Trump: c’è del metodo nella follia
Marco Bersani
Molte persone pensano che le esternazioni del presidente Usa, Donald Trump, siano unicamente dettate da caratteristiche personologiche analizzabili con i tratti della psicopatologia. Per costoro si tratta di sperare che l’uomo solo al comando faccia meno danni possibili e che nel frattempo cambino i risultati elettorali, prima nell’appuntamento di mid-term del prossimo novembre e poi nelle elezioni presidenziali del 2028. Sperando che, tolto il dente, passi il dolore.
Purtroppo non è questa la situazione. Perché se è vero che diversi tratti della figura di Trump possono essere ricondotti ad elementi di profondo disturbo della personalità e delle relazioni, c’è del metodo nella follia del presidente Usa, ed è bene averne la maggiore consapevolezza possibile.
Siamo infatti dentro un’epoca che, sempre se l’umanità riuscirà ad attraversare la crisi ecologica e climatica in cui è immersa, sarà studiata nei futuri libri di storia come il “declino dell’impero americano”.
E’ lo stesso Trump a riconoscerlo, nel momento in cui chiama il proprio movimento “Make America Great Again”: se l’America va fatta tornare grande, è perché non lo è più.
Se analizziamo la situazione economico-finanziaria degli Usa, comprendiamo meglio la questione.
Gli Stati Uniti sono seduti su una montagna di debiti, che nel 2025 ha superato i 38mila miliardi di dollari, una cifra che cresce di sei miliardi di dollari al giorno, di 250 milioni di dollari ogni ora, di 70mila dollari al secondo.
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