Fw: Madre A. Dusi e le Suore Orsoline di Brescia nella Resistenza

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Pier Luigi Fanetti

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Mar 10, 2022, 7:47:10 AM3/10/22
to R-esistiamo

 

Impegno di Madre Angela Dusi e delle Suore Orsoline

nella Resistenza (cfr Cor Unum Aprile 2020 pagina 6 – N° 1)
 

 

Testo letto il 7 marzo 2022 da Madre Cecilia Serina al Giardino dei Giusti di Brescia 

Fare memoria dei GIUSTI, per la loro collaborazione alla Resistenza, è dovere di tutti, ma soprattutto di noi che abbiamo avuto l’opportunità di conoscerli e di guardarli come possibili modelli da imitare.

Ma chi sono questi “giusti”? Sono persone “comuni”. Qualcuno dice “né santi né eroi”, ma io penso che siano un po’ l’una e l’altra  cosa. Infatti hanno avuto il coraggio di sfidare le leggi degli oppressori per difendere la giustizia, cioè per difendere i diritti dell’uomo, come la libertà e la sua dignità. Infatti a nessuno è permesso di opprimere l’altro. L’altro, ogni altro, è “mio fratello”, e tutti insieme siamo chiamati a costruire “la civiltà dell’amore”, come ci insegnava il nostro Santo Papa bresciano, Paolo VI.

L’altra parola su cui vorrei soffermarmi è “GIARDINO”. Chiamare questo spazio “giardino” è molto significativo e poetico insieme, perché un giardino richiama i fiori, tanti colori, bellezza. E non c’è fiore più bello di una persona che si spende per il prossimo ed è pronta a rischiare anche la vita per esso.

Le persone ricordate in questo spazio sono proprio persone “belle” in questo senso, perché persone riuscite, generose, capaci di farsi dono agli altri.

Oggi sono qui a rappresentare le mie consorelle del passato che hanno percorso in modo mirabile la strada della donazione dei “giusti”. In particolare sono qui a ricordare Madre Angela Dusi (Brescia 1904 - Brescia 1995) che per me, personalmente, è stata prima insegnante di matematica, alla scuola media, e poi consorella per lunghi anni nel mio convento.

La ricordo come una persona minuta, piccola di statura, ma di grande intelligenza, sempre attiva, capace di arrivare a tutto e a tutti, pronta nel trovare una soluzione ai problemi più diversi, ma soprattutto esperta nel consolare e nel seminare bontà.

In convento, né io né le altre sorelle con me l’abbiamo mai sentita parlare del suo operato come “donna della Resistenza o partigiana” durante la seconda guerra mondiale. Non si è mai lasciata sfuggire racconti su quegli anni difficili e rischiosi. Nemmeno quando non correva più nessun pericolo e magari avrebbe potuto regalarsi uno spicchio di gloria.

Lei e le poche sorelle rimaste a Brescia con lei, durante la guerra, sette o otto in tutto (mentre la maggior parte delle suore e le educande erano sfollate a Gussago), hanno considerato naturale e doveroso quanto hanno fatto. Nulla di eccezionale secondo loro, perché il vero “giusto” ama per amare, non certo per la gloria.                                                                                                                                                 

Solo più tardi, attraverso le cronache della Casa, abbiamo scoperto qualche particolare su quel periodo. Per esempio questo, che riteniamo molto illuminante.

Dicono le Cronache del 17 luglio 1944: “mentre la maggior parte delle suore sono sfollate a Gussago, e la città deve fare i conti con frequenti bombardamenti (il più tragico fu quello del 13 luglio), Madre Angela e solo poche religiose - le eroiche -  restano a custodia della casa e per prestarsi ad un’opera di assistenza che ci è stata richiesta”. 

Tra quelle rimaste, solo la Madre Provinciale, Madre Maria della Croce Torriani, e Madre Angela Dusi conoscevano la realtà dei fatti. Di alcuni rifugiati nel convento non sapevano il nome nemmeno loro, e volutamente, perché se le avessero arrestate non avrebbero tradito nessuno durante l’interrogatorio. Meno persone sapevano, anche tra loro, meno pericoli c’erano per i rifugiati.                                                                                                                                                        

Sempre in via Bassiche tennero nascosti anche i soldi raccolti per sostenere la Resistenza armata. Li avevano messi in mezzo a pile di vecchi giornali, perché pensavano che in caso di perquisizione quella carta polverosa non avrebbe attirato l’attenzione.

