La pedagogista chiede: cosa ne pensi del metodo Delacato? (brevissima dissertazione sull'assurdità dei metodi "ciberetici")

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fabiana

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Dec 17, 2011, 8:31:43 AM12/17/11
to Diario di una terapista
da: http://diariodiunaterapista.blogspot.com/2011/12/la-pedagogista-chiede-cosa-ne-pensi-del.html

Salve,

sono una pedagogista.
Ho avuto modo di leggere della tua esperienza per caso sul tuo blog.
Cercavo notizie su disturbi visuospaziali collegabilia alla
dislessia.
Volevo sapere se conosci il metodo Delacato e che cosa ne pensi.
Inoltre, mi piacerebbe sapere se come pedagogista avrebbe senso
formarsi alla ETC.Grazie e buon lavoro.

Rispondo prima alla seconda domanda che è più breve: certo che ha
senso!! "la" ETC non è una "la" ma è un "il": si chiama Esercizio
Terapeutico Conoscitivo. Ha senso a mio parere per tutte le figure che
ruotano intorno alla persona, presso la nostra Associazione da sempre
promuoviamo l'idea che TUTTI (psicologi, logopedisti, terapisti,
insegnanti ecc.) si possano e debbano formare secondo un'ottica
sistemica, di modo che chi si occupi di apprendimento abbia una
formazione adeguata e smetta di trattare "un pezzo" (gli occhi, il
linguaggio, il "motorio", il "cognitivo"...) avendo finalmente gi
strumenti per trattare la persona, adulto o bambino che sia. Infatti
presso di noi si formano figure professionali di tanti tipi,
dall'insegnante di sostegno, alla logopedista, alla psicologa; financo
qualche genitore che aveva voglia di capire meglio il perchè si
proponga un percorso piuttosto che un altro, ha fatto corsi da noi
(non certo per diventare terapista, ma per capire meglio come aiutare
il proprio bimbo).
Per quanto riguarda la seconda domanda, cercherò di essere breve. Il
metodo Delacato, figlio del Doman, e simile per la sostanza ad altri
approcci come ad esempio il Dotzo, nacque e crebbe in un'epoca in cui
la cibernetica stava prendendo piede. Poichè come sai le neuroscienze
sono interdisciplinari, il cervello era allora visto come un computer
a scompartimenti, in cui "bastava" riempire uno scompartimento per
colmare la lacuna. Questo in sostanza significa che la ripetizione
pedissequa di un gesto, di una "stimolazione" e via dicendo, colma la
lacuna di quello scompartimento (tattile, o "motorio" o "visivo",
ecc.). Gli esercizi sono quindi ripetizioni a manetta di movimenti,
gesti o stimolazioni. L'attenzione del bambino non è rilevante in
tutto questo (ad esempio: la "stimolazione" tattile può consistere
nello spazzolare il bambino anche per 30 minuti consecutivi su tutto
il corpo, mentre il bambino può tranquilamente pensare agli affari
suoi).

Oggi sappiamo (basta leggere uno qualsiasi degli studi di neuroscienze
degli ultimi 20 anni) che il cervello NON funziona come un computer,
NON impara per ripetizione, e la "stimolazione" non ha alcun senso,
mentre si parla oggi di INFORMAZIONE e di percezione come processo
attivo in cui il bambino deve prestare attenzione. Per altro (e questo
ce lo dice la PET, la risonanza magnetica funzionale), lo stesso gesto
fatto cento volte con 100 scopi conoscitivi diversi (muovere il
braccio e l'indice per indicare, per spostare, per andare a vedere
meglio, per toccare un puntino, per sentire se l'oggetto è duro o
morbido, per sentire se è liscio o ruvido) fa accendere 100 aree
diverse del cervello, anche se fenomenicamente io vedo sempre la
stessa cosa. Questo significa che è completamente inutile ripetere
cento volte un movimento per ottenere una "riabilitazione" di quel
dato movimento. Il cervello apprende attraverso l'uso dei processi
cognitivi, diversamente attivati a seconda dello SCOPO CONOSCITIVO del
movimento, e non dell'aspetto FENOMENICO del movimento stesso (la
contrazione muscolare). Inoltre, il percorso "a tappe" proposto da
questi approcci è assurdo: si sa da decenni che il bambino non "deve"
strisciare (non ho MAI visto un bambino sano che striscia, MAI!), non
"deve" gattonare (il 90% dei bambini sani non gattona affatto, o se lo
fa, è per una settimana prima di mettersi in piedi: non è mica una
tappa!), e men che mai deve stare in ginocchio! Il bambino costruisce
la sua conoscenza per necessità conoscitive: guardare, manipolare,
toccare, sentire, e NON "muoversi"!

