Carlo Ferraro - Nuova Legge su reclutamento, Contratti di Ricerca, RTDA, Tecnologi, SSD, didattica frontale.

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Sergio Brasini

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Jul 17, 2022, 5:56:46 AM7/17/22
to docentipr...@googlegroups.com
Da: Prof. Carlo Ferraro <carlo....@formerfaculty.polito.it>
Date: Sab 16 Lug 2022, 18:56
Subject: Movimento Dignità. Nuova Legge su reclutamento, Contratti di Ricerca, RTDA, Tecnologi, SSD, didattica frontale.
To: carlo....@formerfaculty.polito.it <carlo....@formerfaculty.polito.it>


      Cari Colleghi Professori e Ricercatori,

     questa e-mail è per aggiornarvi dell’evoluzione del DDL 2285 in discussione alla Commissione Istruzione del Senato (è quello, essenzialmente, sul reclutamento dei Ricercatori, in discussione nel Parlamento ormai da più anni) e delle novità del Decreto Legge 36 del 30-4-3022, recentemente approvato.


        Per comprendere l’evoluzione del DDL 2285 è necessario fare almeno un po’ della “storia” più recente:

  • Il 15 giugno 2021 (più di un anno fa) il DDL 2285 sul reclutamento era stato approvato dalla Camera dei Deputati ed era stato trasmesso al Senato. Giunto al Senato l’iter è andato molto per le lunghe (l’iter non è ancora concluso), segno che al Senato ha trovato ostacoli.
  • Nella seduta del 6 ottobre 2021 della Commissione Istruzione del Senato erano stati presentati vari emendamenti fra i quali spiccavano due del Relatore, il Senatore Verducci: il primo aboliva gli assegni di ricerca (ancora presenti nel DDL approvato dalla Camera) e li sostituiva con “Contratti di ricerca”, della durata massima di 5 anni (contro i 4 degli assegni di ricerca della Camera), il secondo portava a 6 gli anni del Ricercatore a Tempo Determinato (contro i 7 della Camera). Somma inalterata: 11 anni.
  • Successivamente, dal 26 ottobre 2021 all’11-5-2022 (circa 6 mesi) il DDL 2285 è sembrato essere caduto nell’oblio: in tale periodo non è più stato in discussione plenaria nella Commissione.
  • L’11-5-2022 il DDL si è “rivitalizzato”: è tornato in discussione in Commissione con la presentazione, sempre da parte del Relatore, di nuovi emendamenti che ricalcavano quelli già presentati il 6-10-2021 e con l’aggiunta della figura del “Tecnologo”, tanto cara alla CRUI.
  • Successivamente, il DDL 2285 è di nuovo caduto nell’oblio (a tutt’oggi nessuna riunione al riguardo, dopo quella dell’11-5-2022), né, in base a quanto è detto in seguito, è prevedibile se e come tornerà in campo.

       In tutte le fasi anzidette, a partire dalla discussione alla Camera, abbiamo inviato alle Commissioni le nostre proposte e segnalato le nostre perplessità (già comunicate a Voi in tutte le precedenti e-mail). A maggio, in particolare, vista la rivitalizzazione del DDL 2285, persino con l’introduzione della nuova figura del Tecnologo, abbiamo inviato alla Commissione Istruzione del Senato le nostre proposte aggiuntive sulle progressioni di carriera dei PA e degli RTI (inviate a voi già prima, il 27 aprile). Infatti, visto che era stato possibile introdurre nel DDL 2285 la figura del Tecnologo, poteva essere possibile introdurre anche le progressioni di carriera.

        Ma non c’è stato tempo per farlo, in quanto è intervenuto un fatto nuovo, anche inquietante.

       Infatti, in parallelo al DDL 2285 era in discussione nella Commissione Istruzione del Senato (unitamente alla Commissione Affari Costituzionali) il Decreto Legge n° 36 del 30-4-2022 in attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Un progetto molto ampio, riguardante numerosissimi Ministeri con relativi interventi specifici per ognuno di essi. Il provvedimento, in quanto Decreto Legge, ha avuto un iter serratissimo, con poco tempo per ognuno dei tanti argomenti, dovendo il Decreto essere approvato, pena il decadimento, entro il 29 giugno 2022.


