Visto che anche per D'Adamo il latte non è "benefico" per nessun gruppo sanguigno trovo interessante il seguente articolo.
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[ 01/01/2008 ]
Latte: siamo uomini o vitelli?
"Fino a due anni i bambini dovrebbero essere alimentati con latte
materno. Dopo i due anni, dimenticate ogni tipo di latte!".
Questa
vera e propria bomba e stata fatta recentemente esplodere dal
celeberrimo dottore Benjiamin Spock, padre della moderna pediatria. Il
suo libro "Baby and child care" ha venduto ben 40 milioni di copie in
tutto il mondo, affermandosi come il vangelo dello svezzamento e della
cura di neonati e bambini.
Oggi Spock, che aveva sempre
consigliato il latte vaccino, ha radicalmente cambiato idea,
abbracciando le tesi che da anni molti medici ed esperti (nonché
vegetaliani, macrobiotici ed igienisti) propugnano: il latte vaccino fa
male, soprattutto in fase di crescita, perché può provocare molte
deficienze immunitarie e disturbi vari, tra cui l'anemia, allergie e
persino un insufficiente sviluppo cerebrale. Spock, dunque, si trova
ora fianco a fianco col Prof. Frank Oski, direttore del Reparto
Pediatrico della prestigiosa John Hopkins University di Baltimora ed
ex-presidente della Societh Americana per le ricerche in pediatria, che
in molti libri (tra cui il provocatorio "Non bere il tuo latte") sta da
oltre quindici anni facendo una crociata anti-latte di mucca.
In
America e in Italia in molti si sono scagliati contro Spock, definendo
"vecchio arteriosclerotico" questa vera "leggenda della puericultura"
che, a 89 anni suonati, ha avuto il coraggio intellettuale di ammettere
i propri errori e di dichiarare che il latte di vacca e adattissimo ai
vitelli, ma non agli uomini.
Le multinazionali del latte, quelle
che hanno imposto l'immagine del bianco alimento come cibo perfetto per
bambini, stanno tremando e hanno già fatto scendere in campo i soliti
professoroni in camice bianco. Nel nostro Paese e addirittura apparsa
una pubblicità dei produttori, pagata con il contributo della Comunità
Europea (che da anni ha immense scorte di latte non smaltite), in cui
si sostiene l'insostituibilità di questo alimento.
Tale
affermazione viene attribuita all'Istituto Nazionale della Nutrizione
che invece, nel rapporto preparato per la Conferenza Internazionale
sulla Nutrizione FAO/OMS che si terra a Roma in dicembre, riporta
testualmente: "all'allattamento al seno viene universalmente
riconosciuto un ruolo di primaria importanza per garantire il migliore
stato di nutrizione del bambino e per prevenire importanti malattie
dell'età pediatrica (affezioni gastrointestinali, allergie, obesità,
ecc.)". Dice inoltre che "dopo i due anni di età si osservano, con
notevole frequenza, le stesse errate abitudini alimentari riscontrabili
nella popolazione adulta, caratterizzate da un eccesso di proteine e
grassi animali".
Cosa penseremmo se le mucche un bel giorno
impazzissero e facessero allattare il proprio vitellino da un'asina,
oppure da un cammello? L'uomo e l'unico animale che continua a nutrirsi
di latte anche dopo lo svezzamento. Che sia il desiderio di non
diventare mai adulti?
Molti pensano che da sempre l'uomo abbia
consumato il latte di mucca, dandolo persino a neonati e bambini. Non è
cosi. Fino a tre secoli fa nessuno si era mai sognato di dare
latte
di mucca come sostituto del latte materno e solo negli ultimi 50 anni
il consumo di latte vaccino ha conosciuto una vertiginosa impennata,
diffondendosi in tutti i paesi industrializzati.
Anticamente il
latte di mucca era usato solo dai pastori-nomadi (adulti), mentre il
burro, ad esempio, veniva usato dai Romani dell'Impero di Augusto per
farne unguenti per la pelle.
Il latte vaccino e un cibo per
vitelli, non per l'uomo. Serve a far crescere un vitello e a farlo
assomigliare a una mucca, ma sicuramente non per aiutare un bambino a
diventare un uomo. Per questo la natura ha predisposto il latte
materno. Il latte umano è l'unico nutrimento del bambino (almeno cosi
dovrebbe essere) fino al completamento della prima dentizione, detta,
perciò, da latte; pertanto, l'allattamento può protrarsi anche a 2 anni
circa d'età.
In realtà lo svezzamento, che può iniziare verso
il 5' – 6' mese, prosegue lento e graduale fino a rendersi totale anche
verso il 15' mese ed oltre, con varianti dipendenti da molteplici
fattori.
La madre, nella società moderna, ha sempre più spesso
rinunciato ad allattare al seno il proprio neonato (bassissime le
percentuali alla fine degli anni sessanta), un po' per motivi di tempo
(essendo inserita nel frenetico processo produttivo), un po' per
mancanza di informazione sull'insostituibilita del latte materno nei
primi mesi di vita. La donna si e poi fatta condizionare da false paure
sui presunti danni estetici dell'allattamento e da un malinteso
desiderio di emancipazione.
