Istat, un giovane su quattro rinuncia agli studi per cercare un impiego

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Sergio Brasini

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May 27, 2026, 1:24:42 PM (yesterday) May 27
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di Letizia Giostra

Istat, un giovane su quattro rinuncia agli studi per cercare un impiego

La corsa per il posto di lavoro inizia appena superata la maturità. Per i lavori part-time spicca la sovraistruzione

In Italia, i nuovi arrivati nel mondo del lavoro ritengono di aver passato troppo tempo con la testa tra i libri per il tipo di mansione che svolgono. Per loro, infatti, sarebbe stato sufficiente un livello di istruzione più basso di quello ottenuto. A pensarla così è il 57,8% dei giovani (33,0% dei diplomati e il 24,8% dei laureati), che registrano dati inferiori rispetto alla media europea (rispettivamente al 22,8% e 22,1%).  

Il rapporto dell’Istat sui giovani lavoratori e lo stato di salute dell’istruzione italiana accende i riflettori sul fenomeno della sovraistruzione. A sostenere questa tesi sono per lo più le donne diplomate, mentre il numero di laureati sovraistruiti è più elevato tra chi ha genitori con un basso livello di istruzione. La categoria più esposta? Quella dei precari.

I motivi sono molteplici: da un lato può essere sintomo di una lenta risposta del sistema di istruzione e formazione alle esigenze del settore; mentre dall’altro una scarsa capacità da parte del mercato del lavoro di assorbire le risorse umane disponibili.

Il tema della sovraistruzione 
Il tema della sovraistruzione segna la maggiore incidenza nei giovani che hanno firmato un contratto di collaborazione o di prestazione occasionale (49,9% tra i diplomati e 43,1% tra i laureati) e tra i dipendenti a termine (40,7% nei diplomati, 29,5% nei laureati).

Ma non è tutto, perché per queste tipologie di lavoro la maggioranza degli occupati sovraistruiti hanno già un ricco curriculum di esperienze lavorative alle spalle (tra i dipendenti a termine il 63% dei diplomati e dei laureati è già almeno al secondo lavoro; tra i collaboratori, il 42% dei diplomati e il 76% dei laureati).        

Il dato scende, invece, tra chi ha l’indeterminato (28,9% e 22,6% le incidenze tra i diplomati e laureati) e raggiunge i livelli più bassi tra i giovani che lavorano in modo autonomo (21,2% e 20,0% per diplomati e laureati). Infine, per quanto riguarda il part-time, il fenomeno è molto diffuso, coinvolgendo oltre 4 diplomati su 10 e circa un terzo dei laureati.

Le attività economiche: dall’agricoltura alla sanità 
Agricoltori, ristoratori, docenti e infermieri: la sovraistruzione tocca anche queste categorie. Le incidenze massime si registrano in agricoltura (46,9% e 82,2% le quote di sovraistruiti tra diplomati e laureati) e nel settore degli alberghi e ristoranti (47,9% e 58,1%), ma risulta elevata anche nel settore del commercio (36,1% e 49,5%), scendendo al minimo nel settore dell’Istruzione e sanità (11,3% e 10,2%).

Focus sulle professioni 
La quota dei diplomati sovraistruiti raggiunge l’85% tra gli addetti alle pulizie domestiche e i lavoratori agricoli, mentre diminuisce per camerieri e baristi (42,4%). Quattro conduttori di impianti e macchinari su 10 (40,9%) sono sovraistruiti, l’incidenza scende al 29,3% tra gli artigiani e operai specializzati, mentre lo è un impiegato su cinque.  

Circa il 4% dei giovani laureati ha fatto l’artigiano, l’operaio specializzato, l’agricoltore, il conduttore di impianti o una professione non qualificata. Nel mondo degli impiegati (gruppo che coinvolge il 14,3% dei laureati) la sovraistruzione resta decisamente alta (41,8%), soprattutto tra gli addetti alla segreteria.

Rallenta l’ingresso nel mondo del lavoro 
I gap occupazionali per i giovani che non seguono più alcun percorso di formazione sono diversi: il tasso di occupazione tra i 20-34enni è di 1,3 punti inferiore a quello europeo per chi possiede al più la licenza media, differenza che sale a 9,0 punti per chi ha conseguito il diploma e a 5,9 punti tra chi si è anche laureato.

Tuttavia, la differenza con l’Europa si riduce quando aumenta il tempo trascorso dal conseguimento del titolo di studio. Tra i diplomati, il divario a sfavore dell’Italia nel tasso di occupazione passa dai 16,8 punti tra coloro che hanno conseguito il titolo da non più di tre anni a 7,9 punti tra chi lo ha conseguito da oltre tre anni. Per i laureati, invece, il divario passa da 10,6 punti a 2,4 punti.

Un giovane su quattro lascia l’università per cercare lavoro 
I diplomati vanno a caccia di occupazioni. La corsa per il posto di lavoro inizia appena superata la maturità. Si inizia spesso con l’iscrizione all’università, ma il 6,2% degli studenti ha interrotto il percorso universitario subito dopo averlo iniziato. In Italia, infatti, il 24,5% ha fatto rinuncia agli studi per cercare lavoro.  

Ma ci sono anche altre motivazioni nell’indagine dell’Istat, come la difficoltà o il mancato interesse per gli studi intrapresi. Nella media europea tale motivazione riguarda una interruzione su due (49,8%) e in quella italiana una su tre (34,3%).

La coerenza tra piani didattici e lavoro rispetto all’Ue 
Se volgiamo lo sguardo verso l’attinenza del programma del corso di studi seguito rispetto alla professione intrapresa, quasi un terzo dei diplomati valuta il piano didattico come attinente rispetto al lavoro svolto, per il 43,7% lo è solo in parte e per il restante 25,1% è poco coerente.  

La massima attinenza si registra tra i diplomati proveniente da istituti tecnici (35,1% rispetto al 21,3%). Inoltre, anche all’interno dei percorsi professionalizzanti, alcuni indirizzi di studio registrano una migliore corrispondenza con il tipo di lavoro svolto, come per gli indirizzi STEM.



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