Francesco Seghezzi (Università di Bergamo) - Collettività davanti all’IA

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Sergio Brasini

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May 26, 2026, 1:52:51 PM (2 days ago) May 26
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https://www.editorialedomani.it/idee/commenti/magnifica-humanitas-enciclica-papa-leone-significato-ioqq9sqz

Collettività davanti all’IA

La prima enciclica di Leone XIV parte dal fatto che come alla fine dell’Ottocento la fabbrica impose di misurarsi con la questione operaia, oggi l’Ia impone una nuova questione del lavoro. Un’innovazione che deve essere socialmente orientata

Occorrerà tempo per riflettere a fondo sui 250 paragrafi e le 40mila parole dell’enciclica Magnifica Humanitas, la prima a firma di Leone XIV presentata ieri a Roma in presenza, tra gli altri, del cofondatore di Anthropic Christopher Olah. Ma leggerla con la lente del lavoro e del suo rapporto con l’intelligenza artificiale può essere un inizio per entrare nella vera protagonista del documento, che non è tanto l’Ia quanto la dottrina sociale della Chiesa come suggerisce la firma del 15 maggio, anniversario della Rerum Novarum. Come alla fine dell’Ottocento la fabbrica impose di misurarsi con la questione operaia, oggi l’Ia impone una nuova questione del lavoro. Non perché ogni algoritmo distruggerà occupazione ma perché cambia il rapporto tra persona, attività, competenza, responsabilità e riconoscimento sociale. 
Ma il punto di partenza dell’enciclica è un altro: il lavoro non è soltanto reddito. Di certo è sostentamento, ma è anche esperienza, relazione, disciplina del tempo, contributo alla comunità, costruzione di sé. Una società capace di garantire beni e servizi con il lavoro di una minoranza non avrebbe risolto automaticamente la questione sociale perché produrrebbe un mondo fatto di «inattività forzata, di assenza di responsabilità, di mancanza di impegni e stimoli quotidiani, con esiti di impoverimento umano e culturale in contrasto con l’elevato livello di sviluppo tecnico». Questo rischio non va confuso con la difesa di qualunque lavoro, e il ruolo della tecnologia non deve essere letto solo nei suoi potenziali effetti distruttivi. Molti lavori sono stati e sono ancora duri, ripetitivi, insicuri, malpagati e nessuna retorica della dignità può trasformare lo sfruttamento in vocazione. Proprio per questo la dignità va presa sul serio, non ridotta a morale, ma elevata a criterio per giudicare l’organizzazione economica. Un lavoro è dignitoso quando permette alla persona di esprimere capacità, apprendere, partecipare, vedere riconosciuto il proprio contributo. Se l’Ia serve solo a comprimere costi, intensificare ritmi, sorvegliare prestazioni e scaricare il rischio sui singoli, non emancipa il lavoro ma lo impoverisce. 
Da questo punto di vista è centrale, nell’enciclica, la proposta di una innovazione socialmente orientata. Ogni scelta tecnologica è anche una scelta istituzionale e decide, anche se non lo dichiara, chi guadagna produttività, chi sopporta i costi, chi partecipa agli usi, chi viene formato e chi viene lasciato indietro. Per questo si sostiene che non basta reagire quando i posti scompaiono ma occorre giocare d’anticipo. E qui l’enciclica è molto concreta proponendo che ogni introduzione significativa di automazione e Ia dovrebbe essere accompagnata da criteri verificabili: impatto sull’occupazione, piani di riqualificazione, coinvolgimento dei lavoratori, redistribuzione dei guadagni di produttività, tutela contro decisioni algoritmiche opache Magnifica Humanitas, letta con gli occhi del lavoro, ricorda che, come a fine Ottocento esiste una questione sociale (dell’Ia in questo caso) che non si misura solo nel numero di occupati, ma nella qualità umana dell’occupazione che resta e di quella che nasce. E la questione sociale è qualcosa di fronte alla quale occorre prendere posizione. La Chiesa lo fa con questo documento e suggerisce un metodo, quello di mettersi insieme, di coinvolgere ciascuno, come nell’esempio biblico del profeta Neenia con il quale si apre il documento nel quale, per ricostruire Gerusalemme «convoca le famiglie, affida a ciascuna un tratto di muro da ricostruire, ascolta le paure, coordina gli sforzi, fronteggia le opposizioni. Il racconto mostra come la città rinasca non grazie all’iniziativa di una singola persona, ma attraverso la responsabilità condivisa di tutto il popolo». Come non vedere un appello ad una nuova collettività orientata non alla difesa del presente, quanto alla costruzione di un futuro che, spesso dimentichiamo, dipende molto dalle decisioni che prendiamo oggi.
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