Donald Trump ha emanato lunedì sera un ordine esecutivo che introduce nuovi e blandi controlli di sicurezza sulle nuove intelligenze artificiali. La Casa Bianca ha fissato pochi e morbidi paletti per le aziende che le producono: potranno scegliere di sottomettersi volontariamente ai controlli di sicurezza da parte delle autorità statunitensi, ma senza obblighi particolari.
L’ORDINE prevede la creazione di una «commissione per la cybersicurezza dell’Ai» che dovrà fissare i test a cui saranno sottoposte le intelligenze artificiali delle aziende disponibili ad aderire ai controlli. Queste società dovranno mettere a disposizione della commissione i nuovi modelli almeno 30 giorni prima della loro introduzione sul mercato. Le aziende e il governo selezioneranno alcuni partner che visioneranno in anticipo i nuovi sistemi in modo da valutarne i rischi per le infrastrutture. È possibile che tra i «partner» figurino non solo istituzioni pubbliche ma anche gruppi privati la cui vulnerabilità rappresenta un pericolo per la sicurezza nazionale come banche, aziende energetiche o del settore dei trasporti.
Il governo, si chiarisce nel testo, non intende bloccare eventuali sistemi pericolosi o non certificati. «La procedura prevista non rappresenta un sistema obbligatorio di autorizzazione preventiva, né fissa dei requisiti per lo sviluppo, la pubblicazione, il rilascio o la distribuzione di nuovi modelli di intelligenza artificiale, compresi i modelli di frontiera».
L’APPROCCIO TRUMPIANO alla materia viene esplicitato anche nel preambolo. «Gli Usa continuano a guidare il mondo nel settore dell’intelligenza artificiale grazie al talento e all’innovazione» si legge nel testo «e al nostro rifiuto di frenarla con norme eccessivamente onerose».
Un regolamento però era atteso da giorni. La sua introduzione era diventata quasi inevitabile per le pressioni sulla Casa Bianca del mondo Maga vicino a Trump. Diversi esponenti della destra religiosa avevano chiesto al presidente di proteggere la nazione da attacchi cyber proponendo che l’intelligenza artificiale sia trattata al pari di altre tecnologie potenzialmente pericolose, come aviazione e nucleare, che devono superare controlli rigorosi.
«I SISTEMI di intelligenza artificiale più potenti meritano di essere trattati con la stessa serietà e attenzione» si legge in una lettera aperta della coalizione pro-Trump Humans First, scritta da attivisti influenti come Steve Bannon e Amy Kremer. Simili timori, anche fuori dal giro Maga, si sono diffusi soprattutto dopo l’annuncio della Anthropic, una delle aziende di punta nel settore, di una versione denominata Mythos capace di individuare e sfruttare le vulnerabilità dei sistemi informatici a un livello senza precedenti, con il rischio di mettere in ginocchio le infrastrutture critiche se finisse in mani sbagliate. Proprio per questa ragione l’azienda stessa ha rinunciato a distribuire Mythos sul mercato, riservandone l’utilizzo a pochi soggetti verificati e responsabili.
L’allergia per i controlli però è quasi una questione genetica per Trump. Il regolamento rappresenta dunque una mediazione che tiene in gran conto le richieste della lobby opposta, quella degli industriali dell’intelligenza artificiale come OpenAI, Google, Meta e la stessa Anthropic. Due settimane fa una bozza appena più restrittiva – ma che non introduceva alcun obbligo – era stata fermata in extremis a causa delle proteste dei manager tech. Secondo le indiscrezioni pubblicate dal New York Times, in quella versione del decreto il preavviso per i nuovi modelli di AI era fissato in 90 giorni, un tempo ritenuto troppo lungo da molti addetti ai lavori per mantenere il vantaggio sulla concorrenza cinese.
A CONVINCERE definitivamente il presidente ad ammorbidire l’ordine sarebbe stato David Sacks, il finanziere a cui Trump all’inizio del secondo mandato aveva affidato la gestione della sua criptovaluta e la supervisione sul settore dell’intelligenza artificiale. I suoi consigli avevano indotto il presidente a revocare il sistema di autorizzazioni introdotto dall’ex-presidente Biden, sull’esempio dell’AI Act europeo. Come Elon Musk, Sacks aveva lasciato l’amministrazione dopo 130 giorni, rimanendo però molto ascoltato da Trump.