Detto questo, ne ricaviamo che:

* la teoria di base del Doman o del Delacato o di tutti gli altri
approcci similari è errata: andava bene per gli studi che A QUEL TEMPO
si facevano sul cervello, ma ad oggi sappiamo che il cervello NON
funziona in quel modo, ma in tutt'altro modo.
* gli esercizi sono sbagliati (se la teoria è sbagliata, gli
esercizi sono sbagliati, c'è poco da fare): il percorso proposto "a
tappe motorie" è stato smentito decenni fa (consiglio di leggere a tal
proposito questo libro che parla della costruzione della coscienza nel
bambino smentendo -come altri prima di Stern- l'idea delle "tappe"
sovrapposte).

* e' sbagliata la modalità: se il bambino non sta attento in modo
specifico, NON IMPARA NULLA, al massimo può essere "addestrato", ma
come sappiamo i bambini non sono cani. Per di più, studiando come
funziona l'apprendimento, saprai bene che quando si impara qualcosa di
nuovo, inizialmente aumenta la produzione di mediatore chimico per un
breve lasso di tempo: quando questo mediatore termina, si verifica la
fatica neuronale e il bambino - come l'adulto- non riesce a stare più
attento. A quel punto si appoggia sulle vecchie connessioni (quelle
utilizzate attraverso la patologia) consolidandole. Quindi: 5 minuti
di attenzione sono 5 minuti di apprendimento e di modifica delle
sinapsi, 10 ore di movimento a casaccio sono 10 ore in cui si spinge
il sistema verso la patologia.

Ho tralasciato qui l'aspetto etico che considero strettamente
collegato e fondamentale, e che riassumo brevemente qui: il mio
pensiero è che la responsabilità della riabilitazione non deve essere
accollata alle famiglie: i genitori devono comprendere ed inserire nel
loro ruolo (che è quello dell'accudimento e dell'inserimento del
bambino nella rete di significati costituita dalla società) le
modalità più adeguate per favorirne lo sviluppo, che si tratti di
bambino sano o con patologia. Trasformare la vita in una corsa alla
ricerca di soldi per pagare queste terapie che stroncherebbero anche
Rockfeller (il che dovrebbe quantomeno metterci "in allarme" quanto a
validità dell'approccio) e scandire la giornata in ore tutte uguali
dedicate a far muovere il bambino come una marionetta è assolutamente
inefficace anche per lo sviluppo psichico del bambino, che deve essere
lasciato libero di sperimentare TUTTI gli aspetti della vita (perchè
costituiscono apprendimento esattamente come per i bimbi "sani"): il
gioco, il riposo, l'interazione, i ruoli diversi, la scuola, il
confronto con i pari, ecc.
Inoltre, sfascia letteralmente la famiglia rendendo vano qualsiasi
tentativo di modificare il modo di vedere il bambino, non più come una
"macchina rotta da aggiustare" ma come un essere con sue modalità di
pensiero, di relazione, di interazione.

Le famiglie che ho conosciuto che praticavano questi tipi di approcci
avevano tutte delle caratteristiche comuni, che non starò qui ad
esplicitare per ovvi motivi. Il fatto che alcuni bambini
"migliorino" (anche se sarebbe da valutare, visto che spesso vedo
valutare come miglioramenti quelli che per me sono peggioramenti...) è
da addebitare ad un fattore che spesso i terapisti tendono a
"dimenticare" (diciamo così...): tutti i bambini migliorano, perchè
crescono. Alcuni sono particolarmente fortunati, e nonostante le cose
assurde che gli vengono fatte fare, tirano fuori qualcosa. Altri lo
sono molto meno, e si arenano sulla patologia. Purtroppo la scelta dei
genitori non è sempre consapevole (poche spiegazioni, pochi mezzi
culturali, o anche solo la disperazione), e tende a volte a fermarsi
dove viene fatta una proposta in cui la responsabilità viene addossata
alla famiglia ("io sono la madre, chi meglio di me può sacrificarsi
per mio figlio? io stravolgerò la mia vita, ma lo posso fare perchè lo
farò per lui, non fa niente se mi indebito, non voglio pentirmi in
futuro di essere stata avara con la sua salute, ecc." e via dicendo).
In realtà studiare il cervello è qualcosa di infinitamente complesso,
e riabilitare un bambino non significa "farlo muovere". Sarebbe ben
semplice...

Spero di essere stata esauriente anche se non ho scritto tutto (avrei
riempito tutto il blog). Comunque se vuoi, a gennaio parte il corso
quadriennale in riabilitazione neurocognitiva presso la nostra
Associazione. Non ripartirà per i prossimi due anni, perchè abbiamo
anche il secondo anno degli studenti da gestire. Se vuoi informazioni
puoi contattare Stefano Gusella.

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