        Nell’ambito di tale DL 36 sul PNRR, i punti salienti sono i seguenti:

  • Il 4 maggio, in seduta congiunta delle Commissioni Istruzione e Affari Costituzionali del Senato, è iniziata la discussione del DL 36 sul PNRR.
  • All’incirca a fine maggio, il Senatore Verducci (relatore del DDL 2285) e la Senatrice Castellone (ai quali poi si sono aggiunte le firme dei Senatori De Petris, Gallone, Laniece, Malpezzi, Nencini, Saponara) hanno presentato un emendamento al DL 36 nel quale hanno proposto, insieme ad altre norme, tutto quanto presente nel DDL 2285 riguardo ai Ricercatori a Tempo Determinato, ai Contratti di Ricerca, ai Tecnologi, tutti come proposti da Verducci, pochi giorni prima, nell’ambito del DDL 2285. Vi allego questo emendamento.
  • Una procedura decisamente anomala, non solo perché ha in buona parte svuotato il DDL 2285, ma perché alla discussione di tali argomenti, spostati nel DL 36 sul PNRR, insieme a tantissimi argomenti di altra natura e con le urgenze tipiche di un Decreto Legge, i Parlamentari hanno potuto dedicare un tempo pressoché nullo.
  • Comunque, ad abundantiam, il 30 maggio abbiamo inviato alla Commissione Istruzione le nostre ultime proposte sulle progressioni di carriera degli strutturati, non tanto perché non fossero note alla Commissione (le avevamo già inviate in precedenza), ma solo per far rilevare un aspetto che poteva essere sfuggito: le nostre proposte, comprensive anche delle progressioni di carriera degli strutturati, non avevano bisogno di finanziamento alcuno, essendo le risorse necessarie già presenti nella Legge di Bilancio per il 2022.
  • A quel punto non c’era da far altro che attendere. Data la platea dei firmatari (di quasi tutti i partiti della maggioranza), l’emendamento poteva essere bloccato solo dal parere contrario del Governo. Infatti è noto che, soprattutto in presenza di un Decreto Legge, se il Governo, nella figura della Ministra, non dà il suo “placet” è prassi che i firmatari ritirino l’emendamento per non creare problemi che possano portare alla caduta del Governo stesso.
  • Il “placet” della Ministra evidentemente c’è stato: l’emendamento è passato in Commissione, portato in aula al Senato, approvato insieme a tutto il DL 36 il 23 giugno e poi il 29 giugno è stato approvato, senza modifiche, dalla Camera.

      

       Principali punti, per L’Università, del DL 36 sul PNRR.

       È da premettere che quanto segue è ormai Legge dello Stato, e per lunghi anni non è pensabile verrà modificato facilmente, se non con l’avvento di un nuovo Ministro di idee radicalmente diverse. Pertanto anche i potenziali correttivi in sede parlamentare sono improbabili a breve. Si può, invece, per evitare che i difetti si esaltino, vigilare attentamente sull’applicazione che ne verrà fatta (e noi lo faremo certamente), ma molto del lavoro al riguardo è affidato a Voi, perché spesso ci sono discrezionalità confinate negli Atenei e nei Vostri ambiti culturali, e Voi potrete fare molto più di noi.


        Ricercatori a Tempo Determinato.

        È prevista una sola figura di Ricercatore a Tempo Determinato, della durata di 6 anni. Vengono quindi abolite le figure degli RTD di tipo a) e di tipo b). Si accede a tale posizione dopo avere conseguito il dottorato di ricerca.

       Fin qui tutto bene, coincide con le nostre proposte. Il precariato insito nella figura dell’RTD di tipo a) viene abolito. Però sul precariato c’è in seguito un paragrafo apposito.

       Teoricamente (ma solo teoricamente, come vedrete), la norma consente, diventati RTD a 30 anni (dopo il dottorato e qualche periodo in attesa di vincere un concorso da RTD), di diventare Professori Associati a 36 anni. Alcuni, ma crediamo molto pochi, diventeranno davvero PA a 36 anni, ma la maggior parte, in virtù di quando diremo nel successivo paragrafo, lo diventerà ben oltre i 40 anni, come è quasi sempre attualmente. In dispregio dell’immissione di giovani leve nei PA il più presto possibile, che tutti dicono sia un obiettivo da perseguire.


