"In Italia, gli enti, le università, non hanno un regolamento per le immersioni”: Silvestro Greco, biologo marino, professore di Ecologia all’università di Pollenzo, è vicepresidente della Stazione zoologica Anton Dhorn di Napoli ed è uno dei pionieri della materia in Italia.
Professor Greco, non esiste un protocollo uniformemente riconosciuto che regolamenti le attività di ricerca sott’acqua?
“L’unico ente ad averlo è la Stazione zoologica Anton Dhorn di Napoli. E poggia su due cardini: la salvaguardia assoluta della vita umana del personale impegnato nelle attività di ricerca in mare e la tutela della carta europea dei ricercatori che favorisce le attività di conoscenza. Per il resto, poi, ogni gruppo di lavoro poi ha le proprie regole. Ora però l’effetto di questo dramma può essere un dramma ulteriore”
Quale?
"Questa tragedia che ha colpito persone, famiglie e tutto il mondo scientifico, oltre che l’opinione pubblica, rischia di avere un effetto drammatico ulteriore: lo stop a tutte le missioni dei biologi marini e il blocco della ricerca. Questo sarebbe drammatico. E sarebbe come se Monica Montefalcone, Muriel Oddenino e tutti gli altri morissero due volte”.
Uno studio prodotto dagli scienziati del Distav dell’Università di Genova documenta ricerche del gruppo, cui apparteneva la professoressa Montefalcone, anche a 80 metri di profondità. I sub sono morti nella grotta a 60 metri: sono quote abituali per una missione scientifica?
“Non conosco i protocolli che usano, ma 80 metri non sono abissi. Dai 150 metri è abisso, le nostre ricerche nel Mediterraneo raggiungono gli 800-1000 metri, ovviamente utilizzando i Rov (veicoli subacquei telecomandati, ndr). Tecnicamente si può arrivare a 80 metri, e ci si arriva, è chiaro che occorrono attrezzature particolari, rebreather, un campo di bombole per la decompressione. Solo che queste sono scelte organizzative che alla fine ricadono sui singoli ricercatori in mancanza di un regolamento”.
Cosa pensa dell’Università di Genova che ha rimosso i nomi della professoressa Montefalcone e della ricercatrice Oddenino dal proprio sito e non ha previsto alcuna commemorazione ufficiale?
"Credo che si tratti di sensibilità diverse. Io sul sito avrei aperto una pagina di lutto ufficiale. Voglio pensare e sperare che sia frutto di questa maledetta di burocrazia”
La professoressa Montefalcone e il suo gruppo di ricerca hanno accumulato molti dati che evidenziano inquinamento, legato all’aumento del turismo, anche negli atolli delle Maldive: potrebbero aver infastidito qualcuno?
"No assolutamente. Stiamo parlando di un pianeta, il nostro, che è completamente contaminato, perfino al Polo. Noi abbiamo fatto quaranta missioni in Antartide, e abbiamo trovato di tutto anche là. E anche il Mediterraneo è inquinatissimo. Ed è il prezzo, anche, del turismo”.
Che scienziata era Monica Montefalcone?
"Si tratta di una collega che ho avuto modo di apprezzare già appena dopo la sua laurea e tutti possono facilmente verificare il suo profilo scientifico, con migliaia di citazioni. Un’eccellenza tra i biologi marini in un settore che, quando ho iniziato io, non aveva neppure una facoltà dedicata. Voglio ricordare anche il valore scientifico di Muriel Oddenino, che negli ultimi due anni è stata nel gruppo di ricerca dell’Università di Bari di cui sono responsabile, con un centinaio di studiosi, lavorando sulla valutazione dell’impatto ambientale degli impianti eolici off shore galleggianti”.
Professore, che idea si è fatto della tragedia delle Maldive? Cosa potrebbe essere successo?
"Non ho nessuna idea. Fino a quando non avremo l’evidenza delle immagini delle GoPro, dei dati delle strumentazioni e degli esiti delle autopsie, non si può azzardare alcuna ipotesi”.