Cari,
mi è stato riferito che l’espressione “a mani nude”, utilizzata per contrapporre ai manganelli dei poliziotti l’inerme rivendicazione dei nostri diritti, forte solo della sua giustezza, è stata ritenuta inappropriata.
Ho ritoccato, di conseguenza, la parte finale del testo. Invito chi avesse perplessità sull’operazione in sé a dirlo serenamente. Se il testo non convince o non è ritenuto diplomaticamente opportuno, in questa congiuntura, non è un problema e non mi offendo! J J
Personalmente ci tengo a farlo uscire, anche se dovessi firmarlo solo io. Sento di doverlo ai ragazzi, che hanno preso sia le bòtte che le denunce.Bacioni a tutti. Marcella
LA RESISTENZA, OVVERO L’ESERCIZIO DELLA FUNZIONE DOCENTE
Siamo docenti, cioè pubblici ufficiali preposti alla tutela del diritto allo studio, che è diritto a essere uguali e a vivere da uguali, a contrastare il determinismo ambientale e sociale e a contestare quei poteri che operano per imporre verità assolute e per cristallizzare sperequazioni.
Nell’esercizio delle nostre funzioni, che comprendono la vigilanza attenta sulle istituzioni democratiche, abbiamo pattugliato le piazze con i nostri studenti. Siamo solidalmente “complici” degli studenti che protestarono il 14 dicembre del 2010, a Roma, quando uno squallido mercimonio di voti tenne in piedi un governo sfiduciato dal basso, e degli studenti al fianco dei quali abbiamo manifestato, a Milano e a Napoli, il 13 novembre 2015, quando i manganelli di un potere antidialettico e ottuso hanno colpito le nostre schiene e spezzato i denti dei nostri ragazzi.
Per i fatti della piazza romana del 2010, la magistratura ha erogato complessivamente 12 anni di galera a carico dei contestatori, accusati, tra le altre cose, di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Per la protesta dello scorso novembre è stata parimenti aperta, a carico di uno studente napoletano “colpevole” di aver difeso compagni più giovani dalle cariche della polizia, un’indagine per lo stesso reato, utilizzato come patetico passepartout giudiziario della repressione, atto a stigmatizzare e criminalizzare ogni azione di protesta, come quella portata avanti il 28 maggio 2015, nel corso di una blindata passerella del ministro Giannini, da studenti universitari milanesi anch’essi oggi inquisiti.
Respingiamo e proscriviamo le condanne già inflitte e auspichiamo la rapida archiviazione di tutti i procedimenti avviati contro gli studenti di Napoli e Milano. La resistenza è un dovere morale e civile, non un reato: è da noi che i giovani lo apprendono. Siamo noi che siamo stati “lesi”, nelle persone e nei diritti; siamo noi che siamo stati offesi dal tradimento della Costituzione antifascista; è a noi che si dovrebbe riparazione!
Gli studenti continueranno a resistere alla distruzione della Scuola pubblica e all’azzeramento dei diritti dei lavoratori, e insieme a loro, a difendere la legalità costituzionale, da cui procede l’incoercibile diritto a manifestare, scenderemo in piazza anche noi, gli insegnanti, i pubblici ufficiali dell’Istruzione, consapevoli che ci troveremo di fronte le forze di un “ordine” che non vuole più contemplare il dissenso.
Non temiamo le condanne dei tribunali, perché tremiamo al pensiero di quelle che la nostra coscienza ci infliggerebbe se restassimo muti o indifferenti.
I docenti, “pubblici ufficiali” dell’istruzione statale
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