Carissimi,
Invio il testo dell’appello con le rettifiche apportate accogliendo i rilievi che sono stati mossi da alcuni di voi (sottolineate in giallo).
Barbara mi farà sapere domattina se la sua sala è disponibile per una nostra assemblea, da svolgersi, se ci siete, venerdì 29, dalle 17 in poi.Bacioni. Marcella
LA RESISTENZA, OVVERO L’ESERCIZIO DELLA FUNZIONE DOCENTE
Siamo docenti, cioè pubblici ufficiali preposti alla tutela del diritto allo studio, che è diritto a essere uguali e a vivere da uguali, a contrastare il determinismo ambientale e sociale e a contestare quei poteri che operano per imporre verità assolute e per cristallizzare sperequazioni.
Nell’esercizio delle nostre funzioni, che comprendono la vigilanza attenta sulle istituzioni democratiche, abbiamo pattugliato le piazze con i nostri studenti. Siamo “complici” solidali di tutti quelli che protestarono il 14 dicembre del 2010, a Roma, quando uno squallido mercimonio di voti tenne in piedi un governo sfiduciato dal basso, e degli studenti al fianco dei quali eravamo, il 13 novembre 2015, a Napoli e a Milano, quando i manganelli di un potere antidialettico e ottuso hanno colpito le nostre schiene e spezzato i denti dei nostri ragazzi.
Per i fatti della piazza romana del 2010, la magistratura ha erogato complessivamente 12 anni di galera a carico dei contestatori, accusati, tra le altre cose, di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Per la protesta dello scorso novembre è stata parimenti aperta, a carico di uno studente napoletano “colpevole” di aver difeso compagni più giovani dalle cariche della polizia, un’indagine punitiva per lo stesso reato, utilizzato come patetico passepartout giudiziario della repressione, atto a stigmatizzare e criminalizzare ogni azione di protesta, come quella portata avanti, il 28 maggio scorso, nel corso di una blindata passerella della Giannini, da studenti universitari milanesi anch’essi oggi inquisiti.
Respingiamo e proscriviamo le condanne già inflitte e auspichiamo la rapida archiviazione di tutti i procedimenti avviati contro gli studenti di Napoli e Milano. La resistenza è un dovere morale e civile, non un reato: è da noi che i giovani lo apprendono. Siamo noi che siamo stati “lesi”, nelle persone e nei diritti; siamo noi che siamo stati offesi dal tradimento della Costituzione antifascista; è a noi che si dovrebbe riparazione!
Gli studenti continueranno a resistere alla distruzione della Scuola pubblica e all’azzeramento dei diritti dei lavoratori insieme a noi insegnanti, pubblici ufficiali dell’Istruzione: scenderemo ancora nelle piazze per difendere la legalità costituzionale, da cui procede l’incontestabile diritto a manifestare, e affronteremo a mani nude i pubblici ufficiali armati che il governo puntualmente mobilita contro chi dissente.
Non temiamo le condanne dei tribunali, perché tremiamo al pensiero di quelle che la nostra coscienza ci infliggerebbe se restassimo muti o indifferenti.
I docenti, “pubblici ufficiali” dell’istruzione statale
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