la terapista occupazionale chiede: con una tetraparesi può usare il braccio più colpito per appoggiarsi?

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fabiana

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Feb 9, 2011, 5:02:16 AM2/9/11
to Diario di una terapista
da: http://diariodiunaterapista.blogspot.com/2011/02/la-terapista-occupazionale-chiede-con.html


Salve,


sono una Terapista Occupazionale e ho in carico un bambino con
Tetraparesi spastica con distonia focale alla mano sx che è prona ed
extraruotata . L’ arto sup. dx è funzionale. Stiamo cercando
strategie, soluzioni perché lui possa andare in bagno da solo. In casa
Si sposta gattonando , ha un corrimano che utilizza poco. HA un
deambulatore anch’ esso poco utilizzato, grucce che non utilizza. Il
bagno lo hanno già adattato ma ora così non va più bene. Con appoggio
riesce a stare in piedi , solamente che se usa mano dx per tenersi con
l’ altra non riesce a abbassarsi pantaloni e mutande.


Mi chiedevo se c’ erano posizioni che permettano alla mano sx di
essere controllata di più e che sia funzionale anche solo per far sì
che possa reggersi piedi. Ha qualche consigli da darmi ? O su quela
mano non possiamo fare AFFIDAMENTO?


Il bambino è riuscito a fissarsi per un quarto d’ ora con la mano sx
ad un maniglione mentre si è abbassato pantaloni e mutande ed è stato
bravissimo, non le dico che lago di sudore..ma in quella occasione ha
detto di avere il braccio molto rilassato.


Grazie in anticipo


Buona serata


Maria Giovanna


Se il bambino era "in un lago di sudore" e affermava di avere il
"braccio molto rilassato", c'è ovviamente un'incoerenza di fondo: in
sostanza il bambino dice quello che gli adulti vogliono sentirgli
dire, visto che tutti continueranno a dirgli "stai rilassato! rilassa
il braccio!" o cose simili (se bastasse dirglielo, credo proprio che
non avrebbe bisogno di terapia); inoltre in una compromissione
maggiore a sinistra sono abbastanza tipiche le difficoltà nel
mantenimento della coerenza. Come terapista, devo dirti una cosa che
disse a me il mio più grande insegnante (ed ora collega, visto che
lavoriamo insieme) quasi 10 anni fa: non devi guardare una persona con
una lesione cerebrale come se pensasse come te. Lo devi guardare come
se fosse un alieno. Questo non ha nulla a che fare con le
discriminazioni (per evitare fraintendimenti), ma significa che sei TU
come terapista che devi cercare di capire come quella persona pensa,
come vive il corpo, e non il contrario. Per lui "rilassato" non vuol
dire assolutamente nulla, perchè non ha neanche mai provato cosa
significa "rilassato"... e infatti dice "rilassato" ed è in un bagno
di sudore dallo sforzo muscolare, che significa CONTRAZIONE, che è il
contrario di "rilassato": è evidente che c'è una contraddizione e
quindi un errore nella valutazione e interpretazione dei comportamenti
visto che l'osservazione in prima persona -quello che dice il
paziente- ed in terza -quello che vedo come terapista- NON coincidono
assolutamente. L'errore ovviamente non può essere del bambino (non è
ammissibile l'atteggiamento purtroppo diffusissimo del "e allora lo
vedi VUOI ce la fai?" come se fosse colpa del bimbo), ma
probabilmente la richiesta non è adeguata.
E' dunque assai improbabile che un approccio come quello che sta
provando (dove debba utilizzare l'arto, per di più in stazione eretta
mentre con l'altro arto fa qualcos'altro!!) riesca a modificare
qualcosa a livello di tono: dovrebbe cominciare a lavorare in
posizione seduta, se non addirittura supina, con esercizi di primo
grado, per fargli scoprire che si può percepire l'arto in un modo
diverso da quello in cui l'ha sempre percepito. Ricordarsi sempre: il
problema non è MAI il muscolo, il braccio, la flessione o
l'estensione, ma nella percezione, nell'attenzione, nella capacità di
organizzarsi, e sono questi i processi da riabilitare, tirarsi su i
pantaloni deve essere una conseguenza... non il punto di partenza.
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