Ma il peso più determinante, in
questa "scelta", lo ha avuto la martellante pubblicità delle industrie
produttrici di latte (in polvere e non), aiutate sicuramente dai
sacerdoti della salute in camice bianco che hanno contribuito a creare
un vero e proprio "mito" alimentare, basato su poco o nulla.
Prima
di tutto il latte di una madre sana e sempre fresco e
batteriologicamente puro, mentre ogni tipo di latte non umano deve
subire un processo di "cottura" ad alte temperature che ne distrugga
gli organismi nocivi (ma la stessa sorte tocca purtroppo anche alle
vitamine).
Latte materno e latte vaccino non sono assolutamente
uguali, se non nel colore: si differenziano infatti nella composizione
percentuale degli ingredienti (essendo l'uno destinato a far crescere
esseri umani e l'altro bovini), e nella qualità di tali ingredienti (ad
esempio le catene di aminoacidi sono completamente diverse). Inoltre
solo nel latte materno sono presenti sostanze che immunizzano il
neonato dalle infezioni (soprattutto quelle respiratorie e
intestinali), nonché la quantità di fosforo esattamente necessaria al
suo sviluppo cerebrale.
Il "cucciolo" di uomo sviluppa dapprima
il cervello, mentre l'animale sviluppa prima la struttura ossea. La
quantità di lattosio, essenziale per lo sviluppo cerebrale del bambino,
nel latte umano e quasi il doppio rispetto a quella che si riscontra
nel latte vaccino. Questo fatto e facilmente spiegabile se si pensa che
l'accrescimento del cervello del bambino e molto più rapido di quello
del vitello.
Usando il latte vaccino per alimentare i bambini,
viene quindi a soffrirne il loro sviluppo cerebrale e psichico. Il
latte vaccino contiene più del doppio delle proteine del latte umano,
ma questo non e assolutamente un vantaggio, perché come dice un vecchio
adagio "il troppo storpia": per essere tollerato dal neonato, infatti,
va diluito, pena una forte reazione di rigetto e danni renali.
Il
latte di mucca contiene molta caseina (quasi tre volte il latte umano),
una proteina che, a contatto con i nostri succhi gastrici, "caglia",
formando un grumo compatto, alquanto indigesto, che provoca inoltre
l'aumento dei processi putrefattivi intestinali. Il latte umano
cagliato forma invece coaguli piccoli, ed'è soffice e leggero.
Riguardo
alla presunta insostituibilità del latte di mucca quale fonte di calcio
(utile allo sviluppo di ossa e denti), bisogna ricordare che i nostri
progenitori non usavano assolutamente il latte vaccino e avevano ossa e
denti molto "compatti" e ben sviluppati, come
dimostrano i reperti
fossili risalenti al Paleolitico. Il fatto che le mucche producano un
latte cosi ricco di calcio si spiega facilmente tenendo conto delle
necessita fisiologiche di accrescimento dei neonati vitelli che inoltre
dovranno sviluppare le corna. Il latte materno non deve contenere più
calcio del normale, perché e quella la quantità ottimale per far
crescere sano un bambino.
Il latte vaccino, dovendo servire ai
vitelli, che hanno una velocità d'accrescimento fisico notevolmente
superiore a quella umana (raddoppiano il proprio peso dopo appena 47
giorni dalla nascita, mentre il neonato umano lo raddoppia in 180
giorni), contiene dal 3,5% al 5% di proteine, contro l'1,2% del latte
umano. Tale notevole quantità di proteine nel latte di mucca
costituisce, quindi, una autentica overdose proteica per un essere
umano. Si è cosi accertato che quando le proteine superano il normale
fabbisogno del mammifero che assume un determinato latte, l'eccesso
determina un sovraccarico per il fegato e le reni, che hanno il compito
di eliminare i prodotti del metabolismo proteico. Il latte umano, al
contrario di quello vaccino, garantisce al neonato la massima
prevenzione dalle allergie e dalle infezioni. I neonati umani, quando
non incorrono in diarree pericolose, aumentano di peso, se allattati
con latte vaccino, molto più velocemente che se sono allattati con
latte umano.
Tutto ciò ostacola lo sviluppo psichico del
bambino perché blocca, almeno parzialmente, la sua capacita
d'apprendere. Tale velocità d'accrescimento e tale che il raddoppio del
peso del neonato si raggiunge non in 180 giorni ma in soli 118, tanto
che all'età di un anno, rispetto ai coetanei nutriti con latte umano,
sono più pesanti di circa 2 kg e più alti circa di 5 centimetri, tutto
ciò a causa dell'eccesso di proteine del latte vaccino. I bambini che
presentano disturbi nell'apprendimento sono l'80% di quelli allattati
con latte vaccino. Dato che il bambino presenta la massima velocità
d'accrescimento cerebrale nei primi 18 mesi di vita, alcuni studiosi
consigliano l'allattamento umano almeno sino a questa età.
