ANDU – Associazione Nazionale Docenti Universitari
LA ‘RIFORMA’ DEL CUN AL SENATO
L’incontro dell’ANDU
con Marco Mancini,
Segretario Generale del MUR
1. Un nuovo Organismo nazionale con nuovi poteri e nuova composizione
2. Smantellare la perversa ‘giustizia ordinaria’
3. Proposte ANDU: «coerenti e tendenzialmente alternative al DDL»
Il primo luglio 2026 una delegazione dell’ANDU, composta da Andrea Capotorti, Mauro Federico, Nunzio Miraglia e Lucinia Speciale, ha incontrato il Segretario Generale del MUR, prof. Marco Mancini.
Nell’incontro è stata esposta la valutazione negativa dell’ANDU sul DDL 1890 riguardante la ‘riforma’ del CUN il cui esame inizierà l’8 luglio 2026 nella della Commissione Cultura del Senato.
Nello stesso incontro l’ANDU ha illustrato in maniera puntuale la richiesta di un Organo nazionale di autogoverno del Sistema universitario alternativo al CUN.
Preliminarmente Marco Mancini ha chiarito che, essendo già avviata la fase parlamentare del DDL 1890, nella sua qualità di Segretario Generale non avrebbe potuto esprime una valutazione a nome del Ministero sulle richieste dell’ANDU, trattandosi, a questo punto, di una valutazione di natura politica che spetta esclusivamente al Ministro, nella fase emendativa dell’iter del provvedimento. A tal fine avrebbe comunque rappresentato allo stesso Ministro, al Capo di Gabinetto e all’Ufficio Legislativo quanto esposto dall’ANDU.
Mancini ha ribadito quanto già sottolineato nel precedente incontro con l’ANDU: la natura del provvedimento (un Disegno di Legge) consente - ovviamente – che esso possa essere modificato in Parlamento, anche su proposta del Governo o del Relatore, oltre che dagli stessi Parlamentari.
L’ANDU ha esposto in maniera puntuale le valutazioni sul DDL 1890 e le proposte alternative contenute nel recente documento Al Senato ancora il CUN delle corporazioni accademiche.
1. Un nuovo Organismo nazionale con nuovi poteri e nuova composizione
Nell’incontro l’ANDU ha ribadito che occorre abolire un Organismo che - come il CUN attuale e futuro - è «la rappresentazione delle aggregazioni disciplinari e delle corporazioni e sottocorporazioni accademiche»: un Organismo che dà un potere immenso a chi si ritrova di fatto a ‘gestire’- separatamente - i propri Settori disciplinari. Un potere che peraltro deriva da una scarsa partecipazione alle elezioni, con quasi sempre candidati unici, frutto di preaccordi.
In alternativa a questo assetto di potere meramente accademico, è indispensabile e urgente la costituzione di un nuovo Organismo di autogoverno del Sistema nazionale che, per compiti e composizione, rappresenti e difenda l’autonomia universitaria dai poteri forti interni ed esterni, contrastando il ruolo improprio e dannoso esercitato dalla CRUI.
- Nuovi poteri
Il nuovo Organismo di autogoverno del Sistema nazionale universitario deve svolgere il compito di coordinamento degli Atenei e deve avere ampi poteri di iniziativa, di proposta e di consultazione della comunità universitaria. Inoltre i pareri di questo Organismo devono essere vincolanti per qualsiasi questione riguardante la didattica, la ricerca e lo stato giuridico del personale.
- Nuova composizione
Per costituire un nuovo Organismo che rappresenti democraticamente ed efficacemente l’intero Sistema nazionale universitario, occorre prevedere 5 aree (non più le attuali 14 aree accademiche), con 5 rappresentanti per area e con elettorato attivo e passivo unico per ordinari, associati e ricercatori a tempo indeterminato e a tempo determinato, con il limite di non più di due rappresentanti per fascia.
Va inoltre prevista la presenza di 5 studenti, 1 precario, 1 dottorando, 1 specializzando e 3 tecnico-amministrativi.
Si potrebbe anche prevedere che l’Organismo nazionale si possa avvalere di Comitati dei gruppi disciplinari, con funzioni consultive e con parere vincolante su materie a loro assegnate
2. Smantellare la perversa ‘giustizia ordinaria’
Oltre che sul ruolo e la composizione di un nuovo Organismo nazionale, nell’incontro con Marco Mancini l’ANDU ha molto insistito sulla necessità e urgenza di smantellare l’attuale assetto dell’amministrazione della ‘giustizia’ nell’Università.
Non è più tollerabile che l’iniziativa disciplinare sia in mano ai soli rettori, che peraltro sono gli unici a non potere esser sottoposti a un procedimento disciplinare. Il procedimento disciplinare deve poter essere attivato da un apposito Organismo, che possa anche ‘occuparsi’ del rettore.
Altrettanto importante è che a esprimersi sulle richieste di ‘punizione’ debba essere un unico Collegio disciplinare nazionale, che agisca sempre con la stessa composizione, senza distinguere gli interessati a un procedimento sulla base della fascia di appartenenza.
Il Collegio di disciplina nazionale deve essere composto in maniera paritetica, cioè in maniera totalmente diversa da quanto previsto dalla Legge 18 (prima di quella cosiddetta Gelmini): 5 componenti, con 3 ordinari, 1 associato e 1 ricercatore; di fatto un ‘tribunale degli ordinari’.
Il Segretario Generale del MUR ha affermato che la questione dei Collegi di disciplina non era stata considerata dal Gruppo ministeriale che ha elaborato i contenuti del DDL 1890, ma che essa sarà oggetto di riflessione da parte del Ministero alla luce degli emendamenti che saranno presentati al riguardo.
Bisogna finirla, a tutti i livelli, con il potere assoluto degli ordinari, che limita la libertà di ricerca e di insegnamento degli altri docenti-ricercatori.
3. Proposte ANDU: «coerenti e tendenzialmente alternative al DDL»
Alla fine dell’incontro, Marco Mancini ha preso atto che le proposte dell’ANDU sono coerenti e che ogni specifica richiesta è tendenzialmente alternativa al DDL 1890.
Il Segretario Generale ha rinnovato il suo impegno a sottoporre al Ministro, al Capo di Gabinetto e all’Ufficio legislativo quanto esposto dall’ANDU.
L’ANDU ha chiesto di essere ascoltata dal Ministero sui Decreti ministeriali per l’attuazione della Legge sui concorsi, che sarà a breve definitivamente approvata alla Camera.
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