Le università italiane sono tra le più accoglienti con gli studenti palestinesi

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Sergio Brasini

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Jun 5, 2026, 1:55:10 PM (yesterday) Jun 5
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https://www.avvenire.it/attualita/le-universita-italiane-sembrano-tra-le-piu-accoglienti-con-gli-studenti-palestinesi_109336

di Andrea Ceredani

Le università italiane sono tra le più accoglienti con gli studenti palestinesi

Ieri il Governo ha parlato di 250 arrivi, favoriti dal coordinamento tra Ministeri, diplomazie e organizzazioni in loco. Ma di fatto a gestire i confini è sempre Israele, come dimostra il caso Al Najjar

Il popolo gazawi è tra i più istruiti in Asia occidentale, con una percentuale di alfabetizzazione che sfiora il 97%. I giovani palestinesi iscritti all’università o al college, prima del 7 ottobre 2023, erano circa 90mila. Ma la loro vita e le loro carriere accademiche restano bloccate al 7 ottobre 2023. Nei primi mesi di invasione della Striscia, l’esercito israeliano ha bombardato l’Università islamica, l’Università Al-Azhar e infine l’Al-Israa. Il risultato è che decine di migliaia di giovani hanno rinunciato al diritto allo studio e solo pochissime centinaia di studenti sono riusciti a fuggire dalla guerra e dall’occupazione israeliana per proseguire la propria formazione in Europa e in Italia. Il conteggio ufficiale per il nostro Paese è arrivato ieri. Tramite bandi universitari, 250 matricole palestinesi negli ultimi due anni hanno iniziato a studiare negli atenei italiani. La maggior parte di loro arriva da Gaza (204), ma altri anche dalla Cisgiordania occupata (48). I numeri non permettono di parlare di «futuro» e «opportunità», come annunciato ieri dal ministero degli Esteri all’arrivo degli ultimi studenti, ma in effetti l’Italia sembra essere tra i Paesi più attivi nella costruzione di corridoi per i giovani palestinesi.

Il caso Mahmoud Al Najjar
L’uscita di studenti palestinesi da Gaza, di fatto, è regolata dalle autorità di israeliane. A dimostrarlo è il caso di Mahmoud Al Najjar, studente in arrivo all’università di Tor Vergata a Roma bloccato negli scorsi giorni al valico di Kerem Shalom dall’esercito di Tel Aviv. Il suo visto per l’Italia, secondo le autorità israeliane, era stato rilasciato prima dell’approvazione del Cogat, l’ente che coordina le attività del Governo israeliano nei territori palestinesi, come sostiene lo stesso portavoce del Cogat. La versione è stata categoricamente smentita dalla Farnesina, che dice di aver dato consegnato il visto solo dopo l’approvazione dell’ente israeliano. Ma l’opinione del nostro Governo non ha fermato le autorità israeliane dal bloccare il trasferimento del giovane, che aveva titoli e carte in regola, ora arrestato «per gravi motivi di sicurezza nazionale».

Eppure, l’Italia sembra ancora molto attiva nel favorire il trasferimento di studenti palestinesi. E la ragione ha a che fare con l’organizzazione dell’accoglienza nel nostro Paese. Se in molti Stati europei la maggior parte dei corridoi è nata dall’iniziativa di singoli atenei, in Italia quasi tutti gli arrivi sono stati gestiti dal progetto Iupals (Italian Universities for Palestinian Students), messo a punto dalla Conferenza dei rettori (Crui) e dal ministero degli Esteri. In altre parole, le università hanno messo a disposizione borse di studio per giovani gazawi che non potevano chiedere il ricongiungimento familiare mentre il Governo ha lavorato diplomaticamente per permetterne l’uscita. Con l’aiuto, tra gli altri, di partner locali come le Scuole di Terrasanta e la Fondazione Giovanni Paolo II. Il progetto, in realtà, ha terminato la propria attività a dicembre scorso ma, da allora, le iniziative degli atenei hanno sempre rispettato i criteri dello Iupals. Ogni borsa, cioè, deve coprire le tasse universitarie, l’alloggio in Italia (presso residenze universitarie o strutture convenzionate), il vitto (in mensa o simili), l’assicurazione sanitaria e il viaggio aereo per l’arrivo in Italia.

Quanti studenti palestinesi vengono accolti in Europa
Nel resto d’Europa le iniziative esistono, ma spesso si muovono autonomamente e in ordine sparso. In Germania, il Servizio tedesco per lo scambio accademico (Daad) ha istituito un programma specifico per gli studenti e i dottorandi palestinesi che già si trovano nel Paese e non possono rientrare a Gaza. Per l’aiuto in loco, il programma di Berlino preferisce il sostegno a distanza al trasferimento: il programma Daad In-Country, in particolare, finanzia le lezioni digitali di piccoli gruppi di studenti che, a causa della guerra, possono studiare solo online. Anche in Francia prevale l’aiuto a distanza: il collettivo “Universitaires avec Gaza” sta supportando la didattica di 160 studenti che formalmente sono ammessi agli atenei francesi, ma di fatto sono ancora bloccati nella Striscia. In generale, l’accoglienza era stata congelata dallo Stato francese nell’estate del 2025, prima di riprendere gradualmente con piccoli arrivi: nel novembre 2025, solo 18 matricole sono riuscite a prendere un volo per Parigi. In Irlanda, nel 2025 sono arrivati 52 studenti con borse universitarie analoghe a quelle italiane. Mentre in Spagna non esiste un registro unico centralizzato dei trasferimenti di studenti palestinesi: la prima grande operazione di evacuazione accademica coordinata dal ministero degli Esteri risale al dicembre 2025, quando sei matricole erano arrivate a Madrid. Nello stesso periodo, però, altri dodici giovani erano stati iscritti e trasferiti in altri atenei del Paese.


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