"Lettera a un professore" (di Massimo Recalcati)...

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Deportazione Maipiu

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Nov 15, 2013, 5:44:30 PM11/15/13
to deportatimaipiu


"Lettera a un professore" (di Massimo Recalcati)...

Lo psicanalista riflette sulla crisi del discorso educativo e sulla ridefinizione del docente: una figura che deve animare la curiosità.

Lettera a un professore
Come insegnare ai ragazzi il desiderio di nuovi mondi

di Massimo Recalcati

Il lavoro degli insegnanti è diventato oggi un lavoro di frontiera: supplire a famiglie inesistenti o angosciate, rompere la tendenza all'isolamento e all'adattamento inebetito di molti giovani, contrastare il mondo morto degli oggetti tecnologici e il potere seduttivo della televisione, riabilitare l'importanza della cultura relegata al rango di pura comparsa sulla scena del mondo, riattivare le dimensioni dell'ascolto e della parola che sembrano totalmente inesistenti, rianimare desideri, progetti, slanci, visioni in una generazione cresciuta attraverso modelli identificatori iperedonisti, conformistici o apaticamente pragmatici. Gli insegnanti consapevoli ce lo dicono in tutti i modi: "Non ascoltano più!", "Non parlano più!", "Non studiano più!", "Non desiderano più!".
Cosa può dunque tenere ancora vivo il motore del desiderio? Non è forse questa la missione che unisce tutte le figure (a partire dai genitori) impegnate nel discorso educativo? Mestiere impossibile decretava Freud. Aggiungendo però a questa profezia pessimistica una buona notizia: i migliori sono quelli che sono consapevoli di questa impossibilità, quelli che non si prendono per davvero come padri o insegnanti educatori. I migliori sono quelli che hanno contattato la loro insufficienza. Sono quelli che hanno preso coscienza dell' impossibilità e del danno che provocherebbe porsi come gli educatori migliori.
Proviamo ora a fare un esperimento mentale: chi sono gli insegnanti che non abbiamo mai dimenticato? Sono quelli che hanno saputo incarnare un sapere, sono quelli che ricordiamo non tanto per ciò che ci hanno insegnato ma per come ce lo hanno insegnato. Ciò che conta nella formazione di un bambino o di un giovane non è tanto il contenuto del sapere, ma la trasmissione dell' amore per il sapere. Gli insegnanti che non abbiamo dimenticato sono quelli che ci hanno insegnato che non si può sapere senza amore per il sapere. Sono quelli che sono stati per noi uno "stile". I bravi insegnanti sono quelli che hanno saputo fare esistere dei mondi nuovi con il loro stile. Sono quelli che non ci hanno riempito le teste con un sapere già morto, ma quelli che vi hanno fatto dei buchi. Sono quelli che hanno fatto nascere domande senza offrire risposte già fatte. Il bravo insegnante non è solo colui che sa ma colui che, per usare una bella immagine del padre sopravvissuto celebrato da Cormac McCarthy ne La strada, "sa portare il fuoco". Portare il fuoco significa che un insegnante non è qualcuno che istruisce, che riempie le teste di contenuti, ma innanzitutto colui che sa portare e dare la parola, sa coltivare la possibilità di stare insieme, sa fare esistere la cultura come possibilità della comunità, sa valorizzare le differenze, la singolarità, animando la curiosità di ciascuno senza però inseguire alcuna immagine di "allievo ideale", ma esaltando piuttosto i difetti, persino i sintomi, di ciascuno dei suoi allievi, uno per uno. È, insomma, come scrisse un grande pedagogista italiano quale fu Riccardo Massa, qualcuno che "sa amare chi impara". Tutti ne abbiamo conosciuto almeno uno. Questa è la vera prevenzione primaria che servirebbe ai nostri figli: incontrarne almeno uno così. Dobbiamo, invece che ironici, essere riconoscenti all' esercito civile di chi ha scelto di vivere nella Scuola, a coloro che hanno autenticamente e appassionatamente scelto di amare chi impara.
Mi è capitato di voler continuare ad insegnare mentre venivo interrotto in aula dagli studenti che protestavano per la Legge Gelmini. Avevano ragione, ma ho insistito nel difendere le mie ragioni. La democrazia è fatta di queste divergenze, di questi conflitti tra prese di posizione diverse che possono convivere mantenendosi tali. Volevo proseguire nella lezione perché un'ora di lezione non è un automatismo svuotato di senso, non è routine senza desiderio come invece sembrava pensassero i miei interlocutori. Certo questo è il morbo della Scuola, è la patologia propria del discorso dell'Università che ricicla un sapere che tende anonimamente alla ripetizione annullando la sorpresa, l’imprevisto, il non ancora sentito e il non ancora conosciuto. Il vero nemico dell' insegnante è la tendenza al riciclo e alla riproduzione di un sapere sempre uguale a se stesso. È lo spettro che sovrasta e può condizionare mortalmente questo mestiere: adagiarsi sul già fatto, sul già detto, sul già visto. Ridurre l' amore per il sapere a pura routine. A quel punto non c' è più trasmissione di una conoscenza viva ma burocrazia intellettuale, parassitismo, noia, plagio, conformismo. Un sapere di questo genere non può essere assimilato senza generare un effetto di soffocamento, una vera e propria anoressia intellettuale. Eppure la Scuola continua ad essere fatta di ore di lezione che possono essere avventure, esperienze intellettuali ed emotive profonde. Di fronte ai giovani che protestavano ho voluto continuare ad insegnare e l' ho fatto per tutti i maestri che mi hanno insegnato che un' ora di lezione può sempre aprire un mondo.
Il nostro tempo segnala una crisi senza precedenti del discorso educativo. Le famiglie appaiono come turaccioli sulle onde di una società che ha smarrito il significato virtuoso e paziente della formazione rimpiazzandolo con l' illusione di carriere prive di sacrificio, rapide e, soprattutto, economicamente gratificanti. Come può una famiglia dare senso alla rinuncia se tutto fuori dai suoi confini sospinge verso il rifiuto di ogni forma di rinuncia? Per questa ragione di fondo la Scuola viene invocata dalle famiglie come un' istituzione "paterna" che può separar e i nostri figli dall' ipnosi telematica o televisiva in cui sono immersi, dal torpore di un godimento "incestuoso", per risvegliarli al mondo. Ma anche come una istituzione capace di preservare l' importanza dei libri come oggetti irriducibili alle merci, come oggetti capaci di fare esistere nuovi mondi. Capissero almeno questo i suoi censori implacabili. Capissero che sono innanzitutto i libri - i mondi che essi ci aprono - ad ostacolare la via di quel godimento mortale che sospinge i nostri giovani verso la dissipazione della vita (tossicomania, bulimia, anoressia, depressione, violenza, alcoolismo, ecc). Lo sapeva bene Freud quando riteneva che solo la cultura poteva difendere la Civiltà dalla spinta alla distruzione. La Scuola contribuisce a fare esistere il mondo perché un insegnamento, in particolare quello che accompagna la crescita (la cosiddetta scuola dell' obbligo), non si misura certo dalla somma nozionistica delle informazioni che dispensa, ma dalla sua capacità di rendere disponibile la cultura come un nuovo mondo, come un altro mondo rispetto a quello di cui si nutre il legame familiare. Quando questo mondo, il nuovo mondo della cultura, non esiste o il suo accesso viene sbarrato, come faceva notare il Pasolini luterano, c' è solo cultura senza mondo, dunque cultura di morte, cultura della droga. Se tutto sospinge i nostri giovani verso l'assenza di mondo, verso il ritiro autistico, verso la coltivazione di mondi isolati (tecnologici, virtuali, sintomatici), la Scuola è ancora ciò che salvaguarda l' umano, l' incontro, le relazioni, gli scambi, le amicizie, le scoperte intellettuali. Un bravo insegnante non è forse quello che sa fare esistere nuovi mondi?
(L' autore ha scritto "Cosa resta del padre?" per Raffaello Cortina)



