La
Suprema Corte, con ordinanza depositata il 17 maggio 2013, ha forse scritto una
pagina storica. Storica per la lucida e brillante ricostruzione del requisito
dell'interesse ad agire in giudizio e di quello della "rilevanza della questione
di legittimità costituzionale", che sembrerebbe a prima vista mancare in un
giudizio che abbia il chiaro scopo di far dichiarare l'incostituzionalità di
alcuni articoli della legge elettorale e, solo secondariamente, di far accertare
la violazione del proprio diritto costituzionale al voto libero, uguale e
diretto dei membri del Parlamento. Afferma la Corte "
". Afferma inoltre che "
Ma è un provvedimento certamente storico soprattutto per i risvolti
importantissimi che potrebbe avere l'eventuale accoglimento da parte del Giudice
delle Leggi dei dubbi di legittimità costituzionale sollevati. La Suprema Corte,
riformando la sentenza della corte territoriale che aveva erroneamente ritenuto
la legge elettorale come una "zona franca" sottratta dal controllo di
legittimità costituzionale a ragione dell'elevata discrezionalità di cui il
legislatore godrebbe in materia, censura tre norme della Legge
Calderoli:
1) Quella che prevede il premio di maggioranza alla camera;
2) Quella che prevede il premio di maggioranza al senato;
3) Quella che prevede l'elezione dei deputati e dei senatori in lista
"bloccate" senza l'espressione di alcuna preferenza.
Quanto al primo punto la Corte, citando l'ordine del giorno Perassi che, in
sede costituente, aveva sottolineato la necessità di strumenti idonei a tutelare
le esigenze di stabilità dell'azione di governo, osserva come il premio di
maggioranza che assegna il 55% dei seggi alla colazione che abbia riportato
anche un solo voto in più sia assolutamente irrazionale. Essa afferma: "se
quindi è vero che tale finalità [quella della stabilità del governo, n.d.r.]
può giustificare una limitata deroga al principio della rappresentanza e la
sottrazione alla minoranza di un certo numero di seggi (cui essa avrebbe diritto
in base al calcolo proporzionale), tuttavia occorre pur sempre che il meccanismo
che consente la traduzione dei voti in seggi non determini una sproporzione
talmente grave da risultare irragionevole e, quindi, in violazione dell'art. 3
Cost.". Ulteriore punto d'incostituzionalità è la violazione del principio
di uguaglianza del voto. La Corte ritiene vero che ogni sistema elettorale
provochi una distorsione più o meno consistente nella fase finale
dell'assegnazione dei seggi, tuttavia la distorsione provocata dal porcellum è
irrazionale perché "normativamente programmata per tale esito", sì che la
scheda di coloro che hanno votato per la coalizione che poi risulterà di
maggioranza ha un peso esagerato.
Quanto al premio di maggioranza al senato la Suprema Corte è ancora più
dura. La violazione del principio di uguaglianza del voto, qui, sarebbe ancora
più grave perché, essendo il premio di maggioranza assegnato su base regionale,
il "peso del voto è diverso a seconda della collocazione geografica dei
cittadini elettori", i quali avrebbero maggior "peso" se residenti in una
regione più popolosa che esprime più seggi piuttosto che in una regione che ne
esprime pochi.
Quanto all'abolizione del voto di preferenza il dubbio di legittimità sorge
in merito all'articolo 48 comma 2 che prevede il suffragio diretto dei deputati
e dei senatori. La Cassazione, quindi, chiede alla Corte Costituzionale di
valutare se il sistema elettorale a liste bloccate, in cui l'elettore non può
esprimere alcuna preferenza ma solo tracciare il segno su una lista, possa
essere definito a suffragio diretto, o se un tale sistema non abbia
surrettiziamente creato un'elezione indiretta dei parlamentari, non secondo il
numero di preferenze ricevute direttamente dai cittadini ma secondo un ordine
progressivo predisposto dai partiti, i quali devono concorrere a determinare la
politica nazionale ma non possono sostituirsi al corpo elettorale.
Ormai il dado è tratto. La politica deve decidersi a sciogliere la paralisi
dalla quale è avvinta da troppo tempo, e a cambiare una legge elettorale che,
altrimenti, è destinata a cadere sotto la scure impietosa della Corte
Costituzionale la quale, probabilmente suo malgrado, si vedrà costretta a
sopperire alle mancanze e alle negligenze di una politica che preferisce "tirare
a campare" piuttosto che "tirare le cuoia".