Il caso all'Università di Lecce. Il rettore Zara: non è un concorso al contrario. «Ma i prof italiani sono i più adatti»

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Sergio Brasini

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Oct 28, 2014, 7:44:24 PM10/28/14
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Articolo di Samantha Dell'Edera pubblicato martedì 28 ottobre 2014 dal Corriere del Mezzogiorno.

Zara: non è un concorso al contrario. «Ma i prof italiani sono i più adatti»

Per il rettore «nessuna discriminazione» verso i docenti dei grandi atenei esteri


Prima i professori che hanno insegnato in Italia e dopo tutti gli altri, anche quelli provenienti dagli atenei più prestigiosi al mondo. E' bufera sul bando pubblicato dall'Università del Salento sul reclutamento di 16 docenti associati, nel quale - come denunciato dal giornalista e scrittore Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera - viene assegnato un punteggio più alto a chi ha già insegnato negli atenei italiani, a discapito degli stranieri. Il rettore dell'Università del Salento, Vincenzo Zara, affiancato da alcuni direttori di dipartimento e delegati, risponde con una nota, con la quale rigetta qualsiasi accusa di «discriminazione». «Il peso attribuito nel bando all'attività di ricerca - si legge nella nota diffusa dall'Ateneo salentino - rende del tutto evidente che uno studioso di grande rilievo internazionale che avesse ipoteticamente conseguito l'abilitazione alla seconda fascia e presentato domanda presso l'Università del Salento, avrebbe indubitabilmente vinto la procedura selettiva». Il rettore ricorda anche i successi a livello internazionale conseguiti dal suo Ateneo: l'Università del Salento figura al 263esimo posto nella classifica Times Higher Education Rankings, scalando 70 posizioni rispetto al 2013 e classificandosi insieme a Trento al quinto posto tra le università italiane e al primo nel Centro Sud. «In particolare - prosegue il rettore - il nostro ateneo risulta essere primo per l'indicatore relativo alla qualità della didattica e secondo solo alla Scuola Normale di Pisa». Zara precisa inoltre che l'Università del Salento è stata tra le poche che hanno ritenuto di riservare un punteggio specifico aggiuntivo e premiante alle esperienze didattiche all'estero. «Infatti - continua - generalmente viene previsto un unico criterio di valutazione della didattica fortemente orientato su parametri tipicamente nazionali». Ed infine conclude: «Per quanto riguarda l'attività didattica svolta in Italia, concordiamo con il fatto che i nostri docenti, pur tra tante difficoltà, riescono a preparare in maniera più che soddisfacente i laureati dell'Università del Salento che conseguono brillanti risultati anche all'estero». La notizia del bando ha colto impreparato invece il rettore dell'Università Aldo Moro di Bari, Antonio Uricchio, in viaggio di lavoro in Polonia. «Non ho idea del bando - commenta - dipende da quello che richiedono. Preferirei non esprimere valutazione in merito proprio perché non conosco la questione. E' chiaro che sul piano generale valgono le regole europee, ma non posso entrare nel merito». Proprio l'Università di Bari, nel corso dell'ultimo senato accademico, ha dato ad esempio il via libera al progetto visiting professor, aprendo le aule dell'Ateneo a docenti e ricercatori stranieri, di chiara fama internazionale. Pronta invece la risposta del rettore del Politecnico di Bari, Eugenio Di Sciascio, presidente del Comitato universitario regionale di coordinamento. «Ormai le università italiane ma anche quelle del Sud, la mia in particolare ma anche le altre - commenta - hanno una totale apertura nei confronti dei rapporti con l'estero. L'internazionalizzazione è fondamentale sia per i docenti che per gli studenti. Poi ci saranno casi particolari, ma in generale credo che il sistema pugliese sia apertissimo all'esterno. Basti pensare - continua - che al momento sto firmando un contratto con un professore siriano». Il rettore assicura che nel suo Politecnico non pubblicherebbe mai un bando con criteri come quelli ndicati dall'Università del Salento. «Non posso entrare nel merito delle scelte del collega - conclude - ma in generale almeno nei nostri concorsi non ci sono limiti. Noi garantiamo lo stesso punteggio indipendentemente da dove arriva il docente. Ovviamente ogni università si regola in base a proprie necessità. Io non farei comunque questa scelta». Nessuna risposta dal rettore di Foggia, Maurizio Ricci. Sulla questione però si scagliano anche i parlamentari. Che hanno presentato un'interrogazione urgente alla ministra all'Istruzione e all'Università, Stefania Giannini. «L'Ateneo del Salento - si legge nell'interrogazione - in un bando per la ricerca di 16 professori di seconda fascia, privilegia chi ha fatto attività esclusivamente in Italia, rispetto a chi ha insegnato anche o solo all'estero. Il ministro intervenga per capire i motivi di una scelta così in controtendenza». A scrivere l'interrogazione il presidente della commissione Istruzione di Palazzo Madama Andrea Marcucci e il segretario della commissione di Vigilanza Rai Michele Anzaldi. «In tutto il mondo - si legge nel testo depositato - le Università fanno a gara per avere docenti dall'esperienza internazionale. Le classifiche infatti premiano quelle che hanno il maggior numero di studenti e professori esteri». Nell'Università del Salento «è successo esattamente il contrario - proseguono i due parlamentari del Pd - ad esempio per la docenza di Fisica sperimentale vengono assegnati 20 punti per chi ha svolto attività in Italia e 7 per chi l'ha fatta all'estero, e così di seguito per tutte le altre 15 docenze ricercate. E' un caso che merita di essere affrontato perché è una delle principali cause della debolezza delle Università italiane rispetto a quelle estere», concludono Marcucci e Anzaldi.
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