Fwd: [intergasvr:1795] Fumane: Api libere dai parassiti senza prodotti chimici [L'Arena]

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Gas Diogene

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Oct 13, 2010, 8:12:09 AM10/13/10
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---------- Messaggio inoltrato ----------
Da: Carlo Reggiani <carlo.r...@gmail.com>
Date: 13 ottobre 2010 07:33
Oggetto: [intergasvr:1795] Fumane: Api libere dai parassiti senza prodotti chimici [L'Arena]
A: inter...@googlegroups.com


L'Arena - Mercoledì 13 Ottobre 2010 PROVINCIA Pagina 28 

FUMANE. Il metodo «naturale» viene sperimentato da due apicoltori di Molina


Api libere dai parassiti
senza prodotti chimici

Santacà e Kling: «Gli insetti devono diventare resistenti alla varroa da soli. E non dobbiamo alterare le misure delle cellette»

Le api non hanno bisogno dell'aiuto dell'uomo e dei prodotti chimici per sopravvivere ai parassiti: possono difendersi da sole. 
Parola di Adriano Santacà e Adriano Kling, che stanno portando avanti progetti sperimentali di apicoltura rispettosa dell'insetto e dell'ambiente in cui vive, in parallelo ai movimenti che stanno sviluppandosi in Valpolicella per evitare l'uso di fitofarmaci sulle piante: il primo ha avviato il progetto «Save the bees project», il secondo il «progetto Apibìo», entrambi hanno una decina di arnie a Molina - per passione e non per business - e si sono ispirati a un metodo statunitense, quello di Ed e Dee Lusby, che hanno trovato su internet. Fanno anche parte della neonata Associazione apicoltori veronesi.
«È prassi diffusa», spiegano, «quella di ricorrere a trattamenti chimici contro la varroa, un acaro che porta spesso alla distruzione degli alveari: l'apicoltura tradizionale ricorre ad acidi per combatterlo, ma la parte negativa di queste sostanze di sintesi viene accumulata nella cera e quindi nel miele». 
Non solo: la riproduzione della varroa, che arriva da specie asiatiche, è stata favorita dall'aumento artificioso delle dimensioni delle cellette da parte dell'uomo, finalizzato a una maggiore produzione di miele: fornendo agli insetti i fogli di cera su cui viene stampato l'esagono del favo, la morfologia dell'ape è stata stravolta. «Ma ingrandendo gli insetti», spiegano i due apicoltori, «si è favorita la riproduzione della varroa, che colpirebbe i maschi, di dimensioni maggiori ma, trovando tutte cellette grandi, attacca anche le femmine. Le cellette naturali sono il risultato di 30 milioni di anni di evoluzione naturale: poi l'uomo ha cambiato tutto negli ultimi 100 anni. Ma non dobbiamo avere animali che dipendono dall'uomo». 
Inoltre i trattamenti chimici indeboliscono gli insetti e ne vengono così selezionati di non resistenti all'acaro, ma al trattamento, col risultato di una varroa sempre più forte: anche per questo, secondo Santacà e Kling, bisognerebbe sospendere questi trattamenti. «Sempre per non rendere deboli le api», aggiungono i due, «si dovrebbe lasciarle nutrire col loro miele, invece di dare come alimento lo zucchero, che è privo di sali minerali e vitamine. Tutte le loro caratteristiche in natura andrebbero rispettate: anche l'orientamento dei favi, che non è casuale». Kling sta allevando con sistemi naturali da tre anni, e in questo modo non ha perso nessuna arnia. 
La proposta è dunque una via alternativa a quella tradizionale che, oltre a rispettare l'insetto, si traduce in costi abbattuti per l'apicoltore e un risparmio notevole in termini di tempo.



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