità della scala delle priorità con le esigenze del giudizio.
Un Csm composto invece da soli requirenti sarà incline ad approvare ordini di priorità solitari, cioè noncuranti delle esigenze del giudizio. Non si perseguiranno intere categorie di reati, quelli posti per secondi nell’articolazione, perché non arriveranno più sulla scrivania del giudice.
Cambierà la relazione giudice- pm: il primo, più timoroso dinanzi a un pm forte e grintoso, dovrà avere più coraggio di quanto ne abbia oggi, se vorrà conservare la sua autonomia di giudizio dalle richieste punitive del pm.
Cittadini e magistrati
La terza illusione: i cittadini equiordinati ai magistrati nel giudizio sull’illecito commesso. Il magistrato non andrà più dinanzi al Csm, ma all’Alta Corte. Solo che la sua natura di giudice speciale nega in radice la promessa equiordinazione. Vediamone la composizione. Sbilanciata a favore della componente laica, che in quanto riconducibile alla volontà politica di maggioranza vanterà solidarietà d’intenti; mentre, quella togata, benché più numerosa, si muoverà, a causa dell’estrazione a sorte, polverizzata in atomi impazziti, distratti da una logica unitaria per difetto di rappresentatività del loro mandato, che a rigore non è tale, essendo uscito dal cappello del mago, non dal voto dei magistrati. Conclusione: l’azione disciplinare diventa una minaccia per il giudice disobbediente ai diktat della maggioranza di turno, visto che proprio dinanzi a essa comparirà in sede disciplinare. Il timore del Costituente di tenere indenne la magistratura dalle azioni persecutorie del Potere politico è diventato un pericolo imminente.
La “concessione”
La quarta promessa: il governo ha “concesso” il referendum costituzionale, decidendo la data come se le 500mila firme non fossero state mai raccolte. Eppur ci sono.
Una fretta politica, che ha pericolosamente degradato lo strumento di democrazia diretta in un atto octroyé del sovrano illuminato. Ha tradito la sua natura di diritto politico, che appartiene proprio a quelle frazioni di cittadini che si attivano per provocarlo. Ha rovesciato come un calzino la sua consistenza: non più mezzo delle minoranze per opporsi a una riforma costituzionale sgradita, ma leva in aiuto alla maggioranza di governo per ottenere dal popolo la conferma plebiscitaria di quanto il suo parlamento ha deciso. Abbiamo sollevato il velo sull’ultima illusione: ci concedono per grazia quanto ci spetta in diritto.
Tiriamo le file di questo gioco: le quattro promesse sono modeste illusioni di un prestigiatore di paese con effetti però punitivi sui cittadini. A marzo dovremo scegliere: una magistratura autonoma e salda sulle sue gambe o una intimorita dal potere arrogante e timidamente operante sotto la sua ala protettiva? A ciascuno la sua scelta.