Definire uno stato di malessere o una patologia con il
termine pancia gonfia non rientra certamente nei canoni delle
definizioni scientifiche, ma rende comprensibile a tutti il fenomeno
con due semplici parole.
Di questi nostri tempi, peraltro, questa sensazione di gonfiore alla
pancia sembra essere diventata un malessere diffusissimo, in
particolare nella popolazione femminile, sebbene anche tra gli uomini
sia in aumento. Nelle donne, quasi il 60% accusa questo disturbo,
superando patologie che fino a qualche anno fa erano considerate
capolista come lombalgie, sciatalgie, stitichezza, dolori alla
cervicale, cefalee, emicranie e ipertensione.
Il fenomeno, inoltre, colpisce persone d'ogni età: dalla ragazza diciottenne all'anziana settantenne.
Quali sono dunque i sintomi con cui si manifesta la pancia
gonfia? Un evidente gonfiore e dilatazione addominale, un senso di
pesantezza e, conseguentemente, la percezione di una mancanza d'energia.
Diverse persone tentano di risolvere il problema indossando indumenti
stretti o fasce che aiutano a comprimere l'addome e riportarlo ad una
dimensione di apparente piattezza. Un errore da evitare, poiché con
l'intento di salvaguardare l'aspetto estetico, di fatto, non si fa
altro che aggravare il problema.
La pancia gonfia non è per niente un problema estetico, bensì un vero e
proprio problema di salute o, meglio ancora, un preciso segnale che il
nostro apparato digerente non funziona a dovere.
Cosa accade allora effettivamente al nostro organismo? Semplicemente
nell'intestino tenue e nel colon si sviluppano dei gas che dilatano il
tubo digerente analogamente a quando gonfiamo un pallone d'aria.
Tuttavia, questi gas non nascono spontaneamente ma sono il risultato di
fermentazioni provocate dall'introduzione nell'apparato digerente di
alimenti non ben tollerati oppure combinati erroneamente.
Tra i maggiori responsabili vi sono gli zuccheri semplici quando assunti unitamente agli amidi.
Per zuccheri semplici s'intendono il saccarosio presente nel
comunissimo zucchero di barbabietola o di canna (sia esso bianco,
integrale o greggio); il fruttosio presente nella frutta o di sintesi;
il maltosio derivato dalla fermentazione di cereali (come orzo, ecc);
il miele nel quale si combinano più zuccheri (glucosio, fruttosio,
saccarosio); il lattosio contenuto nel latte.
Gli amidi sono invece componenti tipici dei cereali e similari:
frumento, farro, kamut, riso (bianco, semilavorato o integrale), orzo,
avena, miglio, segale, grano saraceno, quinoa, manioca, patate.
La combinazione di queste due sostanze è dunque all'origine
delle fermentazioni responsabili della pancia gonfia. E' un'unione
innaturale di sostanze (non esiste infatti in natura) diventata ormai
un'abitudine radicata nella maggiore parte delle persone: si pensi, ad
esempio, alla prima colazione.
Fin dal primo mattino, quando a colazione ci avventiamo su cornetti,
brioches, biscotti, pane e marmellata o miele, cappuccini, latti di
riso o d'avena e via dicendo, gettiamo le basi per una giornata
all'insegna di una bella pancia gonfia. Non si salva neppure il muesli:
una combinazione di avena e frutta secca dolce essiccata (uvetta,
fichi, mele, ecc).
Nell'arco della giornata, poi, sia a pranzo sia a cena, si continua
sullo stesso tema: mangiando ad esempio la frutta dopo un pasto a base
di cereali oppure consumando patate. Queste ultime sono spessissimo
causa di gonfiore proprio nelle persone di gruppo sanguigno O e A,
soprattutto se unite ad un minestrone un po' liquido e con le verdure
frullate o schiacciate nel passaverdura.
Ai succitati alimenti vanno anche aggiunti i legumi (fagioli,
lenticchie, ceci, fave, piselli, soia, ecc) che, se uniti ai cereali o
alle patate sviluppano fermentazioni, in special modo nelle persone di
gruppo O. I legumi, a maggior ragione quelli secchi, sono comunque in
generale alimenti complessi la cui digestione non è sempre agevole.
