*Assemblea nazionale contro i
re e le loro guerre - Report conclusivo -
15/11/2025*
Con l’assemblea di oggi abbiamo scommesso
sull’inizio di un percorso nuovo, di convergenza, costruito
non a tavolino, ma nel confronto e nella discussione
collettiva, aperta, plurale e larga, nelle assemblee e in
percorsi nuovi, da inventare insieme. Oggi più di 250
persone hanno riempito la sala, provenienti dai
territori di tutta Italia, lotte, organizzazioni, realtà
sociali e sindacali, associazioni, con collegamenti europei
ed internazionali. Stiamo costruendo uno spazio politico
nuovo, in controtendenza con vecchi e nuovi schemi
identitari e chiusi dentro i recinti della nazione, perché è
questo che hanno espresso le grandi piazze di settembre e
ottobre. Se il mondo intorno a noi rompe con le certezze del
passato, anche noi dobbiamo farlo.
Ci siamo trovate come realtà che dall’anno
scorso hanno aperto spazi di convergenza contro il ddl
sicurezza e contro la stretta repressiva che avanzava; come
realtà che hanno promosso mobilitazioni contro le guerre e
il riarmo europeo e nazionale, siamo le persone che hanno
animato le piazze strabordanti in solidarietà con la Global
Sumud Flotilla e con il popolo palestinese, riconoscendo che
la lotta contro l’autoritarismo interno e quella contro
l’oppressione internazionale non sono due fronti separati.
Ci siamo trovate per stringere un nuovo patto tra di noi,
con la scommessa di lavorare costantemente per la
generalizzazione degli scioperi, per svelare nelle città e
nei territori i re, i padroni, e per resistere alla svolta
autoritaria cercando in ogni modo di ribaltare quei rapporti
di forza che li consolidano.
I re sono Netanyahu, Trump, Giorgia
Meloni. I re sono Ursula von der Leyen e i tecnocrati
europei. Ma non solo. Putin, Xi Jin Ping, Modhi.
I re sono le compagnie fossili, che
guadagnano dalla distruzione della crisi climatica.
I re sono gli oligarchi delle
piattaforme, da Bezos a Musk.
I re sono gli immobiliaristi e i grandi
fondi d’investimento che speculano sulle nostre città.
I re sono le politiche dell’economia di
guerra.
I re sono i confini e il patriarcato.
I re sono i decreti che cancellano
diritti.
Sono tutti coloro che provano a convincerci
che la violenza è ordine, che l’ingiustizia è necessità, che
l'autoritarismo è sicurezza.
Oggi possiamo dire che il primo passo è
andato bene. E per mettere in pratica le tante cose
che ci siamo detti e dette, non abbiamo bisogno di fissare
nuove manifestazioni in un calendario già fitto, ma di
confrontarci e organizzarci in una nuova grande assemblea,
da svolgersi in più di un giorno, che comprenda convegni sui
nuovi passaggi legislativi repressivi, tavoli di lavoro
tematici che uniscano gli equipaggi di terra e di mare, e
che abbia l’obiettivo di costruire una grande mobilitazione
in primavera, che faccia convergere tutti i territori del
paese e che, perché no, da qui a primavera scommetta che
possa esondare oltre i confini nazionali e parlare alle
città d’Europa e non solo. Per questo abbiamo proposto
di fissare sul calendario di tutte le persone sedute in
sala il 24 e 25 gennaio.
Le prossime date non sono ritualità ma spazi
che ci permettono di aggredire i rapporti di forza. Per
questo dobbiamo costruire un immaginario contro re e regine,
un immaginario, di pratiche e di discorso, che si potrà
concretizzare nei tanti appuntamenti citati durante questa
assemblea: dalla partita del Maccabi a Bologna il 21
novembre, al 22 novembre, agli scioperi dell’autunno.
E con la promessa di trovarci fianco a fianco
il 29 di Novembre a Roma nella giornata internazionale in
solidarietà al popolo palestinese, che renda visibile
con uno spezzone sociale il percorso che parte oggi e si
riconosca in parole d’ordine chiare, portando la solidarietà
al popolo palestinese, la richiesta della fine
dell’occupazione, il rafforzamento delle iniziative di
boicottaggio, disinvestimento e sanzioni, e una battaglia
che ci accomuna tutti, la lotta per la liberazione di
tutti i prigionieri politici e di Marwan Barghouti.
Vogliamo costruire un percorso di liberazione
da tutti i re a partire dall’attraversamento di tutti i
territori e tutte le città.
A chi ci chiede di essere suddite e sudditi
rispondiamo che non abbiamo bisogno del loro permesso per
essere liberi e libere.