Fw: A proposito dei fatti di Piazza del Popolo

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Barbara Chiappetta

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Dec 17, 2010, 6:20:14 PM12/17/10
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Sent: Saturday, December 18, 2010 12:16 AM
Subject: Fw: A proposito dei fatti di Piazza del Popolo

 
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Sent: Friday, December 17, 2010 5:56 PM
Subject: A proposito dei fatti di Piazza del Popolo

Care compagne e cari compagni,
molto analisi politiche sono già state fatte sull'argomento, ma noi sappiamo che oltre alle analisi per comprendere a fondo i fatti ci servono anche delle buone "narrazioni".
E questa dello scrittore Sandrone Dazieri, apparsa sul Manifesto di oggi, mi sembra onesta e buona, perciò ve la inoltro.
Ciao   Giorgio

PIAZZA DEL POPOLO

Buoni e cattivi? Non spetta a noi giudicare

di Sandrone Dazieri


Vi racconto cosa mi è successo. Ero a Roma per lavoro, e durante una riunione ho seguito dal computer la votazione sulla sfiducia. Ho visto lo spettacolo pietoso del parlamento ridotto a merca­to delle vacche e teatrino, dove tutta l'attenzione si appuntava su quella decina di onorevoli che il gior­no prima si erano prodotti in dichiarazioni vanziniane sul loro voto: non lo so, non ci ho ancora pensato, dipende, ne discuterò con la mia coscienza. Ho visto il disastro e il ridicolo. Mi sono depresso. Mi è man­cata l'aria. Sono uscito. Per caso, mi sono trovato nel mezzo della manifestazione studentesca nei mo­menti del maggior casino. Ho visto ragazzi contrari agli scontri, ragazzi che spaccavano vetrine, ragazzi che scappavano, ragazzi che tiravano sassi alle ban­che, spostavano cassonetti e davano loro fuoco, ra­gazzi che discutevano e ragazzi che piangevano, ragazzi che raccoglievano da terra i loro compagni e ra­gazzi che camminavano zoppicando o sfregandosi le botte. Ho visto tanta rabbia, tanta. E ho pensato che la rabbia è bella, perché vuol dire che sei vivo e ci tieni, e ho pensato alle tante volte che avrei dovuto arrabbiarmi e non ci sono riuscito, diventato come sono troppo cinico e disilluso. E mi sono sentito me­glio. Perché le nuove generazioni non sono un deser­to come vogliono farci credere, ma una speranza.

E vorrei dire a tutti quelli che in questi giorni stan­no commentando e fornendo saggi consigli agli stu­denti (non fate così, non fate cosà, avreste dovuto fa­re così, nel futuro fate cosà) che non spetta a noi giu­dicare quanto è accaduto. Non sta a noi distinguere tra buoni e cattivi, stupidi e intelligenti. Spetta a loro, a chi c'era, agli studenti, a chi ha organizzato il cor­teo, a chi sta lottando da settimane al freddo, sui tetti e nelle strade decidere se la violenza che c'è stata (due pietre, parliamoci chiaro, gli scontri tra ultras fanno molti più danni) sia stata giusta o sbagliata, ne­cessaria o inutile, bella o brutta. Sta a loro chiarirsi, discutere, prendersene le responsabilità politiche e umane. Separare i percorsi, se lo ritengono opportu­no, o trovare una mediazione. Spetta a loro scegliere gli strumenti della loro lotta, perché è la loro lotta. Spero, certo, che non ripetano gli errori della mia ge­nerazione e di chi ci ha proceduto, ma non saremo noi a poterlo impedire se dovesse accadere. A noi spetta solo scegliere da che parte stare, se con loro o contro di loro, e risparmiare il fiato: non saranno mai come noi vorremmo che fossero, così come noi non siamo stati quelli che saremmo dovuto essere.



BUONI E CATTIVI.doc
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