Bisognava essere tutti molto cauti perché, tra l’altro, proprio di fronte al nostro convento, cioè all’Istituto Rossini, c’erano le Brigate Nere.

Di ogni operazione Madre Angela era la regista, anche perché ne aveva le capacità pratiche e di intelligenza.                                                                                                                                                      

In contatto con i Padri della Pace (Padre Bevilacqua, Marcolini, Manziana, Cistellini, Rinaldini … tutti antifascisti), che venivano a celebrare la Messa da noi, Madre Angela si diede da fare per tenere vivi gli ideali di libertà, tolleranza, rispetto della diversità, sia che si trattasse di partigiani, sia che si trattasse di ebrei o di tedeschi.

Un giorno il vescovo mandò da noi quattro sorelline ebree, le Silberman, (tornate a trovarci proprio tre anni fa, il 28 gennaio 2019) e la Signora Pia Sartori Treves, pure ebrea. All’ombra del monastero, e con la complicità delle nostre religiose, le donne poterono sfuggire alla bufera e vivere giorni tranquilli. Le sorelline ebree, Olga, Mina, Elena e Berta trascorsero oltre sette mesi di clausura, finché una notte, col favore delle tenebre, furono allontanate dal convento, perché potessero raggiungere i loro genitori già fuggiti in Svizzera. La Signora Treves, invece, vi rimase fino alla Liberazione, condividendo con le religiose le vicende alterne della guerra per circa un anno e mezzo.                                                                                                                                                        

Con il loro silenzio e con un atteggiamento discreto, in grado di fugare sospetti e allarmi nel nemico, le Orsoline di Brescia, offrirono rifugio anche ad alcune famiglie ungheresi (perseguitati politici), che la guerra aveva violentemente strappato alla Patria e lanciato nel mondo senza una meta. Una coppia aveva una bambina di tre anni che riempiva il nostro giardino di trilli e grida. Rimasero con noi due mesi circa; più tardi si unì anche una quinta famiglia formata da nonna, mamma e tre figlie dai tre ai sette anni.

Gli uomini con loro, “tutti professionisti di larga cultura, poco pratici della lingua italiana, si adoperarono in tutti i modi per rendersi utili in casa. Povera gente che stringeva il cuore vedere così umiliata dalla guerra, dispersi e raminghi, senza pane, senza tetto, mentre mostravano nel loro portamento segni evidenti di distinzione, di agiatezza, di un passato benessere”. In convento, però, si trasformarono, all’occorrenza, in giardinieri, falegnami, imbianchini; mentre le donne si prestarono come cuoche, donne di servizio, sarte o ricamatrici.                                                                                                                                                        

Quando c’era una perquisizione le religiose, sempre accorte, fecero ricorso a strategie di camuffamento (anche con abiti religiosi) e si dimostrarono abili nel raccontare qualche pia bugia per non tradirsi e far scoprire i rifugiati. Nelle loro parole non ci fu mai traccia di ingenuità, nemmeno in buona fede, ma venne sempre data una versione dei fatti con molta tranquilla sicurezza.                                                                                                                                                       

I partigiani, invece, venivano a passare la notte da noi, e la mattina ripartivano verso le montagne. E Madre Angela fece da collegamento, tra questi rifugiati e l’esterno, attraverso un linguaggio in codice che evitava imprudenze e pericoli. In certi giorni, a causa della presenza dei nemici, i partigiani furono costretti … alla clausura! E soprattutto in queste situazioni Madre Angela fu davvero eroica, oltre che silenziosa e discreta.                                                                                                                                                       

“Resistenza in casa”, quella delle Orsoline, non sui monti o nelle valli, e nemmeno in anonimi quartieri cittadini, ma nel cuore della città, dove occhi e orecchi erano costantemente aperti su tutto e su tutti, dove l’anonimato era bandito. E’ questa la resistenza più difficile e meno ricordata.

Se la nostra vocazione religiosa ci obbligava ad una rigida separazione dal mondo esterno, questo non significava che quanto accadeva fuori dal convento non riguardasse e coinvolgesse chi viveva all’interno. E le Orsoline diedero prova di grande generosità e coraggio in questo senso.                                                                                                                                                        

Un altro aspetto da sottolineare è il contributo che le religiose diedero alla lotta di liberazione, mettendo a disposizione i loro spazi per gli incontri clandestini della Resistenza.

