Report dell’assemblea della Scuola in lotta di Napoli (21/12/2015)
Referendum come strategia di “risolidarizzazione” e occasione di controinformazione, guerra come alibi per i tagli e come approdo delle politiche di taglio, alternanza Scuola-lavoro come nodo cruciale della lotta della Scuola e per la Scuola libera, opzioni di piazza esperibili, fallacia di un’unità sindacale (posticcia) che indigna e disorienta i lavoratori, rendendoli titubanti e poco reattivi, preoccupazione per le “deleghe”, per la medicalizzazione del Sostegno e per la riduzione della professione docente a lavoro impiegatizio e burocratizzato: questi i temi al centro del dibattito animato, profondo, ricchissimo di implicazioni storico-politiche e di controllato pathos che si è svolto lunedì 21 dicembre nella sede dell’Associazione “Napoli Scuole Zona Franca” di via S. Mandato, presenti esponenti dei Cobas Scuola, del Coordinamento Precari Scuola Napoli e del Coordinamento regionale campano Lavoratori Scuola (gli studenti erano impegnati in un contemporaneo sit-in in Piazza Fuga, per protestare contro l’isterica e incivile interruzione di un’iniziativa da loro organizzata al Liceo Sannazaro per discutere, alla presenza della madre di Davide Bifolco, ucciso da un poliziotto a Rione Traiano per non essersi fermato a un “alt”, del rapporto tra legalità e giustizia). Presente anche il prof. Geppino Aragno, i cui studi sulla resistenza antifascista napoletana e la cui lungimirante prospettiva, alimentata dalla capacità di intravedere i “ricorsi” storici costituiscono un imprescindibile e preziosissimo elemento propulsivo per l’organizzazione della lotta. L’introduzione, avendo comportato un accenno a iniziative in fieri volte a rendere noto lo stretto legame esistente tra la guerra cruenta intrapresa dalle potenze a capitalismo avanzato e la guerra a bassa intensità, ma non meno tragica, combattuta a colpi di tagli alla spesa pubblica, ha sollecitato una lunga digressione sulla guerra, nodo teorico cruciale dell’attuale dibattito culturale e politico, pretesto e approdo drammatico dell’austerity, in un circuito vizioso che la “Sinistra” di movimento o partito non riesce a spezzare, complici anche diatribe interne e sfumature interpretative sul ruolo giocato dal governo siriano negli assetti che si stanno determinando in medioriente.
I docenti presenti all’assemblea romana convocata dai Comitati LIP lo scorso 29/11 hanno relazionato ampiamente sullo svolgimento dei lavori e sulle deliberazioni delle forze in lotta presenti (sindacati, associazioni, coordinamenti e alcuni partiti politici), confermando che, al di là degli esiti prevedibili o auspicabili, il referendum abrogativo di parti della L. 107, unitamente a quello da proporre per gli altri provvedimenti renziani che demoliscono lo Statuto dei lavoratori e attentano all’integrità dell’ambiente come risorsa e come spazio sociale di autodeterminazione delle comunità, viene visto e inteso come un’occasione per sensibilizzare la popolazione sia in merito all’unitarietà del progetto di ristrutturazione iperliberista del paese, sia riguardo alla necessità di creare reti di solidarietà che spostino la conflittualità verso l’alto, verso i detentori, cioè, del potere che decide delle sorti (e delle morti) dei lavoratori.
Riguardo all’alternanza Scuola-lavoro, l’assemblea si è detta concorde nel ritenere assiomatica e incontrovertibile la convinzione che è la Scuola a dover imprimere la propria spinta e il proprio sigillo al mondo del lavoro, dell’economia e dello sviluppo, e non il contrario. Per contrastare materialmente l’obbligo di fornire studenti alle imprese, oltre all’appoggio da dare alla resistenza degli studenti, si è discusso della possibile sponsorizzazione della pratica, consentita dalla L. 107, dell’assunzione degli studenti da parte dello stesso dirigente, assurto a “datore di lavoro”, con tutte le responsabilità del ruolo, allo scopo di favorire la sempre prevista e consentita “simulazione d’impresa” all’interno della stessa struttura scolastica, fermo restando il principio che il “no” al lavoro, e per di più gratuito, dei ragazzi e delle ragazze deve essere totale e non negoziabile. Più ardua la posizione da assumere relativamente al Comitato di valutazione, che si sta insediando in molti istituti nonostante la renitenza istintiva e presaga di tantissimi docenti e nonostante le battaglie condotte, collegio per collegio, dai più impegnati e strumentalmente dotati (mozioni di sfiducia etc.).
