PER LA
CONVERGENZA DELLE CONVERGENZE
CONTRO GUERRA, RIARMO,
GENOCIDIO, AUTORITARISMO: STATO SOCIALE, NO STATO DI
GUERRA
IN
ITALIA: ASSEMBLEA NAZIONALE A ROMA IL 15
NOVEMBRE APPELLO E INVITO ALLA PARTECIPAZIONE
NELLO SPAZIO
EURO-MEDITERRANEO: UNSILENCE FORUM A BARCELLONA -
14-16 NOVEMBRE
IN EUROPA: INCONTRO
ONLINE DI FORMAZIONE SUI FONDI EUROPEI PER IL
RIARMO - 3 NOVEMBRE
Cari
e care,
nell’assemblea
nazionale di Stop Rearm Europe del 27 settembre ci
eravamo impegnati a proseguire il lavoro per la “convergenza
delle convergenze”, per dare un contributo al
movimento spontaneo, enorme e popolare che la Global
Sumud Flotilla stava suscitando. E la stessa esigenza
ci veniva sollecitata da altre reti e campagne.
Primi
firmatari sono una serie di persone che hanno lavorato
in questo anno nelle convergenze delle lotte e degli
attori sociali: nella Global Sumud Flottilla, nella
rete A Pieno Regime contro il ddl sicurezza, nella
lotta della GKN, e in Stop Rearm Europe.
L’appello convoca una
assemblea nazionale di convergenza il 15 novembre
a Roma.
L’assemblea
è aperta a tutti e tutte gli “equipaggi di terra”, a
tutte le organizzazioni sociali, ai gruppi spontanei,
ai comitati, agli attivisti e alle attiviste che
sentono la necessità di convergere per darsi forza a
vicenda, e per tenere aperto e rendere permanente
quello spazio accogliente, radicale, unitario e
popolare che ha prodotto, nei giorni della Flotilla,
una gigantesca eccedenza di partecipazione di popolo.
L’invito
dei firmatari, rivolto a tutti e tutte coloro che
sentono forte “il desiderio di movimento contro i Re e
le loro Guerre”, è a partecipare all’assemblea di
Roma sabato 15 novembre, per verificare
anche la possibilità - alla fine di
questo autunno caldissimo pieno di mobilitazioni,
scioperi, blocchi, lotte che tutti e tutte stanno
attraversando e ancora attraverseremo nelle prossime
settimane - di promuovere una grande
manifestazione comune.
———
L’assemblea
si svolgerà in contemporanea con il grande Unsilence Forum
euro-mediterraneo a Barcellona, che vede
Stop Rearm Europe fra i promotori.
Ci
sarà un collegamento fra l’assemblea di Roma e il
Forum di Barcellona, che riunirà centinaia di
attivisti e attiviste di organizzazioni provenienti
dalla Palestina, dal Maghreb, dal Mashrek e da tanti
paesi europei.
Il
Forum ha l’obiettivo di costruire una convergenza
euro-mediterranea contro guerra, riarmo, genocidio e
autoritarismo, e lancerà una campagna comune per la
Palestina da realizzarsi nei prossimi mesi.
———
Anche
per prepararsi a questi appuntamenti, vi invitiamo
anche a partecipare all’incontro
online sulle politiche di riarmo europee organizzato
da Stop Rearm Europe che si terrà lunedì 3 novembre
alle ore 19:00.
Sarà
una occasione di formazione per comprendere attraverso
quali provvedimenti e scelte di bilancio l’Europa
intende realizzare il gigantesco e terrificante piano
di riarmo annunciato, che prevede nei prossimi dieci
anni un investimento di 6.800 miliardi di euro. Per
contrastarli e organizzare lotte e vertenze, abbiamo
bisogno di conoscere e di sapere, e lo faremo con
l’aiuto delle reti internazionali che lavorano su
questi temi.
———
Al
lavoro, alla lotta, alla flotta. Ci vediamo a
Barcellona e, speriamo in tantissimi e tantissime, a
Roma.
il
comitato organizzatore di Stop Rearm Europe
APPELLO:
Il desiderio di movimento contro i Re e le loro
Guerre
In
Italia, per la prima volta dopo anni, un movimento
ampio e popolare ha scosso la politica e le
istituzioni fino alle fondamenta, incrinando la
rassegnazione. Con la Flotilla si è sentita un’aria
nuova: un soffio potente, moltitudinario, capace di
attraversare confini e piazze. La Palestina ci ha
mostrato, più di ogni altra fase storica, di cosa sono
capaci il capitale, il patriarcato, la nazione, la
religione: macerie e devastazione.
TUTTE
LE GUERRE in corso stanno trasformando il capitale,
spingendolo verso la corsa agli armamenti, modificando
economie e destini, compreso quello dell’Europa. Oggi
infatti è questo il volto dell’Europa: armi e
controllo, mentre ogni visione ecologica e sociale
viene rimossa. Ma la guerra in Palestina è andata
oltre, mostrando non solo la lunga storia di
oppressione e ribellione, ma anche il presente e il
futuro possibile del pianeta. Se quella vista a Gaza è
la misura dell’annientamento che si può raggiungere su
questa Terra, a essa vogliamo contrapporre un
desiderio di vita diverso. Questo desiderio di vita ha
attraversato le maree degli ultimi anni, da quelle
climatiche a quelle trans- femministe, e tutto
possiamo dire fuorché sia sopito dopo le straordinarie
piazze di settembre e ottobre.