I
medici hanno riscontrato che oggi il giovane americano, alla visita di
leva, ha già concluso la crescita ossea, cosa che solo venti anni fa
succedeva sei-sette anni più tardi. Questo avviene perché vengono
alimentati fin dalla nascita con latte non specifico e con altri cibi
iperproteici.
Ma questo dato, che ad alcuni può sembrare
positivo, ha invece un lato "oscuro" preoccupante: a una accelerazione
innaturale del metabolismo e quindi ad una crescita più veloce di
quella geneticamente predeterminata si associa un invecchiamento
sicuramente più rapido. Tra l'altro ogni alimento ha valore nutritivo
per la sua capacita di essere assorbito dal nostro organismo, non solo
per la quantità di sali minerali, vitamine o proteine in esso
contenuto. Il calcio tanto reclamizzato nel latte vaccino e in genere
male assorbito dall'uomo, perché e associato con una percentuale
(relativamente) troppo alta di fosforo (fattore inibente) e alla
caseina.
Nonostante ciò, nei paesi occidentali "sviluppati"
mangiamo cosi tanto da riuscire a fare un'overdose quotidiana di
calcio, il quale va a depositarsi sulle pareti delle arterie
provocando, insieme al colesterolo, l'indurimento delle stesse oppure
forma calcoli renali, o si accumula nelle articolazioni, dando vita a
manifestazioni artritiche. Il cinese medio assume appena 15 mg di
calcio al giorno, eppure ha meno carie e osteoporosi dell'americano
medio, che ne ingurgita ben 800 mg.
Il latte vaccino contiene
una bassissima percentuale di vitamine (da un mezzo a un decimo
rispetto a quello materno). La vitamina C che recenti ricerche
dell'Università di California hanno confermato essere un potente
fattore di prevenzione antitumorale e presente in abbondanza nel latte
materno, mentre e quasi assente in quello vaccino, anche non
pastorizzato.
Il latte materno e ricco di lattosio, uno
zucchero che rende più agevole al bambino l'utilizzazione delle
proteine. Inoltre il lattosio migliora I'assorbimento del calcio e,
creando un ambiente acido nel tratto intestinale, non permette il
proliferare di batteri putrefattivi. Invece il latte vaccino contiene
il galattosio che, generando un ambiente alcalino, rende possibile lo
sviluppo di tali batteri, pericolosi per il neonato.
La
pastorizzazione ed il normale trattamento del latte alterano comunque
le vitamine (C,E, K e tutte quelle del gruppo B) e gli enzimi, fattori
di crescita e fattori anti-rigidità. Diversi anni fa il Dipartimento
americano per l'agricoltura fece un esperimento, allevando vitelli con
latte pastorizzato. Dopo tre mesi erano tutti morti.
Composizione del latte umano: 1,2-1,5 %di proteine, dal 3 al 5% di grassi, dal 6,5 al 10% di carboidrati e 2% di sali
Il
giusto cocktail per dare al neonato tutte le sostanze nutritive
necessarie alla crescita e allo sviluppo delle caratteristiche
peculiari della specie umana. Il primo liquido secreto dalle ghiandole
mammarie della donna, subito dopo il parto, e il colostro, ricco di
proteine e lattosio, e poverissimo di grassi. Determinante in questa
prima fase la presenza di un aminoacido essenziale, la taurina,
importante per lo sviluppo del sistema nervoso centrale e della retina
del neonato, e delle immunoglobuline secretorie, che proteggono il
neonato dalle infezioni respiratorie e intestinali. Le immunoglobuline
sono totalmente assenti nel latte vaccino o in qualsiasi latte
industriale. Si e notata perciò una maggiore morbilita (cioè tendenza a
contrarre infezioni) in quei bambini allattati artificialmente.
Bambini
affetti da otiti, tracheiti, catarri a ripetizione sono rientrati nella
norma sopprimendo i latticini ed in particolar modo lo yogurt.
L'insonnia dei neonati e quasi sempre da addebitare alla
somministrazione di latte vaccino. Causa l'allergia nei confronti di
alcune proteine in esso contenute.
Latticini e formaggi sono
legati alle malattie della civiltà: insorgere di tumori, cisti,
fibromi, cancro all'apparato riproduttivo femminile (seno, utero,
ovaia), infezioni all'apparato uro-genitale (cistiti e candida, molto
diffusa tra le giovani americane), malattie del sistema
cardiocircolatorio (arteriosclerosi, trombi, infarti...) a causa
dell'enorme quantità di grassi saturi; connessione diretta con le più
svariate forme di allergia sia alimentare che della pelle e
dell'apparato respiratorio (asma, raffreddore da fieno), abbassamento
delle difese immunitarie, problemi del sistema digerente (diarrea,
stitichezza, per la mancanza di fibre). Il tuorlo dell'uovo e destinato
all'embrione e il latte al neonato.
L'uomo è l'unico animale che
si nutre di uova e latte per tutta la vita, ed e anche l'unico animale,
per quanto se ne sa, a morire giovane di sclerosi coronarica e ad
ammalarsi di arteriosclerosi in età avanzata.
