http://luciopicci.blogspot.it/2016/01/universita-e-legge-di-goodahrt.htmlUniversità e legge di GoodhartRecentemente il mio
dipartimento
ha assunto un bravo giovane, in base a un criterio giustamente
meritocratico. Il collega che relazionava in merito alla selezione ha
dichiarato che si tratta di una persona che sicuramente contribuirà a
portarci punti nella "VQR" (Valutazione della qualità della ricerca).
Mi è venuta in mente la
Legge di Goodhart, secondo la quale "
when a measure becomes a target, it ceases to be a good measure."
E' un fenomeno ben noto a chi si occupa di sistemi di incentivi, ed è
particolarmente rilevante all'interno delle amministrazioni pubbliche, i
cui dipendenti hanno obiettivi molteplici e per questo "confusi". Noi
professori universitari non facciamo eccezione.
Così, invece di preoccuparci della qualità del nostro lavoro nei suoi
molteplici aspetti, rischiamo di fossilizzarci su una misurazione
meccanica della medesima. Non è la stessa cosa e causa distorsioni. Nel
caso nostro, che siamo economisti, si accentua un tratto di
autoreferenzialità che talvolta caratterizza la nostra disciplina.
Diminuiscono ancor di più gli incentivi per essere curiosi oltre al
proprio naso, e si rischia di creare dei mostri che conoscono a memoria
le graduatorie delle riviste scientifiche, che sono espertissimi dei
temi di cui si occupano, ma avulsi dalla realtà.
Recentemente il nostro Direttore di dipartimento ha chiesto il voto al
Consiglio per suffragare la sua decisione di omettere dal verbale alcune
dichiarazioni rese; insomma, una richiesta di appoggiare qualcosa che
somigliava molto a un reato di falso ideologico (Art. 479 del Codice
Penale). Due soli i voti contrari (*). Non capisco come, all'interno di
un'assemblea di plurilaureati, sia stata possibile una tale aberrazione.
Senz'altro il nostro lavoro deve essere valutato. Il sistema attuale si
presta certo anche a un utilizzo strumentale, e all'invocazione del Dio
della meritocrazia quando si desidera, ovvero non quando magari si
devono risolvere problemi "familiari" - quanti coniugi da sistemare nei
nostri dipartimenti! Ma, se applicato coerentemente, è migliore rispetto
ai molti arbìtri del passato. Non ho soluzioni in tasca di fronte a un
problema complesso. E egoisticamente non dovrei lamentarmi, dato che in
queste valutazioni di solito mi piazzo bene.
Penso però che il lavoro del professore universitario si accompagni
anche a un ruolo sociale che non è misurabile da un criterio
ministeriale. E il magistero nei confronti dei nostri studenti dovrebbe
richiedere certe qualità che sono difficili da descrivere - forse, il
"tenere la schiena dritta"?, ma che talvolta risultano essere
osservabili. Per esempio, se il tuo Direttore mette ai voti che vengano
omesse da un verbale delle dichiarazioni rese, tuo dovere è alzare la
mano e opporti. Se non lo fai, o hai qualche serio problema di rapporto
con la realtà, o la schiena dritta non la sai tenere.
Questo guardando all'ombra del nostro naso. Oltre ad essa, lo scenario
generale dell'università italiana negli ultimi anni mi pare ben
descritto da un
breve intervento di Gianfranco Viesti.
Proprio perché le questioni sono complesse, allargare lo sguardo è
doveroso. E, per quel che mi riguarda, al diavolo i "punti" che
riceveremo con la VQR: il bello del nostro lavoro è la libertà.
(*) Proposta poi rientrata in seguito a "vive proteste" - insomma, l'eventuale reato alla fine non è stato commesso.