Negare del tutto ogni collaborazione è e sarebbe la scelta più valida, anche in vista della credibilità con cui si proporrà il referendum, uno dei cui quesiti concerne proprio il comitato, che lede la libertà di insegnamento, mettendo la museruola ai docenti che l’Associazione Nazionale Presidi, nel suo delirio da deriva fascista, ha vergognosamente e significativamente definito “contrastivi”, gerarchizza e pone in conflitto colleghi che dovrebbero cooperare e crea i presupposti per il radicarsi di una deviata percezione, meccanica e serializzata, degli esiti dell’attività didattica e pedagogica. Non è stato sempre possibile, tuttavia, nella concreta prassi, scongiurare la formazione del Comitato, a quanto è emerso da una ricognizione rapida, anche a motivo del collaborazionismo strisciante o aperto dei sindacati, che hanno in molti casi suggerito di eleggere una Rsu nel Comitato, come se il problema fosse la garanzia di un’equa ripartizione del “bottino” o l’individuazione di criteri di selezione “accettabili” e non, invece, quello di rifiutare con la massima energia l’idea stessa della plausibilità di una valutazione della qualità dell’insegnamento fatta senza intaccare l’autonomia dei docenti e a prescindere dai contesti e dalle interazioni con le classi, gli alunni singoli e la società tutta. E’ stato notato che le operazioni di mobilità imminenti genereranno una microconflittualità diffusa, così come l’attribuzione dei premi ai “meritevoli” determinerà malcontento e risentimenti. Queste implicazioni aberranti della 107 dovranno essere additate come frutto dell’insipienza di un governo che ha preteso di mettere sotto controllo la Scuola in modo stolido e maldestro, usando parole d’ordine e mezzucci di squallore inusitato (bonus da 500 euro per l’aggiornamento “coatto”) e potranno costituire il mezzo attraverso cui far implodere dall’interno un meccanismo che risulta anche ad alcuni dirigenti onesti e colti farraginoso, mortificante e paralizzante. Urgente, tuttavia, risulta il lavoro di risensibilizzazione o rieducazione dei colleghi alla Politica, intesa come acquisizione di quello sfondo di orientamenti e decisioni non dettate, come appare e pare, da contingenze e congiunture economiche ineluttabili e imprevedibili, ma da una pianificazione o visione dei rapporti economici e sociali da storicizzare e ancorare anche alle dinamiche di conflitto tra classi (è stato citata, a tal proposito, da docenti di area Cobas, la ricerca sociologica condotta da Marcello Dei e intitolata “Le vestali della classe media”, che illustrava e commentava le reazioni sorprendenti dei docenti all’introduzione della Scuola Media Unica), un conflitto che la Scuola di Renzi reintroduce, selezionando su base economica e sociale i discenti e destinando le classi economicamente svantaggiate al lavoro manuale e a un’istruzione scadente. Da parte del Coordinamento regionale è stato rimarcato il processo di “desolidarizzazione” portato avanti dal governo, per cui ogni lavoratore vede nel lavoratore di altri comparti il suo avversario o “competitor”, unitamente alla forte polarizzazione della ricchezza, uno scenario che evoca quello antecedente alla centralizzazione sindacale dei lavoratori. Da tali analisi è scaturito il seguente piano di lavoro:
1) Partecipazione alle iniziative del comparto Sanità in lotta e organizzazione dell’incontro tra i medici di Emergency e i docenti in lotta nella “Nuova Casa del Popolo” di Ponticelli, allo scopo di operare, a beneficio di studenti e docenti, una connessione tra piani di guerra e tagli allo stato sociale
2) Partecipazione alle manifestazioni locali previste per il 16 gennaio contro la guerra, nell’anniversario del primo attacco all’Iraq da parte degli USA
3) Organizzazione di un flash-mob di protesta con gli studenti, in piazza, ove se ne diano le condizioni logistiche, contro la palesata volontà dei presidi-manager di ingabbiare la libertà degli insegnanti e azzerare il pluralismo, punendo o espellendo dalla Scuola- azienda tutti quelli non allineati, non conformi, cioè, alle idealità del “capo” (cioè della maggioranza di governo)
4) Partecipazione alla presentazione del libro di Manlio di Nuccio “L’arte della guerra” (21 gennaio prossimo)
5) Accelerazione delle fasi organizzative del progetto di lezioni “alternative” e “itineranti”, rivolto a docenti e studenti e aperto a tutti.
Dopo il brindisi augurale e la foto di gruppo con messaggio rivolto all’ANP, l’assemblea si è sciolta. Alcuni partecipanti hanno avuto la fortuna e il privilegio di essere messi a parte delle nuove scoperte dello storico prof. Aragno, che sta ricostruendo le reti di complicità politica e militare dei partigiani napoletani, per smantellare l’oleografia della “rivolta degli scugnizzi” e (di)mostrare la maturità ideologica, strategica e operativa dei napoletani che animarono, pagando il loro sforzo a caro prezzo, le Quattro Giornate e la resistenza degli anni seguenti, quelli della “normalizzazione”, dei tradimenti e dei cambi repentini di casacca. I docenti napoletani in lotta auspicano e caldeggiano la veloce pubblicazione degli esiti di tali ricerche, preziose per Napoli e per il futuro del paese, che, per essere di nuovo pensabile, non può che confidare nella città “derenzizzata”.
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| Da: 'fer.gog' via coordinamento in difesa della scuola pubblica napoli Inviato: lunedì 28 dicembre 2015 14:09 A: Aristide Donadio; Raiola; coordinamento-campano-lavo...@googlegroups.com; coordinamento-scuo...@googlegroups.com; 'Enrico Voccia'; 'Ludovico Chianese'; mau...@fastwebnet.it; fulviop...@gmail.com Rispondi a: coordinamento-scuo...@googlegroups.com Oggetto: Re: report assemblea 21/12 |