Danni da latteAll'inizio
del Neolitico, con l'avvento dell'agricoltura e dell'allevamento di
mammiferi erbivori, venne introdotto nell'alimentazione umana il latte
dei mammiferi non umani ed i derivati di tale latte.
Ogni
mammifero produce un tipo di latte adatto solo alla propria specie.
Orbene, tra il latte umano e quello vaccino c'è un abisso! Tra i due
latti vi è la stessa differenza esistente tra una donna ed una mucca.
Il latte umano e, tra tutti i tipi di latte, quello che ha il contenuto
proteico più basso, in assoluto; ed e il più dolce.
Percentuali di proteine e glucidi (zuccheri) dei principali latti:
proteine glucidi
donna (1,2 - 7,00)
vacca (3,50 - 4,80)
bufala (3,67 - 3,60)
capra (4,30 - 5,00)
pecora (4,88 - 5,00)
asina (2,02 - 5,90)
Il
problema dei latticini e degli altri sottoprodotti animali e molto
importante poiché essi apportano all'organismo gli stessi veleni della
carne (purine, colesterolo, ptomaine), talvolta in dosi ancor più
elevate, sono nocivi quanto e più della carne.
Il lattosio
durante la digestione, si scinde in galattosio e glucosio, ad opera
della lattasi, un enzima che caratterizza il periodo della lattazione.
L'uomo adulto dovrebbe essere sprovvisto di lattasi e cosi e, infatti,
moltissime persone non riescono assolutamente a digerire il latte
proprio a causa dell'impossibilità di scindere il lattosio per mancanza
di lattasi. Se il livello di lattasi nell'intestino e basso o non
adeguato, la ingestione di latte conduce a disturbi intestinali gravi e
a diarrea: questo avviene nella maggior parte delle popolazioni umane.
Sempre
più il latte d'oggigiorno contiene sostanze chimiche d'ogni tipo,
estranee alla normale composizione del latte e dannose all'uomo. Si
tratta di quelle sostanze che, somministrate alle mucche, passano
ovviamente nel latte: antibiotici, ormoni, sali di zinco, tireostatici,
betabloccanti, pesticidi (assunti con il foraggio), ecc., per cui il
latte in commercio e diventato una specie di farmacia. Un prodotto
tossico.
Il dottore S. Morini, allergolo presso l'ospedale
Regina Margherita di Roma, afferma che le sostanze allergizzanti sono
in prevalenza quelle del latte vaccino, che deve essere escluso
pertanto dalle diete di chi presenta allergie alimentari.
Il
dottore F. Carrier, sostiene che la soppressione del latte e dei suoi
derivati, nei casi di asma, affezioni cutanee, di alcune affezioni
dell'apparato genitale femminile e di tumori produce sempre risultati
positivi ed in molti casi addirittura clamorosi.
Un danno
provocato da uno dei derivati del latte vaccino, lo yogurt, è la
cateratta. In alcune zone dell'India dove lo yogurt si consuma
abbondantemente e quotidianamente la cateratta è molto diffusa. Sembra
che il galattosio in alte dosi favorisca la cateratta e lo yogurt è un
alimento tra i più ricchi in galattosio. Alcuni ne contengono sino al
24%.
Il latte negli anziani è controindicato anche per il
calcio contenuto e che si configura nettamente come un fattore di
fatica e di esasperazione funzionale della mucosa vasale e cardiaca, e
promotore di arteriosclerosi e di accidenti vascolari. Molti anziani
viaggiano verso la tomba su un mare di latte. Nel latte vaccino il
calcio è presente nella misura di ben 175 milligrammi in 100 grammi di
prodotto (calcio espresso come ossido di calcio). Tale eccesso di
calcio, paradossalmente, impedisce proprio l'assorbimento del calcio
stesso, come del resto è comprovato da sintomi di rachitismo presenti
in bambini nutriti con latte vaccino.
E' un luogo comune
ritenere che il latte vaccino sia indispensabile proprio per rifornirsi
di calcio; i nostri antenati, prima della domesticazione degli erbivori
da latte, avevano scheletri del tutto normali, come dimostrano i
reperti fossili. Al microscopio polarizzatore una sezione ossea di un
uomo di Neandertal evidenzia una struttura più elastica e resistente di
quella di un uomo moderno, consumatore di latte vaccino, che presenta
invece alveoli grandi in un osso duro e quindi fragile. Nei lattanti e
negli adulti che assumono latte vaccino si è potuta constatare una
eccessiva eliminazione di calcio con le urine, dovuta al forte
contenuto proteico del latte di mucca.
Presso l'Istituto della
Nutrizione dell'Università del Wisconsin, dopo lunghe ricerche si è
constatato che si elimina più calcio di quello che se ne ingerisca
consumando cibi ricchi di proteine. Il latte vaccino è legato alla
caseina che impedisce l'assorbimento del calcio, inoltre la maggioranza
dei consumatori di latte e di formaggi fa uso di prodotti pastorizzati,
omogeneizzati o comunque lavorati e tutte queste tecnologie degradano
il calcio rendendolo difficilmente assimilabile.
