A proposito della sentenza di ieri sera.Era il 2010 quando, alla vigilia del 30° anniversario della strage di
Bologna, uscì il libro "Schegge contro la democrazia", scritto insieme
all'amica Antonella Beccaria e pubblicato dalla casa editrice Socialmente.
Eccone un brano (pagg. 91-94):
Riferisce Maurizio Tramonte (nel processo sulla strage di Brescia, nda):
“Io ero un 'infiltrato' nelle cellule
neofasciste operanti nel Veneto. Infatti mentre mi facevo passare dagli
altri partecipanti per uno di loro, riferivo tutte le notizie rilevanti
che apprendevo a un agente del Sid […]. Le mie dichiarazioni continuano
fino al '77 […], ma avevo modo di continuare a vedere gli appartenenti
al detto gruppo neofascista […]. Con Melioli io ho continuato a vedermi
sporadicamente, ma almeno un paio di volte all'anno, sicuramente fino al
1980 e forse anche per qualche anno dopo; in particolare incontravo
Melioli nel periodo estivo e più di una volta siamo andati insieme, noi
due soli a mangiare il pesce in ristoranti dei Lidi Ferraresi o
Ravennati. In una di tali occasione, credo che fossero i primi giorni
del giugno 1980, Melioli mi disse 'non passare per Bologna a fine luglio
perché faremo un gran botto', io intesi che voleva dire che lui e il
suo gruppo avrebbero fatto un grave attentato; le parole potrebbero
essere lievemente diverse, ma il senso di quello che mi disse è
sicuramente quello che ho riferito.
Dopo qualche giorno che avevo
avuto da Melioli tale notizia, decisi di riferirla a Don Nino Bisaglia
un sacerdote dì Rovigo […]. Nel giugno '80 [lo] cercai pertanto [...]
sull'elenco telefonico di Rovigo e ci vedemmo in una chiesa nei pressi
della piazza centrale di Rovigo, all'interno della chiesa, seduti sui
banchi, io gli riferii quello che mi aveva detto Melioli, senza però
fare il nome di costui, ma dicendogli che le persone che stavano
preparando l'attentato erano un gruppo di destra di Rovigo.
Chiesi
[al sacerdote] di ricevere le mie confidenze in confessione e gli feci
indossare la stola da sacerdote, io infatti ho frequentato per poco
tempo il seminario e ho qualche conoscenza delle regole religiose […].
Qualche giorno dopo il colloquio [il sacerdote] mi telefonò a Lozzo
Atesino e mi chiese se ero disponibile ad andare a Roma e riferire
quello che gli avevo raccontato a qualcuno che non mi disse chi era; io
non lo feci finire e gli dissi che non ero disponibile e che poteva
andarci lui che ne sapeva quanto me”.
Dopo 12 anni Don Nino
Bisaglia fu ucciso, secondo un amico, mentre si recava dal Papa per
chiedere la dispensa dal segreto della confessione.
Maurizio
Tramonte, dopo avere confermato il suo atteggiamento collaborativo
dinanzi alla Corte di Assise di Milano, a quella di Brescia (udienza del
10 giugno 2010) ha dichiarato di essersi inventato tutto, compresa la
confidenza di Melioli su Bologna. Verosimilmente questa ritrattazione
risponde a un atteggiamento di protesta dichiaratamente assunto in
relazione al trattamento carcerario e giudiziario pregiudizievole al
quale è stato sottoposto. La sua ritrattazione non chiarisce il fatto –
risultante dagli atti del processo bresciano – che don Bisaglia la notte
prima di essere ucciso avrebbe alloggiato nel Cadore presso l’hotel
gestito da Maurizio Zotto, amico d’infanzia del Tramonte originariamente
indicato come frequentatore della abitazione di Giangastone Romani, ove
negli anni ’70 ebbero luogo alcune riunioni del gruppo ordinovista
veneto. I pubblici ministeri bresciani hanno inoltre accertato la sua
iscrizione a una loggia massonica di Abano Terme, alla quale fu ammesso
con una lettera di presentazione di Umberto Ortolani, collaboratore di
Licio Gelli, e l’interessamento di Emanuele Coltro, già appartenuto
all’ordine martinista. Ordine del quale avevano fatto parte anche
Spartaco Mennini, segretario del Grande Oriente d’Italia1 e il siciliano
Gaspare Cannizzo, che troveremo ospite di Mangiameli insieme a
Fioravanti. Non poteva mancare un collegamento anche con Amos Spiazzi,
sulla cui agenda sono presenti riferimenti a tale Coltro di Udine.
Infine Cecilia Loreti,
Elena Venditti* e Marco Pizzari sono stati gli
ultimi ad essere avvertiti preventivamente, prima della strage. Si
tratta della fidanzata e di una coppia di amici di Luigi Ciavardini,
componente della banda di Valerio Fioravanti e condannato anche lui in
via definitiva per la strage del 2 agosto. I tre avevano precedentemente
concordato con Ciavardini che lo avrebbero raggiunto a Venezia il 2
agosto con il treno proveniente da Roma. Quando Ciavardini fu informato
dei particolari dell’attentato si affrettò a telefonare all’amica,
perché il treno proveniente da Roma avrebbe potuto essere attinto dalla
esplosione prevista alla stazione di Bologna. Tra il Ciavardini e la
Loreti fu concordato che rinviassero la partenza al 4 agosto.
La
destinataria della telefonata in questione fu la Loreti perché era
previsto che ella svolgesse il ruolo di ricettrice delle comunicazioni a
lui rivolte. E la Loreti, avendo ricevuto una spiegazione
insoddisfacente, rimase convinta che quella telefonata fosse da mettere
in relazione alla sua implicazione nella strage.
Marco Pizzari,
fidanzato della Loreti, che si era dimostrato l’elemento debole del
gruppo di amici e si era sbilanciato in giudizi critici, fu ucciso il 30
settembre 1981. L’omicidio fu rivendicato nella immediatezza con la
falsa sigla “La Volante rossa” e il successivo 21 ottobre 1981 con la
sigla “Nar - Gruppo di fuoco Franco Anselmi” insieme agli omicidi di
Francesco Mangiameli e Luca Perucci, tutti qualificati come “traditori
da annientare”.
Il libro è scaricabile gratuitamente qui:
http://it.scribd.com/doc/35800484/Beccaria-Lenzi-Schegge-Contro-La-Democrazia
Qui una intervista a Elena Venditti (sorella della giornalista Rai Mariella Venditti ed ex fidanzata di Luigi Ciavardini, neofascista dei Nar condannato per la strage di Bologna e per l'omicidio del giudice Mario Amato),
autrice dell'ennesimo, penoso, tentativo di disinformazione in favore dell'ex fidanzato e dei suoi "camerati":
http://www.affaritaliani.it/cronache/elena-venditti-non-mi-abbracciare-intervista-370839.html
Buona lettura, per chi ne avesse voglia...
Ciao, Riccardo