la psicologa chiede: qual'è la differenza tra diparesi e diplegia?

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fabiana

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Aug 31, 2009, 8:06:11 AM8/31/09
to Diario di una terapista
da: http://diariodiunaterapista.blogspot.com/2009/08/la-psicologa-chiede-quale-la-differenza.html


Ciao fabiana mi sono imbattuta nel tuo diario di una terapista
cercando su internet informazioni sulla diparesi spastica.
sto cercando questo tipo di info perchè sto per laurearmi in psiologia
e il titolo della mia tesi sperimentale è ''un programma di
deambualzione con un bambino con disabilità multiple''. il bambino di
cui mi sto occupando è affetto da diparesi spastica...non essendo
esperta di fisioterapia, capire penamente di che cosa si tratta non è
facile, spesso ho sentito parlare di diplegia in sostituzione al
termine diparesi, ma non riesco a capire se si tratta della stessa
cosa, o se la diparesi è una forma successiva e aggravata dlla
diplegia? potresti spiegarmi la differenza se esiste? ti ringrazio.
gariella

La differenza tra "plegia" e "paresi" è di competenza prettamente del
neurologo, e a livello riabilitativo non ci è molto utile.
a livello di definizione la plegia (e quindi diplegia, emiplegia,
tetraplegia, monoplegia, triplegia), è costituita dall'assenza di
movimento; si parla di paresi (diparesi, emiparesi, tetraparesi,
monoparesi, triparesi, doppia emiparesi) quando il movimento sia
alterato (per quantità e/o per qualità). in sostanza, poichè la
definizione di paralisi cerebrale infantile è

disturbo persistente ma non progressivo della postura e del movimento
dovuto ad alterazioni della funzione cerebrale infantile prima che il
sistema nervoso centrale abbia completato il suo sviluppo

e che si caratterizza, tra le altre cose ( ci possono essere problemi
cognitivi, comportamentali, ecc.), con un'alterazione del movimento,
la plegia non si verifica mai. i tant'è vero che bambini con diparesi,
a meno di interventi riabilitativi aberranti, generalmente camminano.
anche tra le tetraparesi ci sono i bimbi che camminano e quelli che
non camminano, ma è praticamente impossibile trovarne anche solo uno
che non effettui dei movimenti, anche minimi, in relazione alla
gravità.
nelle paralisi cerebrali infantili si tratta quindi sempre di paresi,
anche se a volte i termini vengono utilizzati indifferentemente,
poichè nelle PCI il movimento, anche se alterato, anche se a volte
quasi impercettibile, c'è.
si dovrebbe in teoria parlare di plegia nelle lesioni midollari
complete o nelle patologie che coinvolgono i motoneuroni (es. Sclerosi
Laterale Amiotrofica), nelle patologie muscolari degenerative (come ad
esempio le SMA, le distrofie muscolari, ecc.), e via dicendo. Laddove
il danno sia centrale (e parlo di cervello, ma anche del midollo nel
caso delle lesioni incomplete) dopo la fase di diaschisi (leggi questo
post per avere un'idea di cosa sia) in cui c'è assenza di movimento
(prendi ad esempio le emiplegie dell'adulto dove si assiste
platealmente alla cosiddetta "fase flaccida"), inizia il recupero e si
evidenzia l'alterazione, costituita dall'ipertono. possono esserci
altre componenti di alterazione (distonie, atetosi, atassia,
disprassia, ecc.), ma il fatto che a volte vengano chiamate con
denominazioni specifiche come "tetraplegia spastico distonica" o
"diplegia dispercettiva" o altre non deve trarti in inganno: nelle
paralisi cerebrali, si tratta comunque di una alterazione del
movimento, e non dell'assenza di questo, e quindi si dovrebbe parlare
sempre di paresi.
a livello riabilitativo, tutte queste denominazioni non servono ad
alcunchè, perchè cercano di "inquadrare" il paziente in una categoria,
ma non ti danno nessuna indicazione sulla sua specificità, tant'è che
si può avere una tetraparesi spastica gravissima, e una con la stessa
definizione ma che cammina ed è autonomo. non si tratta di un problema
solo "quantitativo", perchè anche nei bambini "più o meno della stessa
gravità", ci sono differenze sostanziali (una tetraparesi o diparesi
maggiore a destra è diversa da una maggiore a sinistra, e anche nella
stessa lateralità i problemi sono assolutamente specifici a seconda
del bimbo!). ecco allora che si evidenzia l'importanza di una
riabilitazione assolutamente personalizzata che non si limiti
all'utilizzo degli attrezzi, e dei tutori delle manovre uguali per
tutti, dei presidi medici (botulino, interventi...), ma che tenga
conto dell'emotività, delle competenze, delle difficoltà assolutamente
specifiche di quelbambino , e non della sua patologia.
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