Per avere
calcio a sufficienza basta mangiare verdura a foglia verde, frutta,
frutti secchi, che ne contengono abbastanza per i bisogni umani.
Non
è da sottovalutare la più che probabile azione decalcificante dovuta
alla elevata acidità dello yogurt. L'uso continuato dello yogurt può
favorire l'instaurarsi dell'ulcera gastrica e di quella duodenale.
Il
latte umano contiene una quantità di lisozima 3000 volte superiore a
quella contenuta nel latte di mucca. Il lisozima è un composto proteico
con funzione antibatterica. Il latte umano è l'unico che consente lo
sviluppo del lactobacillus bifidus che protegge la mucosa intestinale
ed inibisce lo sviluppo dei germi responsabili delle diarree.
Nei
lipidi del latte vaccino vi è una quantità eccessiva di acido miristico
che può causare alterazioni delle arterie ed arteriosclerosi. Il sodio
presente nel latte vaccino è, molte volte, superiore a quello del latte
umano, che perciò impegna meno i reni. Nel latte umano i grassi sono
prevalentemente polinsaturi (acidi utili contro l'arteriosclerosi),
mentre nel latte vaccino prevalgono i grassi saturi (causa di
colesterolemia e arteriosclerosi) Nel latte vaccino vi è una prevalenza
di caseina, mentre nel latte umano prevale la lattoalbumina.
Un'indagine
durata 30 anni in Scandinavia ha dimostrato gli innegabili legami tra
l'assunzione di latte vaccino e l'insorgere dell'artrite.
Il
formaggio, a parte la carne, e molto probabilmente il peggiore alimento
oggi esistente, l'alimento più negativo per la salute umana, è un
deposito finale (una sorta di discarica) di tutti i farmaci
somministrati alle mucche e che passano nel latte che servirà per
fabbricare i formaggi; degli additivi di dubbia innocuità, che vengono
usati durante la lavorazione soprattutto per conferire loro determinate
caratteristiche organolettiche per fini commerciali e conservativi; de
diserbanti che passano nel corpo delle mucche, e poi nel latte, a mezzo
dei foraggi e delle granaglie che vengono dati per alimento. Non c'e da
meravigliarsi se qualche studioso ha detto che il formaggio oggi in
commercio è ai "limiti della tossicità". Un alimento killer.
Il latte in polvere si ottiene sottraendogli l'acqua di costituzione, cioè essiccandolo.
E'
facile capire che il prodotto cosi ottenuto non ha più nulla né di
naturale né tampoco di vivo: è una sostanza morta, di nessun valore
biologico, ormai privo di capacita radiante: un autentico inganno sul
piano nutrizionale.
Uno studio condotto nel 1979
dall'università di Berkley in California trovò che il triptofano, che è
un aminoacido presente nel latte vaccino e nei suoi derivati, stimola
abnormemente la ghiandola pituitaria accelerando l'invecchiamento del
corpo.
Il dottore L.B.Franklin ( Università della Columbia
inglese) condusse uno studio su 1500 donne che presentavano noduli
benigni al seno, tutte grandi consumatrici di formaggi e altri derivati
dal latte. Il latte vaccino contiene un ormone, l'estradiolo, che
promuove la rapida crescita dei vitelli. Il dottore Franklin dimostro
che era tale ormone a provocare i noduli mammari, infatti quando queste
donne eliminarono completamente i prodotti del latte, guarirono nella
misura dell'85% di esse.
Fatti e misfatti della BANDA DEL LATTE
A
Roma la bufera del latte (infetto) ha imperversato su tutti i giornali
preoccupando gli abituali consumatori del bianco alimento, divenuto
improvvisamente, nell'immaginario collettivo, una subdola miscela
venefica, contaminata da "grappoli" di bacilli. Tanto più sconvolgente,
per i grandi e piccoli bevitori, in quanto il latte di vacca ha una
solida patente di alimento sano, naturale, addirittura indispensabile
alla crescita (ma qualcuno lo sa che grandi civiltà si sono sviluppate
e sono fiorite senza l'aiuto di una sola goccia di latte?).
Questa
patente, per effetto automatico di "traslazione", "garantisce" anche i
vari derivati (latticini, burro, panna, formaggi freschi e stagionati,
yogurt) e, grazie alla pubblicità, madre delle più assurde e
incrollabili convinzioni indotte, viene estesa a un'infinita quantità
di prodotti nella cui preparazione è stato utilizzato latte, burro,
oppure yogurt. "Mangia questa meravigliosa merendina perché contiene un
fiume di bianco latte!", oppure: "dimagrisci naturalmente con questo
genuino formaggio cremoso!". La carrellata di esempi è infinita.
Purtroppo
i miti, specie quelli creati "a tavolino" dall'industria onnipotente,
sono duri a morire; semplicemente scalfirli e creare almeno un
ragionevole dubbio riguardo al dogma è impresa pressoché eroica.