fonte: la Repubblica, 29 Aprile 2011, pp. 48-49.

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Brunello Mantelli

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Nov 15, 2013, 6:06:09 PM11/15/13
to Sconosciuto
De banalitate libri tres (anzi, liber unus, per ora - e per fortuna. Ma il mona ne scriverà sicuramente altri). Siamo al livello del ben noto classico: De arte petandi cum dignitate.

BM




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ne forte conculcent eas pedibus suis, et conversi dirumpant vos" (Matteo, 7,6)

Prof. Dr. Brunello Mantelli
Storia Contemporanea e dell'Europa (SSD M-STO/04)

Università di Torino
Dipartimento di Culture, Politica e Società
Dottorato in Scienze Archeologiche, Storiche e Storico-artistiche

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Eugenio Ferrero

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Nov 16, 2013, 3:36:30 AM11/16/13
to deporta...@googlegroups.com

non mi sembrano proprio banalità, basta pensare che professori come quelli descritti da Recalcati se ne incontrano forse uno o due nella vita. la maggioranza dei prof lavorano per arrivare al 27 e suscitano l'antipatia per le materie, invece che la  passione.

Non so chi sia il BM che scrive queste stupidaggini, forse è un acronimo di  Balordo Mentecatto

 

Da: deporta...@googlegroups.com [mailto:deporta...@googlegroups.com] Per conto di Brunello Mantelli
Inviato: sabato 16 novembre 2013 00:06
A: Sconosciuto
Oggetto: Re: [R-esistiamo] "Lettera a un professore" (di Massimo Recalcati)...

dariocangelli su tin.it

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Nov 16, 2013, 4:07:54 AM11/16/13
to deporta...@googlegroups.com
;-) acronimo rivelatore, d’altronde dal Cubo 1b....

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Marcella Denegri

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Nov 16, 2013, 3:57:14 AM11/16/13
to deporta...@googlegroups.com
sono, in questo caso, assolutamente d'accordo con ferrero.
solo la supponenza o, temo, l'invidia, può dettare parole come quelle di mantelli rispetto a recalcati
marcella de negri

Massimo Raffaeli

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Nov 16, 2013, 9:23:58 AM11/16/13
to deporta...@googlegroups.com

Non solo chi abbia la minima esperienza di insegnamento, ma chiunque sia stato a scuola dovrebbe riconoscere la fondatezza e l’intelligenza dei rilievi di Massimo Recalcati.