Via Bassiche, nei giorni immediatamente precedenti l’insurrezione, ospitarono nei loro locali il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) cittadino e il comando militare.                                                                                                                                                        

Sempre dalle nostre Cronache emerge che in convento si erano insediati i patrioti, anzi il Comando Centrale che dirigeva l’azione di difesa e di attacco in tutta la città … Verso le tre del pomeriggio del 25 aprile 1945 il Campanone della Torre del Popolo annunciava l’armistizio e la resa incondizionata. Si stentava a credere, ma le affermazioni erano chiare.

Poco dopo cominciarono i primi spari. In convento i patrioti si mostrarono preoccupati; alcuni uscivano in bicicletta altri entravano armati. Sembrava che la notizia non fosse vera. Fuori c’erano già alcuni morti. Seguirono ore davvero tragiche, piene di sgomento per i responsabili e, di riflesso, per le suore. Spari di fucili, scoppi di bombe a mano, scariche di mitragliatrici e perfino di cannoni diretti anche verso il nostro portone di via dei Mille. Pareva che il convento crollasse. “Siamo stati scoperti”, dicevano i patrioti. Alcuni nascondevano in fretta le armi perché si temeva che entrasse il nemico. Le suore intanto pregavano la Madonna. 

Il 26 aprile 1945, giorno e  notte, la porta del convento, quella in Via dei Mille, rimase aperta  e sorvegliata dai partigiani, mentre le suore li supplicavano di non spargere sangue inutile.

Esse misero a disposizione anche la cucina per sfamare i partigiani. Le dispense erano quasi vuote, ma fortunatamente i tedeschi avevano abbandonato nei pressi del convento un cavallo morto. I partigiani lo portarono in convento e le suore continuarono a cuocere bistecche di cavallo finché ce ne furono.

Le religiose si presero cura anche dei vinti, naturalmente. Non guardavano certo a quale nazione o partito appartenessero, perché alla base della loro opera c’erano scopi cristiano-umanitari, non certo politici.                                                                                                                                                       

Esse si  trovarono a collaborare con i resistenti senza quasi rendersene conto, ma una volta fu raccolto anche un soldato tedesco grondante di sangue. Egli fu portato prima in convento e poi trasportato dagli stessi partigiani alla Poliambulanza. In segno di riconoscenza questo soldato volle poi offrire un pacchetto di sigarette a uno dei patrioti, e diede i suoi guanti di lana, laceri e insanguinati, proprio a Madre Angela.

Al termine della guerra, i Volontari della Libertà espressero la loro ammirazione alle Orsoline con un attestato di lode per il loro operato durante la Resistenza, perché esse diedero sempre prova di coraggiosa abnegazione e grande bontà.

Dice ancora l’attestato, che le suore, con un contegno coraggioso e lieto, “materialmente e moralmente furono vicine ai combattenti con serenità di Religiose e di Italiane…”. Ma va sottolineato ancora una volta che, pur essendo antifasciste convinte, guardarono ai nemici politici come si guarda a uomini-fratelli. Infatti non provarono mai rancore verso di loro, ma sempre pietà e compassione per tutti.

Concludo ringraziando per questo riconoscimento offerto alle nostre suore e a Madre Angela in particolare, ma soprattutto auguro a tutti, soprattutto ai giovani qui presenti, di conservare e tramandare l’esempio di queste figure coraggiose e forti, per seguirne l’esempio. 

Le Suore Orsoline

 

 

 

 

 

 

 

Rosangela Pesenti

unread,
Mar 10, 2022, 11:43:30 AM3/10/22
to 'Pier Luigi Fanetti' via DEPORTATI MAI PIU' [ R-esistiamo ]
Grazie per la bella testimonianza
Rosangela

L'universo è fatto di storie, non di atomi. Muriel Rukeyser


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Marcella pepe

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Mar 11, 2022, 1:30:15 AM3/11/22
to deporta...@googlegroups.com
Molto interessante, grazie!
Marcella Pepe

domenico stimolo

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Mar 11, 2022, 7:02:48 AM3/11/22
to deporta...@googlegroups.com

Grazie. Forte, coinvolgente, commovente. Contribuisco a diffondere

domenico stimolo

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