Fin
troppo facile dire che oggi latte e derivati sono un cocktail di
sostanze dubbie (betabloccanti, stimolanti dell'appetito, larvicidi,
antibiotici e tranquillanti somministrati alle mucche finiscono
inevitabilmente nel loro latte, per non parlare delle valanghe di
pesticidi con cui si coltivano i mangimi per allevarle).
Fin
troppo facile dire che il formaggio, essendo ancora più in alto nella
catena alimentare, concentra in misura maggiore tutte queste sostanze,
cui si aggiungono, spesso, conservanti e aromi chimici, rivelandosi
alla fine una vera e propria discarica abusiva di veleni.
Tutte
cose ovvie, ma pochissimi le sanno e quasi nessuno ci riflette su,
traendo le dovute conseguenze. Meno ovvio e molto più "eversivo"
raccontare come il consumo esagerato di latte e derivati in questi
ultimi decenni (in pratica dal secondo dopoguerra) sia
indissolubilmente legato alle cosiddette malattie della civiltà. Ormai,
l'abbiamo detto anche in precedenza, a tutti i livelli (a cominciare
dall'Organizzazione Mondiale per la Sanità) si riconosce che l'overdose
proteica che abbiamo fatto nell'ultimo cinquantennio non ha portato
altro che una preoccupante proliferazione delle malattie degenerative,
che sono poi quelle che affliggono l'uomo moderno, "ricco" e
industrializzato, rivelandosi in assoluto le principali cause di
mortalità.
Fra i danni da overdose proteica (tenetevi forte)
può essere inclusa anche la famigerata osteoporosi, malattia sociale
che colpisce strati sempre più estesi di popolazione. A torto si è
creduto (ispirati soprattutto dall'aggressiva propaganda dell'industria
lattiero-casearia) che le ossa fatalmente perdano calcio perché non ne
assumiamo abbastanza col cibo. Per anni, allora, tutti a consigliare
dosi massicce di latte e derivati perché "tanto ricchi
dell'indispensabile calcio".
Oggi gli addetti ai lavori (almeno
quelli aggiornati, perché di esperti che hanno studiato solo su libri
di quarant'anni fa ne circolano ancora parecchi!) sanno che un eccesso
di proteine diminuisce la capacita dell'organismo di sintetizzare
proprio il prezioso calcio. L'incidenza di osteoporosi, infatti, è
massima negli Stati Uniti, in Finlandia, Svezia e Inghilterra, paesi
dove si consumano più cibi animali (carne, latte, burro, formaggi,
uova) è minima in un paese come il Giappone dove, per tradizione, e
sempre stato rarissimo il consumo di latte vaccino e latticini (ma
anche qui, purtroppo, si registra una pericolosa tendenza a introdurre
questi alimenti nella dieta giornaliera, su modello statunitense).
Da
una ricerca pubblicata già nel marzo l983 dal "Journal of Clinical
Nutrition", riguardante studi fatti su fasce di popolazione intorno ai
65 anni, si evinceva che le donne consumatrici di proteine animali
avevano una perdita ossea del 35%, mentre le donne vegetariane solo del
7%. Inoltre nei bambini allattati artificialmente con latte vaccino
sono stati spesso riscontrati sintomi di rachitismo e ciò perché nel
latte di mucca questo indispensabile minerale e associato a molti
fosfati necessari alla costruzione di un potente scheletro da erbivoro
che, venendosi però a trovare nell'ambiente intestinale alcalino del
neonato, bloccano per oltre due terzi l'assorbimento del calcio.
Da
non dimenticare, poi, che la maggioranza dei consumatori di latte e
formaggi vari utilizza prodotti omogeneizzati, pastorizzati o comunque
lavorati, procedimenti che finiscono per degradare il calcio rendendone
ancor più difficile l'assimilazione.
Verdura a foglia verde,
frutta, frutti secchi, contengono abbastanza calcio da poter
soddisfare, se assunti correttamente, il fabbisogno umano giornaliero.
I semi di sesamo crudi ne sono molto ricchi, basta macinarli
sull'insalata e il gioco è fatto.
Ma chi è che non beve latte
di mucca nel mondo? Il gruppo etnico più numeroso è rappresentato dai
cinesi (un miliardo di persone, pari ad un quinto della popolazione
mondiale), poi ci sono altre popolazioni lattasi-deficienti (cioè
sprovviste dell'enzima necessario a digerirlo) : il 90% degli abitanti
di Taiwan, degli indiani d'America e degli Esquimesi, il 70% dei Neri
d'America, il 20% almeno dei Finlandesi, degli Svedesi e degli
Svizzeri, e infine molti popoli africani, i quali negli anni passati si
sono visti sommergere dalle eccedenze di latte in polvere (spedito per
"scopi umanitari" dai paesi ricchi) che ha causato vere e proprie
epidemie di dissenteria. A questi vanno aggiunti tutti i lattanti su
scala mondiale durante l'allattamento al seno, i vegetaliani, i
macrobiotici, gli aderenti alle varie scuole igieniste, la maggior
parte dei crudisti, i fruttariani e tutti quelli allergici o ai quali
semplicemente non piace.
