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La premier e il ddl Stupri. La politica trasversale delle donne è finita
Sui temi della sessualità e del genere si sta facendo ogni giorno più grande, in tutto il mondo, la polarizzazione, la divaricazione di visioni tra forze reazionarie o progressiste. Sulle “leggi delle donne”, come su ogni altro tema dell’agenda politica, la maggioranza mostra di voler andare avanti da sola, anche a costo di tradire i patti con l’opposizione
L’anno in cui si celebra l’ottantesimo anniversario dell’ingresso delle donne nella vita politica italiana non sarebbe potuto cominciare peggio di così, ossia con lo strappo della destra sul “ddl Stupri” che sancisce la rottura del patto bipartisan tra Giorgia Meloni e Elly Schlein.
La riformulazione proposta da Giulia Bongiorno, che ha ricevuto il via libera a maggioranza in commissione Giustizia in Senato, stravolge il testo oggetto del precedente accordo, già approvato all’unanimità alla Camera, eliminando del tutto la parola «consenso» e introducendo al suo posto il concetto di «volontà» contraria della vittima. Passando, insomma, da “solo sì è sì” a “solo no è no”.
Il tradimento
Non si è trattato esattamente di un «ritocco», come era stato annunciato, ma di un autentico sabotaggio, contro un’iniziativa che avrebbe riscritto la fattispecie della violenza sessuale in linea con la Convenzione di Istanbul del Consiglio d’Europa, e con le modifiche già introdotte negli ordinamenti di molti paesi europei. Perché, come affermano le opposizioni e le associazioni femministe e anti violenza in protesta, la nuova formulazione ci fa tornare indietro rispetto all’attuale orientamento giurisprudenziale, mentre sposta il focus dall’azione di chi ha commesso la violazione all’accertamento di una volontà contraria della parte offesa.
Le questioni che la vicenda solleva riguardano, certamente, il merito della legge. Ma anche il metodo, che suscita dubbi rilevanti sulla possibilità stessa di una politica trasversale delle donne in questo nuovo clima.
Le cosiddette “leggi delle donne” nella storia del nostro paese, quelle che hanno avuto le donne come protagoniste, ma soprattutto che hanno contribuito a cambiare, almeno sul piano giuridico, le relazioni di potere tra i generi, sono state sempre il risultato di un lavoro faticoso. Un lavoro che ha visto le rappresentanti, a tutti i livelli, tessere legami con i movimenti, le associazioni, le donne nella società. Un lavoro, inoltre, che ha fatto sempre del Parlamento il luogo centrale del conflitto e del dialogo, tra i partiti e dentro i partiti.
Nell’introduzione al volume della Fondazione Nilde Iotti, Le leggi delle donne che hanno cambiato l’Italia (Futura editrice), l’ex parlamentare ed ex ministra Livia Turco parla, a proposito di questa storia, del «valore» e dell’«efficacia» della «trasversalità femminile, dell’alleanza politica e sociale tra donne di diversi orientamenti politici e culturali » e dell’«importanza di fare gioco di squadra, di costruire mediazioni, di stringere alleanze tra donne nella società e donne impegnate nelle istituzioni».
La polarizzazione
Tutto questo, però, sembra ormai appartenere al passato. Sulle “leggi delle donne”, come su ogni altro tema dell’agenda politica, la maggioranza mostra di voler andare avanti da sola, anche a costo di tradire i patti con l’opposizione, oppure obbligando la stessa opposizione a mettere da parte dubbi e distinguo, per non figurare come avversaria del cambiamento. È quel che è accaduto con la legge che introduce il reato autonomo di femminicidio, approvata all’unanimità. Ho già scritto in precedenza che un provvedimento come quello, che interviene sul solo versante penale, e solo quando si consuma l’esito letale di una storia di violenza, ha potuto essere abbracciato dalla maggioranza nella sua interezza perché non urta con l’assetto valoriale della destra, abituata a rispondere a problemi strutturali con nuovi reati e aumenti di pene. Nel caso del testo sul “consenso” nella sua prima formulazione, si sarebbe trattato invece di riconoscere come violenza un atto sessuale a partire dall’assenza di un sì, aprendo a un’autentica trasformazione dei rapporti di potere tra i generi sul terreno della sessualità.
Proprio sui temi della sessualità e del genere si sta facendo ogni giorno più grande, in tutto il mondo, la polarizzazione, la divaricazione di visioni tra forze reazionarie o progressiste. Si può davvero credere ancora, in questo contesto, in una politica trasversale delle donne per le donne?