        Contratti di Ricerca e precariato

       Viene abolita la figura dell’Assegnista di ricerca (durata massima 4 anni) e istituita la figura del Contrattista di ricerca (della durata massima di 5 anni), con maggiori tutele rispetto all’Assegnista e maggiore retribuzione rispetto a tale figura, ma con retribuzione nettamente al disotto di quella del Ricercatore a Tempo Determinato, con il quale è però confrontabile in termini di requisiti di qualità necessari (il Dottorato di Ricerca) e di lavoro svolto. È una figura utile per portare avanti progetti di ricerca di Ateneo, nazionali o europei, teoricamente non per altro. L’unica limitazione che viene posta al proliferare di tale figura è che la spesa complessiva per l'attribuzione dei contratti non può essere superiore alla spesa media sostenuta nell'ultimo triennio per l'erogazione degli assegni di ricerca, come risultante dai bilanci approvati: dato il maggior costo dei contratti rispetto agli assegni, i Contrattisti risulteranno numericamente inferiori agli Assegnisti attuali. Però, dato che gli Assegnisti sono numericamente ben più elevati rispetto agli sbocchi, è una limitazione modesta: i Contrattisti potranno essere ancora nettamente superiori agli sbocchi offerti.

       Il contratto non costituisce titolo per alcuna posizione, meno che mai per quella di Ricercatore a Tempo Determinato.

       Il precariato, che tutti dicono di voler eliminare, viene istituzionalizzato per Legge.

       Infatti, innanzitutto si coinvolgeranno persone di profilo elevato (Dottori in Ricerca, come gli RTD), le quali dopo anni di lavoro quali Contrattisti, potranno, con l’avallo del Legislatore, essere abbandonate a sé stesse, senza curarsi del loro destino. Persone retribuite poco, in relazione alla qualità del lavoro svolto, dovranno presentarsi nel mondo del lavoro senza poter neanche dire “sono rimasto per qualche anno nell’Università perché retribuito molto bene”. Il mondo del lavoro li vedrà come persone il cui cuore sarà restato nell’Università, nella quale non hanno trovato posto, e tale nostalgia, come sappiamo bene, non è gradita a nessun datore di lavoro, fino a costituire perfino una remora all’assunzione.

       Nel frattempo, però, i Contrattisti avranno aiutato gli Atenei a scalare i “ranking internazionali” e a portare avanti i progetti di ricerca.

       Riteniamo che queste logiche non dovrebbero trovare spazio nell’Università.

       Non per nulla per evitare tale problema, e per compensare la mancanza di un futuro certo, noi avevamo proposto un Contrattista di ricerca, nominalmente la stessa figura, ma retribuita un pizzico in più del Ricercatore a Tempo Determinato. La retribuzione elevata aveva anche un altro scopo, quello di costituire una forte remora per le Università dall’utilizzare la figura del Contrattista come figura “tampone” in attesa del posto da RTD. Avevamo anche proposto di riconoscere, a domanda, gli anni da Contrattista per abbreviare l’iter da RTD.

       Se invece, come probabilmente accadrà, il contratto di ricerca verrà inteso proprio come periodo, di fatto, obbligatario prima di diventare RTD, allora a 30 anni invece di vincere un concorso da RTD, si vincerà un concorso da Contrattista, e dopo 5 anni, a 35 anni di età, uno da RTD e si diventerà Professore Associati a 41 anni, la stessa età usuale attuale.

       E allora cosa sarà cambiato? Prima si facevano 4-5 anni da Assegnista o altra figura precaria, 3 anni da RTD di tipo a), ancora una figura precaria, e quindi 7-8 anni di precariato, e infine 3 anni da RTD di tipo b), una figura finalmente con prospettive. Ora gli anni di precariato si ridurranno a 5, ma il precariato non sarà abolito, sarà ancora prepotentemente in campo, istituzionalizzato per Legge.

        La Ministra, invece, ha presentato, in una intervista al Corriere della Sera del 26 giugno scorso, un quadro idilliaco:Un giovane si laurea a 24 anni, fa il dottorato fino 27, prende un contratto e arriva a 30. Poi vince il posto di ricercatore, il tenure track (Rtt) che lo porta a 36-37 a diventare associato, anticipando di 6-7 anni rispetto ad ora”. La Ministra dà per scontato che il giorno dopo la laurea si diventerà subito Dottori in Ricerca, il giorno dopo lo scadere dei 3 anni formali di Dottorato si diventerà subito Contrattista e il giorno dopo i primi 3 anni da Contrattista, si diventerà subito Ricercatore a Tempo Determinato. Un quadro idilliaco, dato che non prevede alcuna soluzione di continuità fra una figura e l’altra, quadro che non reggerà alla prova dei fatti, se non in qualche caso eccezionale. Invece, ci saranno sicuramente dei vuoti fra laurea e Dottorato, Dottorato e Contratto, Contratto e posto da RTD, e allora addio ai 36-37 anni che la Ministra ipotizza.