Non ci sembra superfluo ribadire che,
vista la spinosità del problema che richiederebbe pagine e pagine per
una trattazione esauriente e completa di dati e riferimenti
bibliografici, invitiamo tutti i lettori a contattare la LEPAV.
Come
già accennato nella prima parte, i latticini hanno effetti di accumulo
su tutti gli organi ed in particolar modo (essendo derivati dal latte,
prodotto delle ghiandole mammarie) tendono a concentrarsi maggiormente
nel tessuto ghiandolare umano e negli organi della riproduzione. E' per
questo che i più colpiti sono il seno, l'utero, le ovaie, la prostata,
la tiroide, le cavità nasali, l'ipofisi, la coclea dell'orecchio e la
zona cerebrale attorno al mesencefalo. Raffreddori da fieno e problemi
auditivi colpiscono molti consumatori di latte e latticini, mentre, se
l'accumulo avviene nei reni o nella, vescicola biliare, si possono
formare calcoli. Specie nei raffreddori allergici, cessare
completamente il consumo giornaliero di latte e derivati porta rapidi e
notevoli benefici. Ma in particolare le donne, ancor più degli uomini,
dovrebbero ridurre drasticamente o, meglio, eliminare completamente
latte, formaggi, panna e burro, perché tutti questi alimenti, per le
ragioni suddette, favoriscono perdite vaginali, cisti ovariche e al
seno, fibromi, tumori alla mammella e all'utero.
Come dimostrato
da una ricerca condotta dall'Università della Colombia inglese, è
l'estradiolo, ormone presente nel latte vaccino e che consente ai
vitelli una rapida crescita fisica, ad accelerare l'ingrandimento di
noduli e cisti. Studiando 1500 donne che presentavano noduli benigni al
seno, tutte grandi consumatrici di formaggi e altri derivati dal latte,
si constatò che, eliminando questi prodotti, l'85% di esse guarì
completamente. Molte altre esperienze del genere, condotte da medici
naturopati che hanno seguito le pazienti per anni dopo la guarigione,
confermano l'esito di queste ricerche.
Sempre in tema, ci sembra
utile citare "La dieta di guerra ha protetto il seno", un articolo
apparso sul supplemento del Messaggero dedicato alla salute (suppl. n.7
del 13/ 02/93), in cui si riporta che, secondo un dato emerso da uno
studio condotto in Scozia dall'organizzazione di ricerca sul cancro
"Cancer Research Campaign", le donne nate durante la seconda guerra
mondiale hanno meno probabilità di ammalarsi di tumore al seno. Secondo
questi ricercatori, la minore incidenza del male che in Inghilterra è
la principale causa di mortalità delle donne tra i 35 e i 65 anni
potrebbe essere il risultato del regime povero di calorie e proteine
animali, ma ricco di vitamine (frutta e verdura), che le 45-50enni di
oggi furono costrette a seguire dato il razionamento di carne, zucchero
e latticini. Non tutti i mali vengono per nuocere...
Per
continuare la nostra carrellata su fatti e misfatti della famiglia
lattea, prendiamo in esame lo yogurt, un prodotto che negli ultimi anni
ha avuto un boom di produzione e consumo davvero eccezionale, basti
pensare alla moltiplicazione esponenziale delle marche di yogurt e
delle decine di tipi che ognuna di esse mette sul banco dei
supermercati.
Un tempo presente quasi esclusivamente nella
tradizione culinaria dei popoli del mediterrane orientale (specie
Grecia, Libano, Turchia) lo yogurt ha oggi invaso le tavole
occidentali, godendo di una "sponsorizzazione" massiccia che ne ha
decantato, e continua a decantarne, le mille e una virtù. Senza,
ovviamente, dire una parola sui suoi vizi.
A parte gli altri
inconvenienti imputabili al latte e ai suoi derivati, lo yogurt sarebbe
addirittura tra i responsabili della cateratta. In alcune zone
dell'India dove lo si consuma abbondantemente e quotidianamente, questa
malattia è molto diffusa. Sembra che il galattosio in alte dosi
favorisca l'insorgere della cateratta e lo yogurt è un alimento tra i
più ricchi in galattosio, alcuni ne contengono sino al 24%.
Ai
formaggio-dipendenti dobbiamo dare altre pessime notizie. Il formaggio,
specie se duro, salato e stagionato, è molto difficile da eliminare.
Rimane sotto forma di acidi grassi saturi nelle profondità organiche,
come la spina dorsale, il fegato, i reni (per non parlare delle
arterie, le cui pareti interne vengono rivestite da strati di
colesterolo).
Per eliminare tutti i depositi inquinanti di
latticini e formaggi ci vogliono anni alcuni calcolano ne siano
necessari almeno sette, ma tutto dipende dal metabolismo individuale
seguendo una dieta totalmente vegetariana. Meglio ancora adottare
un'alimentazione vegetariana crudista, a base di verdure e frutta
fresca (da coltivazioni biologiche, ovviamente), che accelera la
depurazione.