(Allo stesso modo, chi abbia un minimo di scolarizzazione riconosce negli insulti gridati e nelle flatulenze in latinorum la cifra inconfondibile dello stile squadristico).

Massimo Raffaeli

 

Da: deporta...@googlegroups.com [mailto:deporta...@googlegroups.com] Per conto di dariocangelli su tin.it
Inviato: sabato 16 novembre 2013 10.08
A: deporta...@googlegroups.com

Lino ventura

unread,
Nov 16, 2013, 11:51:37 AM11/16/13
to deporta...@googlegroups.com

Quale grazia, signor Raffaeli! Non mi so dare ragione del motivo per il quale il leggere i compulsivi commenti di certuni, ed Ella comprende il soggetto al quale in primis mi riferisco, mi sovviene il pensiero dell'Antonio De Curtis sul bivio tra uomini e caporali, anzi, "corporali"...
LV


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Brunello Mantelli

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Nov 16, 2013, 11:44:04 AM11/16/13
to Sconosciuto
Eu me miserum! Contro le squadracce dei conformisti dell'anticonformismo, le coorti degli stracciatori professionali di (metaforiche) vesti ad ogni pie' sospinto ed a pro' di ogni causa persa, le vestali innumeri dell'indignazione assurta a vessillo (penoso Ersatz dello sforzo di comprendere per poi agire) non esiste, notoriamente, alcuna difesa, salvo il rifugiarsi nella rilettura di Gustave Flaubert, Carlo Mario Cipolla, Carlo Fruttero & Franco Lucentini, oltre che, of course, del vecchio Francois Rabelais (che sicuramente a qualche bello spirito, di letture ahimè scarse ma di animus non poco parrocchiale, apparirebbe molto ma molto "flatulento").
Cantatevela e suonatevela da per Voi, visto che parecchio piacere ne traete, e sacrificate pure liberamente ad alberoni, fagioli(ni) e recalcati vari, su.

Eugenio Ferrero

unread,
Nov 17, 2013, 3:40:24 AM11/17/13
to deporta...@googlegroups.com

Resto proprio perplesso vedendo che Brunello (forse perché  ha bevuto troppo  del suo omonimo da Montalcino) è un prof. universitario, esperto per di più di antifascismo e partigiani. Il suo linguaggio riflette semmai  quell'anticonformismo apparente e quel conservatorismo reale che infracidò  l'Italia con il fascismo e ancora la infracida con i finti ribellismi di F(essi) I(talioti) e del M5S.  Non vedo perché si debbano contrapporre straordinari  letterati come Flaubert o Rabelais (poveretto, lui sapeva far  ridere, il Brunello di Mantellino no) a pensatori semplici ma non banali  come alberoni e recalcati (tra parentesi, Recalcati mi pare meno banale di Alberoni, che comunque diceva cose sensate, anche se era troppo pieno di sé).    

Fa poi specie che uno che mette come motto la bella frase di Spinoza, invece di capire e ami solo ridere, detestare  e proporre altri rumori. Io il Brunello lo capisco benissimo. C'è in troppi  il desiderio di dire tutto il contrario di quello che il buon senso propone (il BUON SENSO, non il senso comune). Non è vero che una verità, colo perché è ripetuta da tanti in modi diversi, per questo non sia vera e che una balla, solo perché originale, è interessante e autentica. Così come non è vero che una cosa, solo perché detta da tutti, è vera. Occorre quel discernimento di cui parlava Guicciardini, che fu un vero storico e che scrisse tanti bei "memento" (i "ricordi") che probabilmente  il brunello getterebbe nella spazzatura  perché troppo banale, come gli adagia di Erasmo. Rabelais era flatulento, ma lo faceva per ridere e se qualcuno lo avesse preso sul serio gli avrebbe tirato una pernacchia.

 

 

Da: deporta...@googlegroups.com [mailto:deporta...@googlegroups.com] Per conto di Brunello Mantelli
Inviato: sabato 16 novembre 2013 17:44

Errore. Il nome file non è specificato.

 

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Errore. Il nome file non è specificato.

dariocangelli su tin.it

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Nov 16, 2013, 8:16:48 PM11/16/13
to deporta...@googlegroups.com
ad arcacavata c’è un cubetto
ed al secondo piano un ufficetto
tu mettilo nel fondo di ogni mail
con san matteo, spinoza e i peti tuoi
 
Sent: Saturday, November 16, 2013 5:44 PM
Subject: Re: [R-esistiamo] "Lettera a un professore" (di Massimo Recalcati)...
 
Arcavacata di Rende (CS)
Cubo 1/B  - II piano - ufficio B208
tel. (+39)0984492563
etc etc etc etc
sicumera sicumera
etc etc etc etc
sicumera sicumera
 
sicumerat in principio, nunc et semper bicierin (san gaspare del bufalo 5, 9, 17)
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