In dirittura d'arrivo il decreto salva debiti. La bozza del provvedimento,
di otto articoli, fissa in ogni dettaglio il piano biennale da 40 miliardi di
euro per il pagamento dei debiti di enti locali, Regioni e Pubblica
amministrazione centrale nei confronti delle imprese. Dopo il via libera del
Parlamento alle risoluzioni sulla nota che aggiorna i saldi di finanza pubblica,
tocca ora al Consiglio dei ministri che si riunirà oggi alle 19 (appuntamento
slittato, rispetto alla programmata seduta delle 10, per consentire un confronto
sulle ultime modifiche prima del varo). Tra le sorprese, e sa di beffa per i
cittadini, spicca la possibilità per le Regioni che utilizzeranno l'anticipo di
cassa di anticipare al 2013 l'aumento dell'aliquota addizionale Irpef. Ma ieri
sera, sul punto, c'è stata la frenata del ministro dell'Economia Vittorio
Grilli.
Enti locali I pagamenti di debiti di parte capitale, compresi quelli delle
Province in favore dei Comuni, maturati al 31 dicembre 2012, e sostenuti nel
2013, vengono esclusi dai vincoli del patto di stabilità interno per un importo
totale di 5 miliardi. Il riparto tra i singoli enti sarà determinato dal
ministero dell'Economia entro il 15 maggio. Sono inoltre previste sanzioni (due
mensilità retributive al netto delle imposte) per i responsabili degli enti
locali che nel corso dell'anno non effettuano almeno il 90% dei pagamenti
comunicati al Tesoro. Ad ogni modo, nelle more della ripartizione del Tesoro
attesa per il 15 maggio, e per consentire l'immediato pagamento almeno di una
prima tranche, ciascun ente può effettuare pagamenti entro il 50% delle
necessità finanziarie comunicate ed entro un tetto dei residui passivi in conto
capitale. Lo stesso articolo stabilisce che, per il 2013, non rilevano ai fini
del patto di stabilità interno delle Regioni e delle province autonome i
trasferimenti effettuati in favore degli enti locali a valere sui residui
passivi di parte corrente, purché a fronte di corrispondenti residui attivi
degli enti.
Per quanto riguarda invece gli enti locali che non possono far fronte ai
pagamenti dei debiti per mancanza di liquidità, potranno scattare prestiti a
valere su un Fondo con dotazione pari a 2 miliardi sia per il 2013 sia per il
2014. I prestiti saranno di durata trentennale e in caso di mancato pagamento
della rata di ammortamento entro i termini, potranno esserci corrispondente
tagli relativi alla quota Imu riservata ai Comuni oppure, nel caso delle
Province, relativi all'imposta Rc auto. Non basta, perché per gli enti locali
interessati scatteranno vincoli finanziari molto stringenti nel prossimo
quinquennio: non potranno impegnare spese correnti in misura superiore
all'importo annuale minimo dei corrispondenti impegni effettuati nell'ultimo
triennio e non potranno ricorrere all'indebitamento per gli investimenti a meno
che non sia presentata un'attestazione del conseguimento degli obiettivi del
patto di stabilità interno.