Contro i re e le loro guerre, per il futuro
Marco Bersani
Da qualunque parte si osservi il mondo, siamo di fronte alla fine dell’illusione del capitalismo per tutti e della favola liberista del mercato come garanzia di benessere.
Il migliore dei mondi possibili è di fatto imploso dentro le contraddizioni da esso stesso create: una disuguaglianza sociale mai così ampia nella storia dell’umanità; una crisi ecologica che mette a repentaglio persino la sopravvivenza della specie umana sulla terra; una democrazia, resa orpello formale dei grandi interessi finanziari, che non solo viene espropriata, ma rischia addirittura di smettere di essere desiderabile per le fasce più svantaggiate della popolazione.
Nasce da qui la scelta sistemica della dimensione della guerra e della militarizzazione. La guerra per ridisegnare i rapporti di forza geopolitici a fronte della crisi della globalizzazione liberista e per l’accaparramento coloniale delle risorse primarie, per la prima volta rivendicato come tale, senza più bisogno di giustificazioni ideologiche (“esportazione della democrazia”, “lotta al terrorismo”, “lotta al narcotraffico” e via inventando). La militarizzazione per disciplinare società ribollenti di rabbia, o intrise di disincantata rassegnazione.
Rinascono da questa melma i nazionalismi e i fascismi contemporanei, come ennesimo tentativo di compattamento identitario e di costruzione del nemico esterno e interno, con un unico scopo: nascondere la realtà di una minoranza di ricchi che è causa di tutte le crisi in atto.
Come segnala l’ultimo rapporto di Oxfam sulla disuguaglianza sociale, i numeri sono spietati: i dodici miliardari più ricchi del mondo possiedono una ricchezza superiore a quella posseduta dalla metà più povera della popolazione mondiale, ovvero quattro miliardi di persone. Per restare all’Italia, il 91% dell’incremento di ricchezza prodotto negli ultimi 15 anni è andato al 5% dei nuclei familiari più ricchi, mentre la metà più povera delle famiglie italiane ha incamerato complessivamente il 2,7%.
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