Baraa è vivo per miracolo. L’Italia gli apra le porte

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Sergio Brasini

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May 26, 2026, 1:52:58 PM (2 days ago) May 26
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https://ilmanifesto.it/baraa-e-vivo-per-miracolo-litalia-gli-apra-le-porte

di Widad Tamimi

Baraa è vivo per miracolo. L’Italia gli apra le porte

Terra rimossa Pochi giorni fa vi abbiamo raccontato la storia degli studenti di Gaza a cui Roma non concede di portare con sé i propri figli. Uno di loro ieri è scampato per un soffio alla morte portata da una bomba israeliana

La terra ha tremato ancora, ieri mattina, a Gaza. Un boato sordo, poi la colonna di fumo nero che si solleva nel punto esatto in cui sorge la scuola Ghaith. Reem ha corso con il cuore in gola, le scarpe affondate nella terra, ormai secca, una striscia dove non esiste più alcun luogo sicuro. Ha corso pensando che per il suo bambino fosse arrivata la fine.

Invece, per miracolo, lo ha ritrovato poco distante: sotto choc, coperto di polvere, ma vivo. Scampato all’ennesimo massacro. Reem ha affidato il suo urlo di disperazione e sollievo a un post pubblicato ieri sui social. Ma le sue parole non sono solo l’ennesima cronaca dell’inferno della Striscia: sono il seguito drammatico di quella denuncia che abbiamo sollevato solo pochi giorni fa su queste pagine, quando vi abbiamo chiesto di chiudere gli occhi e di immaginare il sadismo istituzionale di uno Stato che concede una borsa di studio a una madre ma le impone di abbandonare il proprio figlio sotto le bombe.

MENTRE SCRIVO mi arrivano i video dei bombardamenti che avvengono in questo esatto momento sulla zona di Al Mawasi. Gente bruciata viva, tra i morti soprattutto bambini. Oggi quel ricatto disumano suona, se possibile, ancora più feroce. Quante volte ancora il piccolo Baraa – il bambino che nei suoi video saluta l’Italia dicendo «Hi, my second family» – scamperà per un soffio alla morte?

Per Reem, madre divorziata e unico punto di riferimento del figlio, l’offerta dell’Università Cattolica di Milano e della Fondazione Asilo Mariuccia resta congelata da quel diktat filtrato via telefono: lei può partire per frequentare il Master in Relazioni d’aiuto, ma Baraa deve rimanere a Gaza.

Un destino identico a quello dei coniugi Karam e Ola Dahman, entrambi vincitori di una borsa di studio alla Lumsa di Roma, la cui figlioletta Silla è stata esclusa dal visto con un secco e testuale «No» inviato su WhatsApp dai funzionari italiani. E lo stesso dramma sta già consumando Maram, un’altra studente palestinese giunta in Italia per frequentare Tor Vergata: piegata dai vincoli consolari, è dovuta partire da sola per non perdere il diritto alla borsa, con l’unica speranza di ottenere il ricongiungimento familiare al più presto. Oggi vive a Roma dilaniata dai sensi di colpa, consapevole che i suoi tre figli minori, Kareem, Mohammed e Kenan, sono rimasti bloccati a Gaza, esposti ogni secondo alla morte.

MA DOPO I SILENZI e l’indignazione sollevata dalla nostra denuncia, la diplomazia italiana non potrà più nascondersi dietro una cornetta. Si aspetta a breve l’annuncio di un’interrogazione parlamentare rivolta ai ministri degli affari esteri, dell’interno e dell’università. Il testo contesta al governo un operato in palese violazione dei pilastri del diritto internazionale ed europeo, a partire dalla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dalla Carta di Nizza, che impongono di assumere l’interesse del minore come criterio cardine di ogni atto.

L’interrogazione evidenzia come il consolato stia violando le stesse leggi italiane, in particolare il Testo unico Immigrazione che tutela l’unità familiare e riconosce il diritto di accompagnamento per i figli minori, e la legge sulla trasparenza amministrativa, calpestata da dinieghi comunicati solo a voce, senza alcun provvedimento scritto che permetta alle famiglie di difendersi.

La società civile, le università e le fondazioni hanno già garantito la totale copertura economica e logistica per questi bambini, azzerando ogni onere per lo Stato. I ministri dovranno ora spiegare i motivi di questa tortura psicologica e chiarire se intendano disporre l’immediato riesame delle pratiche per rilasciare i visti ai figli di Reem e della famiglia Dahman e l’evacuazione umanitaria urgente per i bambini di Maram. Perché il diritto allo studio non può diventare il prezzo del sacrificio di un figlio, e l’Italia non può continuare a firmare la condanna a morte di bambini che ci chiamano già famiglia.


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