Particolarmente preoccupante, inoltre, quanto
emerse da uno studio condotto nel 1979 dalla prestigiosa Università di
Berkley in California, durante il quale si appuro che il triptofano, un
aminoacido presente nel latte vaccino e nei suoi derivati, stimola
abnormemente la ghiandola pituitaria accelerando l'invecchiamento del
corpo. Ringiovanimento e longevità, quindi, non fanno rima con latte.
A
proposito di questo è bene ricordare che il latte è veramente
controindicato per gli anziani, giacché la massiccia percentuale di
calcio in esso contenuto (che, come abbiamo già detto, associato ad
altre sostanze presenti nel latte vaccino, viene difficilmente
assorbito dal nostro organismo) si configura nettamente come un fattore
di fatica e di esasperazione funzionale della mucosa vasale e cardiaca,
diventando promotore di arteriosclerosi e di accidenti vascolari,
specie coronarici. Nei lipidi del latte di mucca vi è una quantità
eccessiva di acido miristico ed anch'esso può causare alterazioni delle
arterie ed arteriosclerosi. Ma un altro dato si rivela davvero
inquietante riguardo al prodotto che beviamo oggigiorno: negli odierni
allevamenti industriali, dove le mucche sono costrette ad una
gestazione continua, esse vengono munte anche quando sono incinte e il
loro latte contiene trefoni, speciali sostanze eccito-formatrici, in
pratica ormoni della vita embrionale.
Il latte vaccino oggi in
commercio è ricco di questi trefoni, per cui, al suo valore già in
partenza iperplastico (promotore cioè di un rapido accrescimento
fisico), si aggiunge la forza propulsiva di queste sostanze
eccito-formatrici. Non è azzardato dedurre che quest'impeto costruttivo
abnorme (destinato a far crescere un embrione di mucca e a farlo
diventare un vitello) possa provocare moltiplicazioni improvvise,
disordinate ed incoercibili delle cellule somatiche nelle diverse zone
del corpo umano. In parole povere, riteniamo che il latte oggi in
commercio è da considerare, più che mai, potenzialmente cancerogeno.
Ma,
allora, perché beviamo il latte? Prima di tutto, complice la classe
medica degli ultimi cinquant'anni, ci hanno fatto credere che fosse
l'alimento "perfetto", addirittura in grado di sostituire in tutto e
per tutto il latte materno nelle prime fasi di vita (!).
Poi ci
hanno anche detto che senza il latte di mucca saremmo diventati tutti
rachitici e pieni di carie, per mancanza di calcio. Infine ci hanno
suggestionato con idilliche immagini di mucche paciose, prati
verdissimi, improbabili mulini bianchi, fiumi di bianco latte in paesi
felici.
Senz'altro la prima domanda da porsi, visto che il
business del latte e derivati è esploso solo negli ultimi
cinquant'anni, e: a chi è convenuto indurre il consumo di latte vaccino
su larga scala?
Proviamo solo ad immaginare quanti miliardi di
litri di latte vengono prodotti oggigiorno, e quanto latte adoperiamo
per i più svariati usi culinari e nelle più svariate forme (latticini,
yogurt, burro, panna, formaggi). Uno sforzo minimo, e saremo in grado
anche di prefigurare gli stratosferici guadagni delle multinazionali
coinvolte nella produzione e trasformazione di questo alimento
"perfetto" e "indispensabile" (che, come abbiamo tentato di spiegare,
presenta non poche "imperfezioni" dal punto di vista nutrizionale).
A
proposito di guadagni fatti senza scrupoli, è clamoroso il caso del
siero del latte (sottoprodotto di scarto della lavorazione dei
formaggi). Di colore verdognolo, dall'aspetto simile al pus e con un
odore nauseabondo, alla fine degli Anni Settanta, negli Stati Uniti,
non fu più possibile scaricarlo nel sistema fognario perché vennero
approvate severe leggi che vietavano questa pratica, in quanto il siero
del latte è, da cento a duecento volte, più inquinante dei liquami di
fogna.
Vietarono anche di scaricarlo nei corsi d'acqua, per non
privarli di ossigeno e quindi provocare la morte della flora e della
fauna. Allora le aziende casearie si inventarono di "scaricarlo" negli
alimenti industriali( minestre liofilizzate, cacao, impasti per dolci,
margarina, purea di patate, sughi, condimenti, alimenti per l'infanzia,
pane, ecc.) e da quel momento iniziarono a vendere "cibi spazzatura" e
continuano a farlo con grande successo, grazie alla pubblicità
martellante.
Ci sembra poi, dal nostro ristretto punto di vista
occidentale, che il mondo e la civiltà si siano sempre basati sul latte
di mucca. Non è vero: è stato solo all'inizio del Neolitico (circa
10.000 anni fa), con l'avvento dell'agricoltura e dell'allevamento di
mammiferi erbivori, che venne introdotto nell'alimentazione umana (in
quantità assolutamente non paragonabili a quelle odierne) il latte dei
mammiferi non umani ed i suoi derivati. E infatti nei reperti
paleoantropologici si riscontrano carie solo a partire da questo
periodo.
Mauro Teodori
s...@fissazionecentrale.it www.fissazionecentrale.it www.centralfixation.net
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