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La sinistra non dia a Meloni il tempo di recuperare
Dopo la sconfitta referendaria la premier e il suo governo sono ammaccati. La vittoria alle elezioni politiche non è più un miraggio. Ma il momento va colto senza esitazioni perché le finestre di opportunità per intervenire a indirizzare il corso degli eventi si aprono e si chiudono rapidamente
In politica il momento va colto senza esitazioni perché le finestre di opportunità per intervenire a indirizzare il corso degli eventi si aprono e si chiudono rapidamente. La vittoria nel referendum ha creato una aspettativa di cambiamento. La difesa della Costituzione e l’ostilità nei confronti delle pulsioni securitarie e autoritarie di quella «famiglia Addams» che siede ai banchi del governo (copyright Matteo Renzi) hanno mobilitato giovani e meno giovani.
L’eccezionale partecipazione giovanile che ha portato così in alto quella complessiva non è scontato che si riconfermi al prossimo appuntamento. È quindi tempo per l’opposizione di dare l’avviso di sfratto al governo Meloni. Ma serve l’indirizzo della nuova casa. E il numero degli inquilini.
La nuova casa
Sui possibili abitanti, il litigio che aveva fatto precipitare dal balcone Enrico Letta & co sembra al momento archiviato. L’unico tira e molla lo potrà provocare Carlo Calenda: nel caso volesse far parte del gruppo, visto il suo comportamento alle ultime elezioni, saranno necessari impegni sottoscritti col sangue.
Comunque, rispetto ad allora la prospettiva è ben diversa. All’orizzonte non c’è una sconfitta certa, piuttosto una vittoria molto probabile. E questo è un collante molto forte. È il momento di approfittare dello sbandamento dell’esecutivo. La decisione di tutti i partiti (Calenda escluso, infatti) di respingere la palla avvelenata di discutere, fuori dagli ambiti istituzionali, il progetto governativo sulla legge elettorale va in questa direzione: è l’opposizione che condiziona l’agenda. E dimostra una sicurezza di sé, e una coesione, che tempo fa non avremmo nemmeno immaginato. Mentre la squadra di governo cade in ogni buca. Ultimo episodio in ordine di tempo, l’esternazione del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, sul delitto di Garlasco.
Il programma
Il disastro della gestione economica del governo offre opportunità all’opposizione. A iniziare dai 200 miliardi di Pnrr, strappati da Giuseppe Conte in un drammatico vertice notturno con i maggiorenti dell’Unione. È arrivata una pioggia di denaro inimmaginabile, un Piano Marshall più che raddoppiato. Dove sono andati a finire tutti quei soldi? Perché l’economia italiana non ha preso il volo? Perché perdiamo continuamente terreno rispetto agli altri paesi?
Arrestare il declino e invertire la rotta è l’ovvio programma del centro-sinistra. Non c’è nulla da inventare: think tank di varia natura hanno già offerto infiniti suggerimenti concreti e attuabili. Quello che non manca a sinistra sono le intelligenze. Più carenti, fin qui, la sintesi e la guida politica.
La definizione della leadership non è ancora all’ordine del giorno, non è questo che chiedono con urgenza i cittadini; è tema che appassiona molto di più il circuito mediatico. Piuttosto vanno subito declinati quei progetti che accendano la speranza, soprattutto delle componenti giovanili e di quella vasta platea che non vota.
Lì si rifugiano i tanti che non credono più che la politica possa ascoltarli e risolvere i loro problemi: un’area di sottoprivilegiati che si sente ai margini. Recuperarli alla visibilità politica non è solo un dovere della sinistra, ma una necessità della democrazia. Per sottrarli dal loro torpore va offerta loro una prospettiva di futuro.
Anche se molti ancora arricciano il naso, il reddito di cittadinanza proposto dai Cinque stelle, misura di sinistra quant’altre mai (poi si poteva confezionare meglio, ma questo è un altro discorso), ha attivato platee lontane dalla politica. O, per usare un esempio ben più autorevole, l’idea del welfare state e dell’assistenza sanitaria gratuita lanciata dai laburisti nel 1945 travolse anche Winston Churchill.
La riduzione delle disuguaglianze – aumentate nel corso degli anni meloniani – attraverso un utilizzo virtuoso delle risorse, è un obiettivo mobilitante. Va tradotto in pochi punti, chiari, coinvolgenti. Il momento per metterli in campo è propizio. Attendere oltre consente una possibile ripresa del governo: la premier, pur ammaccata, si sta muovendo per recuperare. Una opposizione accorta non deve lasciarle il tempo.