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L’Italia e il Board di Gaza. Il governo partecipa a un funerale della pace
Le scelte di Roma sono sempre state fedeli alla tradizione del “pacifismo giuridico”. Era proprio la necessità del diritto che giustificava – anche pretestuosamente – l’atlantismo. Il governo Meloni lo ha sostituito col “pacifismo imperialista”, per cui l’unica pace possibile è quella dei cimiteri
So che rileggere Bobbio – in tempi in cui il pantheon culturale del nostro governo sembra ospitare solo un raffinato intellettuale come Trump (affiancato al massimo da improbabili buffoni di corte) – può apparire un gesto di disperazione. Eppure, dinanzi alla scelta del governo di non prendere le distanze dal nuovo reality show intitolato Board of Peace, la domanda da porci è molto seria: dentro quale tradizione di pensiero si può collocare la storia politica delle posizioni del nostro paese di fronte alla pace (e alla guerra)? Proprio Bobbio ci aiuta a rispondere con chiarezza. Peraltro val la pena ricordare che egli non era né un comunista né tantomeno un pacifista integralista. La sua ragionevole posizione si fondava su una preferenza politica ben definita: dopo la Seconda guerra mondiale e il problema atomico, la guerra non era più un’opzione possibile e la pace rappresentava invece l’unica scelta necessaria. Anche l’articolo 11 della nostra Costituzione sorge da questa consapevolezza. Non è stato scritto da pacifisti, ma da partigiani. Ora, non vi è dubbio che questa convinzione depositata nella nostra Costituzione sia stata maltrattata da molti governi. Non voglio certo enfatizzare le conseguenze della scelta del governo di prestare attenzione alle prepotenze di Trump. Potremmo dire così: con questa scelta il tradimento materiale di quell’articolo costituzionale non comincia, ma giunge a compimento.
Guerra e pace
Scriveva Bobbio: «Di fronte alla calamità della guerra gli uomini avevano escogitato sinora due argomenti per non disperare: o la guerra è buona, oppure non è buona ma è evitabile. Oggi siamo certi che non può essere buona, e non siamo sicuri che sia evitabile». Il nostro governo sembra inseguire il delirio di chi – rigettando le lezioni della storia – pensa che si possa costruire la pace solo subordinandola alla convinzione che la guerra può essere buona e, anche per questo, non deve essere per forza evitata.
Non è tutto. Il ripudio costituzionale della guerra nasceva dalla preferenza culturale – che apparteneva allo stesso Bobbio – nei confronti del “pacifismo giuridico”. Non occorre fare molta fatica per spiegare cosa sia: l’idea che l’unico modo per costruire la pace è «attraverso il diritto». La via della pace che l’Italia ha sempre percorso stava precisamente nel riconoscimento del nesso indissolubile tra pace e diritto, nell’idea dunque che solo lo sviluppo progressivo del diritto internazionale potesse davvero preservare il mondo dalla sopraffazione del più forte o dalle patologie dei nazionalismi, che già avevano prodotto così tante tragedie.
Un pensiero realista e non utopico. Difatti i pacifisti radicali (io tra questi) l’hanno spesso osservato con diffidenza: non prevede nessuna conversione individuale o spirituale, anzi è proprio la convinzione che la tentazione della violenza sia inestirpabile che spinge al ripudio della guerra in nome del diritto. C’è peraltro da riconoscere che le attuali posizioni europee – quelle per cui, contrariamente al governo italiano, i suoi maggiori paesi diffidano dell’iniziativa trumpiana – non sorgono in difesa del “pacifismo giuridico”, ma piuttosto di un ormai anacronistico “pacifismo economico-liberale”, fondato sull’idea che ciò che può arginare la violenza non siano i diritti ma le regole del libero mercato.
Atlantismo svuotato
La strada intrapresa dal nostro governo non va né nell’una né nell’altra direzione. Le sue scelte sono ormai molto chiare e sono ostinatamente fedeli all’atlantismo, anche quando va contro il pacifismo giuridico. Eppure era proprio la necessità del diritto che giustificava – anche solo pretestuosamente – l’atlantismo. Che non era il fine, ma la cornice entro cui essere fedeli al pacifismo giuridico. Che senso ha l’atlantismo, quando è svuotato dal suo vincolo col pacifismo giuridico e anzi va in una direzione che non è solo diversa ma è addirittura contraria?
È ancora Bobbio a spiegarcelo. Il contrario del pacifismo giuridico è infatti il “pacifismo imperialista”. Cioè quella modalità politica per cui l’unica pace che dobbiamo cercare sta nella sottomissione di tutti gli stati a uno stato più forte. È quella pace che sostituisce il diritto col suo contrario: la forza. Non è difficile riconoscere che il Board of Peace sia un progetto fedele a questo modello di pace, che non solo non è quello che ha ispirato la nostra Costituzione e la nostra storia, ma ne rappresenta letteralmente il suo contrario. Quale sia la razionalità di questo modello e a cosa conduca, è presto detto: «Storicamente questa visuale non è errata: all’interno degli imperi c’è la pace perpetua, seppure quella dei cimiteri». Ha proprio ragione Bobbio, temo che l’Italia abbia scelto di presenziare a un funerale, quello della pace.