E’ nato un movimento di massa: facciamolo respirare e prendiamocene cura
Marco Bersani
Ci sono momenti nella storia di ogni Paese in cui pensieri ed emozioni attraversano le persone in maniera carsica finché non si produce un fatto che li fa emergere improvvisamente, rendendo pubbliche e politiche l’indignazione e la riflessione, la rabbia e la speranza, e producendo un immediato riconoscimento collettivo.
Questo avviene attraverso momenti preparatori, come le manifestazioni nazionali contro il Dl Sicurezza che hanno attraversato lo scorso inverno e la grande manifestazione nazionale del 21 giugno scorso contro guerra, riarmo, genocidio e autoritarismo, che ha visto oltre centomila persone in piazza.
Ma si concretizza attraverso una frattura che, mettendo in campo i corpi delle persone, apre una faglia dentro la narrazione dominante e rende esplicita la necessità di agire in prima persona, tutte e tutti insieme, per cambiare la storia.
E’ stato questo il pregio della Global Sumud Flotilla, che ha sostanzialmente espresso e praticato un concetto molto chiaro: se i governi non agiscono, dobbiamo farlo noi in prima persona, perché è l’unica possibilità di restare umani e di intravedere un futuro diverso.
Proponendo un immediato rimbalzo nell’equipaggio di terra, che ha subito dichiarato un concetto speculare: se le grandi organizzazioni politiche e sociali non agiscono, saremo noi con i nostri corpi a bloccare tutto, ovunque ci troviamo e con ogni mezzo necessario.
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