 

        Ricercatori a tempo Determinato di tipo a)

        Per questa figura, abolita dal DL 36 sul PNR, la situazione sfiora il grottesco.

       Mentre da un lato il DL 36 abolisce tale figura, dall’altro la “rivitalizza”. Difatti è previsto che per i prossimi 3 anni si possano ancora bandire posti da RTDA (quindi gli RTDA saranno in campo per almeno altri 6 anni), riservati a Ricercatori muniti del cosiddetto “Sigillo di Eccellenza” ottenuto nell’ambito di Progetti di ricerca europei oppure ai Ricercatori previsti nel Piano Nazionale per la Ricerca per il 2011-2027.

       Le risorse per tali RTDA sono enormi: 600 milioni di euro prelevati dal PNRR. Praticamente tanti quanto quelli messi a disposizione, nella Legge di Bilancio varata nel 2021, delle assunzioni o progressioni di carriera di Professori e Ricercatori, con la sostanziale differenza che tali risorse del PNRR creeranno inevitabilmente altro precariato senza sbocchi universitari.

       Le Università se ne avvantaggeranno fino a che durerà il PNRR, ma gli RTDA creati saranno nella situazione descritta dianzi, dovendo combattere contro gli altri precari dei Contratti di Ricerca o avendo grandi difficoltà a immettersi agevolmente nel mondo del lavoro.

       Non riteniamo che tutto ciò costituisca un grande risultato.

 

       Tecnologi

      Una figura nuova, caldeggiata dalla CRUI. Presentata come una figura di tecnico ad alta specializzazione, potrebbe diventare un serbatoio per altri precari. Qui c’è da aspettare l’applicazione, per vedere se sarà corretta o si creerà altro precariato. Occorrerà vigilare.

 

       Settori Scientifico-disciplinari

      È prevista una revisione dei settori concorsuali (che cambiano il loro nome in “gruppi scientifico-disciplinari”), con la riduzione del loro numero e con una associata razionalizzazione e conseguente aggiornamento dei settori scientifico-disciplinari. Qui è indispensabile la Vostra azione di vigilanza nell’ambito dei Vostri ambiti culturali. Sarà una lotta dura, perché tali operazioni, a prescindere dalle intenzioni del Legislatore, potrà risolversi a detrimento di alcune aree e a vantaggio di altre.

 

       Revisione del carico didattico

      È prevista una revisione delle modalità delle prestazioni nel campo della didattica, con l’eliminazione del concetto di “didattica frontale”, sostituto da un concetto più vago: “svolgimento dell'insegnamento nelle varie forme previste”. Viene anche decentrata la definizione dei criteri che consentono di variare il numero di ore previste per lo “svolgimento dell'insegnamento nelle varie forme previste”, che passa da un decreto del Ministro (peraltro, che ci risulti, mai emanato) a regolamenti di Ateneo. Ci sono tutti i presupposti per ulteriori possibilità di differenziazione da un Ateneo all’altro. Sarà anche un modo di far ritornare in campo, in veste rinnovata, la didattica a distanza? A Voi e a noi il compito di vigilare attentamente su tale revisione.

 

       Azioni future del nostro Movimento

       Nel breve-medio termine, per il DL 36 sul PNRR, essendo questa ormai legge dello Stato difficilmente modificabile in tempi brevi in sede Parlamentare, vigileremo insieme a Voi, che avrete il ruolo principale, sulla corretta applicazione del DL 36. La vigilanza è indispensabile almeno affinché le criticità non si esaltino.

       Nel medio e lungo termine le azioni del Movimento si concentreranno, senza trascurare però tutto quanto è previsto nelle nostre Proposte per l’Università, essenzialmente sui temi:

  • Progressioni di carriera del personale strutturato.
  • Adeguamento degli stipendi ai livelli europei.
  • Potenziamento della Ricerca di base.
  • Abilitazione alla Docenza Universitaria.

       Cosa ci sia dietro queste linee di principio Vi è senz’altro chiaro, sono le linee di principio delle nostre Proposte per l’Università e che abbiamo via via adattato ai singoli casi, ma potremo essere più dettagliati nelle prossime e-mail.

       Potete diffondere questo messaggio e l’allegato ai Vostri amici più vicini di Dipartimento, Facoltà, Scuola.

       Potete diffonderli ai Parlamentari di Vostra conoscenza.


Cordiali saluti,

Carlo Ferraro

Movimento per la Dignità della Docenza 

 

Emendamento Verducci-Castellone et alii - Approvato.pdf
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