Carissimi tutti,
mi è giunta notizia di 8 denunce avanzate a carico di altrettanti studenti che il 28 maggio scorso, alla “Bicocca” di Milano, forzarono i cordoni di polizia per entrare a dire la loro alla Giannini che faceva la sua brava passerella in Aula Magna, sicché ho aggiunto giusto una riga e modificato le nostre richieste simboliche (testo sottolineato in giallo). Se facessimo circolare l’appello da subito, sia pure solo con le nostre firme, avrebbe un impatto notevole almeno nel mondo studentesco, in questo momento scosso da questi provvedimenti. Credo che gli studenti siano i primi nostri compagni, e i più preziosi.
Bacioni. Marcella
LA RESISTENZA, OVVERO L’ESERCIZIO DELLA FUNZIONE DOCENTE
Siamo docenti, cioè pubblici ufficiali preposti alla tutela del diritto allo studio, che è diritto a essere uguali e a vivere da uguali, a contrastare il determinismo ambientale e sociale e a contestare quei poteri che operano per imporre verità assolute e per cristallizzare sperequazioni.
Nell’esercizio delle nostre funzioni, che comprendono la vigilanza attenta sulle istituzioni democratiche, abbiamo pattugliato le piazze con i nostri studenti, ed eravamo accanto a loro, dunque, sia il 14 dicembre del 2010, a Roma, quando uno squallido mercimonio di voti tenne in piedi un governo sfiduciato dal basso, sia il 13 novembre 2015, a Napoli e a Milano, quando i manganelli di un potere antidialettico e ottuso hanno colpito le nostre schiene e spezzato i denti dei nostri ragazzi.
Per i fatti della piazza romana del 2010, la magistratura ha erogato complessivamente 12 anni di galera a carico dei contestatori, accusati, tra le altre cose, di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Per la protesta dello scorso novembre è stata parimenti aperta, a carico di uno studente napoletano “colpevole” di aver difeso compagni più giovani dalle cariche della polizia, un’indagine punitiva per lo stesso reato, utilizzato come patetico passepartout giudiziario della repressione, atto a stigmatizzare e criminalizzare ogni azione di protesta, come quella portata avanti, il 28 maggio scorso, nel corso di una blindata passerella della Giannini, da studenti universitari milanesi anch’essi oggi inquisiti.
Respingiamo e proscriviamo le condanne già inflitte e chiediamo l’archiviazione immediata di tutti gli speciosi procedimenti avviati contro gli studenti di Napoli e Milano. La resistenza è un dovere morale e civile, non un reato: è da noi che i giovani lo apprendono. Siamo noi che siamo stati “lesi”, nelle persone e nei diritti. Siamo noi i pubblici ufficiali offesi dal tradimento della Costituzione antifascista; è a noi che si dovrebbe riparazione!
Gli studenti continueranno a resistere alla distruzione della Scuola pubblica e agli altri abusi di questo governo insieme a noi, pubblici ufficiali dell’Istruzione scesi in piazza per la legalità costituzionale e aggrediti da quei “pubblici ufficiali” che, col volto coperto e armati, si fanno garanti acritici di qualsivoglia ordine e assetto istituzionale, anche del più inaccettabile.
Non temiamo le condanne dei tribunali, perché tremiamo al pensiero di quelle che la nostra coscienza ci infliggerebbe se restassimo muti o indifferenti.
I docenti, “pubblici ufficiali” dell’istruzione statale
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