LE
COMPLICITÀ del governo italiano — e di tanti altri —
con il sistema che sostiene il genocidio e il
colonialismo d’insediamento ci mostrano chiaramente
contro cosa e chi lottare, e che non siamo soli. Hanno
dichiarato una tregua, ma se i governi restano gli
stessi, chi può credere alla durata delle tregue e
delle paci? E soprattutto chi può credere a una “pace”
armata durante la quale si continua ad utilizzare la
fame come arma di morte, durante la quale apartheid,
violenza coloniale e normalizzazione del genocidio si
rafforzano unitamente a chi ha reso possibile tutto
questo?
LA
DOMANDA non riguarda solo la Palestina ma anche noi
che abbiamo — per quanto ancora? — il privilegio di
lottare. Le cronache di questi giorni ci mostrano come
il governo Meloni vuole imporre la sua finanziaria di
guerra: sfratti eseguiti con violenza brutale, polizia
a garantire l’agibilità politica dei neofascisti fuori
le scuole, università
messe
sotto controllo governativo, mentre la precarietà e la
compressione salariale acuiscono la ricattabilità.
Nella pausa delle mobilitazioni di questi giorni
abbiamo visto il colpo di coda di forme di squadrismo
e della stretta repressiva, di cui il dl Sicurezza è
l’espressione massima.
ECCO
LA SVOLTA autoritaria e la democrazia di guerra già
all’opera. La domanda che ci deve assillare allora è:
come si fa a fare come la Flotilla ogni giorno? Come
facciamo a mettere in pratica la speranza, a incarnare
una possibilità? A diventare un attore collettivo in
grado di cambiare le cose? Come costruiamo dunque
mobilitazioni grandi ed efficaci, ora che lo sciopero
– convergente – è tornato a essere uno degli strumenti
più importanti nelle nostre mani? Senza alcun
determinismo pensiamo che per tutti gli scioperi
dell’autunno, e oltre, il tema sia la generalizzazione
che parte dalle città, dai territori, dalle tante
contraddizioni e dalle tensioni sociali internazionali
e del paese.
ABBIAMO
SCRITTO questa lettera per aprire uno spazio di
possibilità. Per questo proponiamo di incontrarci in
assemblea a Roma il 15 novembre. Se dall’assemblea
nascerà davvero un rilancio in avanti, non saremo più
solo queste e questi, ma molte e molti di più — con un
metodo organizzativo tutto da inventare, ma con la
convergenza e l’ambizione di dare forma a grandi
progetti comuni. Proprio perché la crisi è sistemica,
noi non siamo per un nuovo governo, siamo per un mondo
nuovo. Al contempo è innegabile il ruolo del governo
Meloni nel costituire una triangolazione nera con
Trump e Netanyahu, pronta ad annichilire ogni
movimento sociale.
CONDIVIDIAMO
una prima idea da discutere insieme: stare all’interno
di una processualità già in corso, che incrocia le
piazze climatiche, transfemministe e degli scioperi
per arrivare a opporci a una legge di bilancio fondata
sulla guerra, il militarismo e lo sfruttamento. Il
governo Meloni siede allo stesso tavolo dei nuovi
autonominati “Re” perciò, per tutte le ragioni
esposte, tutte e tutti noi abbiamo il diritto di
affermare che il “re è nudo” e vogliamo avere il
nostro No Kings Day: non si tratta di mutuare
esattamente le caratteristiche del movimento
statunitense, né di regalare alla figura di Meloni una
centralità personale che del resto non le
riconosciamo. Si tratta di continuare ad affiancare al
generale il generalizzato, all’internazionale il “qui
e ora” e di dare alla lotta tappe convergenti e
generalizzanti. Di costruire insieme la risposta alla
svolta autoritaria italiana, all’economia di guerra e
allo sfruttamento per aprire un orizzonte nuovo.
PER
QUESTO ci diamo come arco temporale le prime due
settimane di dicembre per una giornata che possa
segnare la storia d’Italia e d’Europa, per un
continente di pace, ecologico e non più complice del
sistema di morte.
*Primi
firmatari: Giorgina Levi (Global Movement to Gaza),
Maria Elena Delia (Global Movement to Gaza), Dario
Salvetti (Collettivo di Fabbrica Ex Gkn), Raffaella
Bolini
(Arci
Nazionale), Christopher Ceresi (Municipi Sociali
Bologna), Francesca Caigo (Centri Sociali del Nord
Est), Valentina D’Amore (Csa Astra/ Brancaleone),
Marino Bisso (Rete No Bavaglio), Elena Mazzoni (Rete
dei Numeri Pari), Demetrio Marra (Csa Lambretta, Anita
Giudice (Laboratorio Sociale Alessandria), Marco
Bersani (Attac Italia), Francesco Paone (Spazi sociali
Reggio Emilia), Nicola Scotto (Laboratorio Insurgencia
– Napoli), Roberto Musacchio (Transform Italia),
Flavia Roma (Esc Atelier Autogestito), Angela Bitetti
(Casale Garibaldi), Thomas Müntzer (Communia), Alberto
Campailla (Nonna Roma)