Per evitare spiacevoli inconvenienti è meglio utilizzare sempre i
legumi con molte verdure di stagione (crude o cotte), riducendo al
minimo la combinazione con i cereali.
Infine, un altro colpevole presente comunemente sulla nostra tavola è
il pane lievitato (sia al lievito di birra che alla pasta acida). Se si
desidera consumarlo comunque, è bene farlo a distanza di due-tre giorni
dalla cottura (fresco è ancora ricco di lieviti attivi) oppure
tostarlo: in tal modo, i lieviti diventano inattivi. Altra possibilità
rivolgersi ai cracker (meglio fatti in casa e di farro) senza lieviti
oppure al pane azimo.
Vorrei spendere anche due parole sul latte di riso: un
alimento ultimamente in gran voga. Chi lo prende deve sapere che
contiene zucchero (nella fattispecie maltosio) e, quindi, non va
consumato insieme ai cereali sia sotto forma di chicchi che di farine.
Il modo migliore è pertanto di prenderlo da solo o unitamente a
proteine.
In commercio, oggigiorno, si trovano dei prodotti cosiddetti di forma o
dietetici, in altre parole barre, merendine, ecc pubblicizzati come
privi di zucchero. Non è assolutamente vero: forse saranno esenti da
saccarosio ma contengono fruttosio o maltosio e pertanto responsabili
anch'essi di fermentazioni.
Sperando di aver chiarito il concetto di errata combinazione alimentare
non mi dilungo oltre.
Vediamo piuttosto quali alternative possiamo adottare, considerando che
è estremamente difficile eliminare totalmente lo zucchero dalla propria
dieta.
Un'accortezza basilare sarà quella di cercare di assumere
gli zuccheri, anziché con le farine o i cereali, insieme alle proteine:
in tal modo, difficilmente si verificheranno fermentazioni nel nostro
intestino.
Una buona colazione dolce per i gruppi sanguigni A, B e AB può essere
fatta, ad esempio, con ricotta magra e una spruzzata di zucchero o
miele. Oppure un'omelette (frittattina con sole uova: meglio senza
burro od olio) combinata con una marmellata o del miele.
Adatto a tutti i gruppi è un buon croccante di mandorle, soprattutto se
contenente poco zucchero.Mandorle e nocciole permettono di preparare
un'ampia gamma di dolci privi di farine (torte di mandorle o nocciole e
carote, ecc).
Alternative, dunque, non mancano. Se poi, occasionalmente, ci si vuole
concedere una deroga non è la fine del mondo: l'importante è di non
eleggerla a regola quotidiana!
Quando si manifesta la sintomatologia della pancia gonfia è bene
tornare sui propri passi e a buone colazioni con pane di farro tostato,
olio e una bevanda non zuccherata (consiglierei il tè verde).
Per chi soffre di pancia gonfia possono giovare alcune
piante officinali, assunte sotto forma di tinture madri (estratti
idroalcolici) come carciofo, camomilla romana per i gruppi O e A, In
genere, per tutti i gruppi sono validi anche salvia, camomilla romana,
cardo mariano e tarassaco.
Inoltre, è da evitare l'ingestione di acqua o bevande fredde o tiepidi.
In mancanza dei preparati sopraccitati gioverà anche una semplice tazza
di acqua molto calda, quasi bollente, da bersi a piccoli sorsi.
Infine, soprattutto per le persone di gruppo O, si consiglia di fare
attenzione ai succhi di frutta, in particolare se freddi: possono
scatenare improvvisi gonfiori all'addome.
Non entro qui in merito alle bevande gassate e zuccherate, consumate ai
pasti o in prossimità di essi, ritenendo scontato che siano da
escludersi non solo a pasto ma sempre: meglio e comunque una buona
acqua naturale, mai fredda.
* Per ulteriori informazioni rivolgersi a: dott. Piero Mozzi, loc. Mogliazze, 29022 Bobbio (Pc) telefax 0523 936633 email mogl...@libero.it - http://www.mogliazze.it/