Carissimi/e tutti/e,
Sarebbe offensivo e ridicolo, dato il nostro pluriennale e spesso convergente impegno contro la ristrutturazione neoliberista del paese, ribadire la cruciale importanza dei referendum in questa fase politica, mentre risulterebbe stucchevole e retorico il richiamo all’unità e alla concordia tra le forze chiamate ad innalzare quest’ultimo baluardo a difesa di una Democrazia che da questa crisi, se riusciremo a resisterle, dovrà uscire ridefinita nelle articolazioni di base e rinnovata nella comune percezione.
E’ chiaro che alle strutture associative e sindacali che hanno collaborato alla stesura e definizione dei quesiti, impegnandosi successivamente a condurre la campagna referendaria anche sui singoli territori, va attribuito e riconosciuto pari valore, prescindendo dagli orientamenti e dalle pratiche, non solo in ragione delle lotte intraprese e portate avanti da ciascuna, ma anche in funzione dell’auspicato esito della stagione referendaria, che non può fare a meno dell’apporto di nessuna.
Interpreto, quindi, e invito tutti ad interpretare le istanze avanzate dagli amici Cobas, con cui, come membro del Coordinamento Precari Scuola Napoli, ho condiviso la maggior parte delle previsioni, delle analisi e delle azioni di contrasto alle politiche scolastiche degli ultimi governi, come richieste legate alla volontà di tenere a battesimo il comitato referendario territoriale con più agio (ogni realtà locale ha i suoi tempi di reazione: Parma e Torino, ad esempio, costituiranno i loro comitati il 16 marzo) e con garanzie di più ampia partecipazione, e non come un tentativo di delegittimazione o marginalizzazione di qualcuna delle forze del “cartello referendario”.
Del resto, un intento del genere sarebbe incompatibile con le idealità e con la maturità politica dei Cobas, nonché controproducente per l’immagine che Napoli, città “derenzizzata”, offre in questo momento al paese, mantenendo alta la speranza di una riscossa, nel segno e nel solco della Costituzione.
Il ruolo di “mediatore”, tradizionalmente esercitato dal Coordinamento Precari Scuola e, qualche volta, ad esso affidato, indirettamente o esplicitamente, non sempre ha prodotto, negli anni, i risultati sperati, ora per inettitudine o intempestività dei membri del Coordinamento, e della sottoscritta in particolare, ora per scelte liberamente operate dagli interlocutori sulla base delle loro priorità e di modalità d’azione per loro irrinunciabili.
Sono certa che questa discussione iniziale ci eviterà molti errori procedurali, in seguito, e sono paradossalmente contenta che se ne sia data l’occasione, anche se ha comportato qualche rimbrotto e qualche dissipabile equivoco.
Ritengo, inoltre, che sulle prime mosse della realtà referendaria napoletana abbia inciso lo stile comunicativo non sempre perspicuo del comitato promotore nazionale e incidano, un po’, anche le scadenze elettorali, che, inutile negarlo, ci rendono tutti più suscettibili.
Data la stima che nutro sia verso l’infaticabile referente della Lip Napoli, Patrizia Perrone, sia verso i Cobas Napoli, e dato che l’incontro di domani sarà solo interlocutorio, avendo anche difficoltà di ordine logistico, non parteciperò all’assemblea. A quel che mi consta al momento, la maggior parte dei precari del Coordinamento sarà in servizio, ma ovviamente nessun componente ha obblighi né interdizioni di sorta.
Aspetto con ansia il momento in cui, liquidate le formalità e pagato il tributo ai formalismi, potrò fare quello che in tanti anni di contestazione ho imparato a fare meglio, cioè stare in piazza con i compagni di lotta, studenti e docenti, armata di volantini e megafono, per denunciare la miseria morale e culturale della Scuola-azienda e di chi l’ha concepita e attuata. Le roboanti menzogne del governo ormai non reggono più.
Raccoglieremo, insieme, le firme per vincere e i fiori per celebrare la primavera della Democrazia.
Un caro saluto a tutte/i.
Marcella Raiola
(Coordinamento Precari Scuola Napoli)
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